Il fallimento della sinistra e il ruolo della destra liberale
La data del 06/09/2026, come era stato previsto anche da analisti in questo quotidiano online, sarebbe stata ricordata.
Era uno spartiacque tra quello che ormai da anni bolle in pentola e quello che oggi è e domani potrebbe essere.
La domanda regina di questa breve analisi è perché in Europa si diffondano di nuovo partiti di spirito neonazista e/o fascista.
La motivazione si fa ancora più seria se tali movimenti sono localizzati in un’area geografica ben precisa con una storia già preesistente.
La Germania come la Francia, l’Austria, l’Italia, la Polonia, l’Ungheria hanno una evidente recrudescenza di tali movimenti.
Ovviamente, hanno storie diverse e diverse genesi anche perché i popoli citati sono popoli che provengono da esperienze politiche e di governo diversissime tra loro.
Analizziamo per praticità un dato: in Occidente i partiti di estrema destra nazi-fascisti attingono i loro consensi tra coloro che sono più poveri, emarginati, che vedono il migrante come un nemico e che non arrivano alla fine del mese.
Un dato fondamentale è che, dicendola come la presenta Marx, la destra attinge dal proletariato spolpato ed emarginato da un Occidente che ha preferito la finanza e la borsa al progresso della collettività e delle popolazioni.
Se come è vero – ed è reale – il bacino di voti di date formazioni è quello della classe meno abbiente e con scarsa cultura, si deve riconoscere il pieno e profondo fallimento delle politiche della sinistra.
La sinistra non ha più intercettato queste classi e non ha più intercettato i bisogni di queste classi e ha preferito affiancarsi ai poteri finanziari e bancari pensando che portano ricchezza diffusa, mentre al contrario hanno portato ricchezza a pochi e certo una profonda frattura fra le classi sociali.
Ma se questo quadro è angosciante lo è molto di più il fenomeno dell’impoverimento della classe media, l’impoverimento della classe “borghese” (come si diceva una volta) sia sotto il profilo sociale, sia sotto il profilo intellettuale, sia sotto il profilo culturale.
La classe media si è impoverita in modo progressivo perché annientata dalle tasse dirette ed indirette e perché la ricchezza diffusa ha generato meno richiesta.
In questo quadro di scoramento socioculturale le formazioni che propongono pochi concetti, ma chiari hanno la forza della convinzione.
Hanno la forza della disperazione e della “delega” al personaggio “forte” che risolve tutto: butta fuori gli stranieri, mette in sicurezza le città, riduce le tasse, crea quella ricchezza degli scambi.
Una “delega della disperazione”, ma è una “delega in bianco” e questo è molto pericoloso.
La forza della politica è quella del confronto e del dibattito, ma le forze nascenti si pongono come calme realtà con le idee chiare (magari inattuabili, ma chiare) dall’altra parte si assiste ad una balletto del futuribile e del “non si sa che pesci prendere”.
In questo contesto di estrema confusione di idee e di analisi la destra liberale può avere un ruolo cruciale mettendo, di nuovo, al centro l’individuo e lo Stato; riportando l’individuo a essere considerato e protetto, riportando il rispetto delle regole e dei diritti, riportando la legalità dove il neo-nazismo potrebbe illegalità e sopraffazione.
Bisogna, però, fare presente e smarcarsi dai “capi banda” e creare fiducia.
I temi cruciali si conoscono tutti.
L’opposizione, e qui parlo dell’Italia, dovrebbe essere meno miope e meno populista e riconoscere che senza una soluzione condivisa come il problema/tema delle migrazioni clandestine non si va da nessuna parte.
Il rischio reale è che la Sassonia – che ha espresso il voto in un contesto democratico che va rispettato e come tale – sia solo l’inizio di un’Europa che potrebbe deviare dai principi di democrazia e libertà come li conosciamo oggi, infilandosi in cunicolo cieco e senza uscita del totalitarismo.





