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Dalli al massone, comodo capro espiatorio

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massone, comodo capro espiatorio

Quando anche la pubblica amministrazione avversa nei fatti la libertà di associazione

Come al solito continua la caccia al massone.

Una caccia che continua da sempre, adottando strumenti nuovi, ‘politicamente corretti’, magari con forme nuove rispetto a quelli adottati dalle squadracce fasciste, le quali assalivano e devastavano le sedi massoniche aggredendo, in taluni, casi gli aderenti.

Fermo restando il rispetto delle sentenze, resta difficile non riflettere su quanto accaduto i giorni scorsi, allorché la Cassazione, sezione lavoro, con l’ordinanza n. 24875 del 31/08/2026, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la quale, a suo tempo, ha ritenuto illegale la non comunicazione di un proprio dipendente riguardo alla sua adesione a una loggia massonica.

Ordinanza con la quale è stata ritenuta erronea la sentenza della competente Corte d’appello, che, a sua volta, ha annullato, in toto, il giudizio in primo grado, nel quale è stato ridotto il tutto a una multa pari a tre ore di retribuzione, dopo che l’Agenzia delle Entrate aveva sospeso il dipendente per 30 giorni.

Ma in forza a quale norma si può rilevare questa violazione?

Secondo l’Agenzia delle Entrate e dalla Cassazione poi, perché il dipendente fatto oggetto della sanzione ha violato l’articolo 5, comma 1, del DPR n. 62 del 16.4.2013, il quale statuisce riguardo alla partecipazione ad associazioni e organizzazioni, che: “Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell’ufficio di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell’attività dell’ufficio. Il presente comma non si applica all’adesione a partiti politici o a sindacati”.

Pertanto, con una sentenza del genere si stabilisce, de facto, che un’organizzazione massonica ha fra i suoi interessi quello di interferire con lo svolgimento dell’attività di un ufficio nel quale opera un dipendente iniziato in un ordine massonico.

Ciò nonostante che le Costituzioni della maggiore più rappresentativa organizzazione massonica, il Grande Oriente d’Italia, peraltro disponibili sul sito Internet, ricordano che un massone deve essere un cittadino esemplare, tant’è che deve esibire anche i certificati del casellario giudiziario per essere ammesso, e che i rituali prevedono che in ogni tempio sia  esposta la bandiera italiana.

A riprova di quanto accennato basta leggere quanto contenuto nelle Costituzioni stesse e nei Regolamenti. Nello specifico, quanto statuiscono gli Antichi Doveri, ove si dispone nel punto II che “un Muratore è un pacifico suddito dei Poteri Civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve essere mai coinvolto in complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione”.

Come pure, stando ai principi fondamentali, riguardanti i riconoscimenti, il punto VIII dispone che “Non possono essere accettati come membri coloro che aderiscono ad associazioni politiche o di altro tipo, che abbiano quale scopo la sovversione della pace e dell’ordine liberamente e democraticamente costituito della Società, o la distruzione della stessa Massoneria. Ogni membro deve prestare la dovuta obbedienza alla Legge dello Stato nel quale risiede o che gli offre protezione”.

Il tutto ribadito in uno dei punti che definiscono l’identità del grande Oriente d’Italia, segnatamente il punto VIII, nel quale si ribadisce che “Il Massone è tenuto a rispettare scrupolosamente la Carta Costituzionale dello Stato nel quale risiede o che lo ospita e le leggi che ad essasi ispirino”.

Concetti ribaditi ulteriormente dall’art. 9 delle Costituzioni che stabilisce tra l’altro, che “I Liberi Muratori devono osservare gli Antichi Doveri ed essere fedeli alla tradizione dell’Ordine Massonico Universale, sempre comportandosi da buoni e leali cittadini, rispettosi della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana e delle leggi che alla stessa si conformino”.

Tutto ciò ciò premesso, appare difficile pertanto sostenere che fra gli scopi di un’organizzazione massonica, quale il Grande Oriente d’Italia, possa esserci quello di interferire riguardo lo svolgimento dell’attività di qualsivoglia ufficio pubblico.

Quindi, per quale motivo un massone dovrebbe dichiarare l’appartenenza a un Ordine che richiede anche la più scrupolosa osservanza delle leggi e che lo stesso, ovviamente, verrebbe addirittura escluso qualora non si attenga a tale dettati?

Ma, al di là della sentenza, per la quale si ribadisce il pieno rispetto, in ogni caso come non ricordare un vecchio vizio, che ha accomunato i vari despoti, compreso Mussolini, che hanno perseguitato ferocemente la Massoneria, come, peraltro, Hitler, Lenin, Stalin e via tiranneggiando, il che che avviene anche oggi nei Paesi totalitari, a cominciare dall’Iran.

Sempre a prescindere dalla sentenza, solo nel nostro Paese, rispetto a quanto accade in tutti i Paesi democratici, essere massone viene considerato nei fatti e nella vulgata popolare un qualcosa di deprecabile, dimenticando, o facendo finta di dimenticare, il contributo dato anche dalla Massoneria, ovvero dai suoi appartenenti, alla nascita dello Stato risorgimentale e alla crescita della democrazia, grazie all’attività individuale dei massoni stessi, fra i quali basterebbe ricordare Meuccio Ruini, presidente dell’Assemblea costituente, che ha prodotto la Costituzione, definita la più bella del mondo, ispirata a quella di Alceste De Ambris.

La realtà fattuale mostra, invece, che tutti i pretesi reati solitamente attribuiti del tutto arbitrariamente alla Massoneria, ovvero a suoi aderenti, in particolare riguardo alla gestione della cosa pubblica, come quotidianamente emerge dalla cronaca, sono perpetrati molto spesso da soggetti appartenenti alla partitocrazia e non certo da soggetti che, in realtà, sono membri di un ordine iniziatico, quale appunto è la Massoneria.

Ma si sa, basta che il ladro inseguito dal danneggiato si fermi e cominci a gridare a sua volta “al ladro”, che magari la folla si metta a bastonare il malcapitato derubato.

A questo punto, come non pensare che alla partitocrazia, come pure a qualche voce a essa funzionale, non faccia piacere che i cittadini siano persone libere, le quali hanno il diritto dovere di giudicare chi amministra la cosa pubblica?

Evidentemente, a costoro interessa un popolo bue (senza offesa per il povero bue), che accetta le indegne scelte che sovente il sistema politico (si fa per dire) adotta.

Allora, cosa c’è di meglio di diffamare coloro che, fra i proprio obiettivi, hanno la ricerca dell’elevazione dell’essere umano, sia dal punto di vista civile che animico spirituale?

Tertium non datur.

Autore

  • Redazione

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