
di Sergio Restelli
Mai come ora gli straordinari pensatori cinquecenteschi, che avevano affrontato le crisi dell’epoca, potrebbero insegnarci a non arrenderci, a sfidare il caos creando nuovi modelli di vita, sgombrando il campo dalle interpretazioni secondo cui Umanesimo e Rinascimento furono periodi tranquilli e contemplativi, distinguere tra ciò che quel periodo è stato realmente e la narrazione che ne è seguita: quella di un mondo ideale, in equilibrio, chiuso in un’Arcadia. Responsabilità soprattutto dell’Illuminismo, e degli storici dell’Ottocento.
Io per fortuna ho una concezione molto diversa, oltre che articolata. Mi hanno sempre entusiasmato indagando italiane e italiani personalità come Lucrezia Borgia, Caterina de Medici e Isabella d’Este, esempi di donne straordinarie che hanno lasciato un’impronta duratura sulla politica, arte e scienza del loro tempo. Le loro azioni e influenze hanno contribuito a plasmare il corso della storia e ad arricchire il patrimonio culturale dell’epoca rinascimentale.
Marsilio Ficino o Pico della Mirandola. Pico, in particolare, “è l’uomo a scegliere ciò che vuole essere”. Leon Battista Alberti, Guicciardini, Machiavelli, Campanella e Bruno sono tutti pensatori della crisi. Hanno la consapevolezza di vivere in un tempo dominato dal disordine e dal caos. Non a caso insistevano su concetti come variazione e mutazione. Sentivano l’inquietudine dell’epoca.
Una consapevolezza che esplode dopo il 1494, l’anno terribile della discesa di Carlo VIII, in cui di fatto l’Italia esce dalla scena della grande storia diventando solo terra di conquista. Un prima Pico e Ficino e un dopo: Machiavelli e Guicciardini, dalle cui politiche conseguono profonde trasformazioni sociali e culturali. Pensavano al cambiamento del modo di fare la guerra quando create nuove armi, cannoni più piccoli e leggeri, che permetterono agli invasori di entrare dentro le città e saccheggiarle. O alla rivoluzione della stampa, con l’invenzione dei caratteri mobili: un processo che avrebbe allargato la circolazione del sapere. E poi, naturalmente, alla scoperta della nostra America.
Eventi che rivisitati,confermano come il Rinascimento non sia stato affatto il tempo dell’armonia, ma come lo illustra il travaglio del Caravaggio, con un realismo che si accompagna a un’immensa fioritura filosofica e artistica.
Il clima di incertezza fornisce agli intellettuali uno sguardo disincantato sul mondo, stimolando intelligenza e immaginazione. Non si fanno illusioni, la loro è un’analisi rigorosa dei rapporti di forza. Sapevano tutti benissimo che la realtà, anzi la vita per dirla come loro è dominata dal caos. Ma reagirono, tentando di dominare con la forza delle idee e con la creatività il disordine, il mutevole: per dirla con una delle parole ricorrenti di Machiavelli e Guicciardini, “dell’inopinato”. Sfidano la realtà, invece di subirla. Si chiedono sempre: di fronte alla crisi, cosa posso fare?
In primo luogo, si rivolsero alla memoria collettiva per analizzare e comprendere il comportamento umano, non pretendendo di trovarvi regole definitive, proprio a causa del continuo insorgere dell’inaspettato. Guicciardini faceva degli esempi: una battaglia che sembrava già vinta da una delle parti, per l’arrivo di un temporale avrebbe cambiato tutto.
Sapevano che il divenire è irriducibilmente imprevedibile, e non si lascia chiudere all’interno di uno schema. Il bello è che questo non li aveva fermati,proprio ciò che dovremmo imparare noi, che viviamo in tempi di crisi e di incertezza altrettanto profonde. La loro grandezza sta nel non chiudersi mai nell’esistente. Anzi, criticandolo rilanciavano sempre inventando qualcosa di nuovo: Machiavelli con il mito del Principe, Michelangelo con la Sistina, Campanella con la Città del Sole, e così via. Erano visionari.
Non si arrendevano in nessuna circostanza. Proiettando la loro immaginazione nella costruzione di nuovi modelli. La democrazia rappresentativa era andata in crisi, circostanza che poi avrebbe generato i populismi. Noi, invece di rilanciare abbiamo paura. Loro costruivano nuovi modelli politici, artistici, mentre noi abbiamo praticamente abolito l’idea stessa della Politica. Un cambio di passo sarebbe necessario.
Dobbiamo guardare al loro esempio, così come loro guardavano al mondo classico. Recuperando quella visione lucida che ci permetterebbe,di immaginare un’altra società, multiculturale e multireligiosa e di andare oltre l’idea di Occidente. La cultura aiuta, non bisogna richiudersi nelle proprie tende, in forme di specialismo o di sudditanza. Non possiamo arrenderci: una cultura rassegnata è un ossimoro. Come nel Rinascimento, dobbiamo trovare delle risposte,delle faticose sofferte risposte!





