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PARLIAMO DI “RISVEGLIO”

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di Angelo Ciccarella

 
Chi indaga il lato nascosto delle cose e percorre una via realizzativa – me compreso – andrebbe sempre preso con le pinze. Seguendolo pedissequamente e con venerazione, rischiamo di pregiudicare il nostro senso critico divenendo idolatri. Anche “l’esoterismo” nelle sue migliori espressioni, è pur sempre una ‘costruzione’ che può avvicinarci alla Sapienza ma pure disorientarci. Perfino tra gli pseudo guru qualche briciola di verità si trova, ma non abbiamo poi così tanto tempo a disposizione per seguirli tutti. Le vie dell’occulto appartengono all’arte non alla scienza. I fenomeni non sono misurabili e ripetibili a piacere. Tranne eccezioni.
A cosa serve l’esoterico?
A suscitare le nostre potenze in esilio e aprire la coscienza a stati superiori altrimenti interdetti. Per questo è necessario il risveglio.
Risveglio è ricomporre un’antica armonia. Yoga zen ermetismo, sembrerebbero assicurare vie realizzative per raggiungere la metanoia. Senza però una guida seria, sono solo esotismi. Il più delle volte scegliamo il fai-da-te senza risultati apprezzabili, oppure entriamo in un gruppo dalle pretese di regolarità iniziatica per poi scoprire che non possedeva nessun arcano. Eppure tutti noi abbiamo un libretto, ricevuto per la Prima Comunione e dimenticato in qualche cassetto, che ha potenziali trasformativi eccezionali. È il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, fonte e alimento perenni.
Leggendo le interpretazioni del Vangelo secondo Rudolf Steiner, mi perdo nelle sue elucubrazioni antroposofiche la cui cosmogonia è presa di peso dalla dottrina della signora Blavatsky di cui faceva parte. Studiando il suo commento al Vangelo di Giovanni, si corre il serio rischio di allontanarci dai testi sacri. Come Biglino riscrive la Bibbia in versione space opera, così il buon Steiner usa i vangeli come corollari alla sua Scienza dello Spirito. In ambito cattolico, in questi anni ho letto cose inenarrabili, professorini della Gregoriana che riducono Cristo ad un agitatore sociale, parroci che sermoneggiano prendendo spunto da noti quotidiani che pretendono di dettare la linea, fino alle recenti affermazioni di Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica (“Una trama divina”, ed. Marsilio), un prete che forse si è smarrito.
Come comprendere i Vangeli? Studiando i Padri della Chiesa e quei pochi esegeti santi prima ancora che teologi. Poi seguo il mio metodo letterale ispirativo.
Una parabola evangelica che invoca la vigilanza – che intendo come “risveglio” – è quella delle dieci vergini (Mt 25, 1-12). Il suo senso generale è chiaro: si tratta di inculcare la necessità dell’atteggiamento di attesa davanti all’evento escatologico. C’è un elemento drammatico ed è quello del ritardo. L’arrivo del padrone non avviene anzitempo, bensì in ritardo; alle donne stolte si rimprovera di non aver previsto questa eventualità.
L’insegnamento? Ci si deve mantenere in intensa aspettazione prima della venuta del Padrone. Fuor di parabola. Gesù può arrivare presto o tardi, per questo la vigilanza non può essere trascurata. La Sua “venuta” consumerà la storia e distruggerà le onde delle correnti dissipative (samsara) e siccome sarà improvvisa, v’è l’esigenza di farsi trovare desti.
Con la morte di Cristo il vecchio mondo è morto; tutto ciò che lo riguarda è passato; la legge sinaitica è decaduta, le potenze secolari sono vinte; la resurrezione è cominciata. La parusia allora deve essere già vicina. Il tempo che passa tra la resurrezione di Cristo e la Sua venuta finale è lo spazio concesso all’avvicendarsi degli eoni, durante il quale il vecchio va svanendo mentre il nuovo si viene manifestando; tale stato intermedio, nella sua brevità incalza sulla decisione definitiva che i credenti devono prendere.
Occorre accelerare il risveglio.

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  • Redazione

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