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IL SISTEMA DELLA DEMOCRAZIA LIMITATA

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di Vito Schepisi

L’Italia è un Paese a democrazia condizionata.
Il principio del potere (cratos) del popolo (demos) vale quando conviene.
Vale quando serve per la retorica sui valori universali come l’antifascismo (non l’anti-totalitarismo perché sarebbe divisivo), la libertà, l’autonomia, l’indipendenza, la solidarietà, la condivisione, la partecipazione etc. etc.
Tutti, purtroppo, riferimenti generici e privi di concretezza, ma utili a trascorrere anni nelle piazze, sui media, in tv, nei consessi locali elettivi, nei Ministeri, nei Palazzi delle Istituzioni e nel Parlamento, ove la retorica spesso assume carattere di aulica e maestosa ipocrisia.
La democrazia condizionata, invece, si concretizza nella finzione di concedere al popolo il diritto d’esercitare le proprie scelte.
E ciò che il popolo pensa che non sia proprio buono, lo si esorcizza in nome del “politicamente corretto”.
C’è un sistema complesso e impenetrabile, di solito poco trasparente, che sembra esser fatto apposta perché, se le scelte degli individui vanno a sbattere contro gli interessi dei potenti, ovvero contro le barriere dei burocrati e contro i servizi dello Stato, il popolo conti quanto nel principio filosofico predominante del Marchese del Grillo: “io sono io e voi non siete un c….”.
In un Paese in cui c’è la democrazia limitata, tutto apparentemente sembra procedere in linea con i principi di base della democrazia: si vota, si conteggia, si assegnano i seggi.
Tutto poi non finisce qui!
Ciò che poi succede è perché, fuori dal Parlamento, i non eletti, ma esercitanti poteri, son tutti autonomi e stabiliscono cose rilevanti, ma senza la presenza (ingombrante?) del popolo.
Ha votato? Cosa pretende di più il popolo? … senza escludere, e lo si è sentito dire chiaramente, d’essere persino accusato d’aver sbagliato a votare.
Dopo il voto, se vince una parte che non è quella con le stimmate, tutto continua in un conflitto quotidiano, come se gli interessi dell’Italia non esistessero, e come se la lotta politica debba necessariamente essere portata avanti come in una guerra civile.
L’antagonismo esasperato, anche con l’uso della piazza e delle bande di criminali, non solo politici, va avanti in modo martellante, a volte pittoresco, ma anche canoro, poetico, intellettuale, senza escludere la cassa di risonanza mediatica.
Come se i mali del mondo debbano essere attribuiti a chi ha avuto l’ardire d’essere preferito dal popolo. Tutto, però, sarebbe anche nel conto, perché i cialtroni e gli intolleranti non mancano mai.
Diventa, però, pericoloso se si tocca il “Sistema”, perché questo non affatto astratto, articolato e impenetrabile organismo è come per i fili della corrente elettrica: se si toccano i fili si rischia di non poterli toccare mai più.
Bettino Craxi per un discorso schietto e sincero in Parlamento è stato lasciato solo ed è morto ad Hammamet: gli è stato proibito anche di potersi curare in Italia in stato di libertà.
La democrazia condizionata è un ottimo modo per far si che le apparenze siano salvaguardate (in Italia ci sono persino garanti per ogni cosa, a cui soprattutto si garantisce a spese dei contribuenti una barca di soldi), ma è un pessimo modo per cercare di cambiare il “Sistema”, perché sia reso trasparente, funzionale, condiviso e perfettamente adeguato ai reali principi della democrazia.
La democrazia limitata, in sostanza, è quel modo di garantire tutto meno che l’equità, la giustizia, la legittimità del popolo ed il pluralismo sostanziale.
Chi ha acquisito, per funzioni professionali o per nomina, alcuni poteri, finisce con l’esercitarli per perpetuare quel “Sistema” di cui è soggetto dominante in modo oligarchico.
Il diritto alla Democrazia così diventa una concessione transitoria che dura per tutto l’interminabile tempo dell’inedia e dello sviluppo della sua narrazione retorica.
Se la “cupola” si sentisse in pericolo, ovvero se non condividesse o se si sentisse minacciato dai cambiamenti, il diritto alla democrazia verrebbe meno.
Basta passare alla stampa un dossier di teoremi etici e giudiziari. Ci hanno provato anche di recente con il Ministro Crosetto.
La democrazia condizionata è anche quel “Sistema” che non gode di legittimità popolare.
Il “Sistema”, infatti, è anche quello che ha consentito al PD, che è la risultante delle due forze dominanti della maggioranza e dell’opposizione (la DC ed il PCI) sin dal dopoguerra, di perpetuare l’indirizzo politico sostanziale del Paese in modo divisivo, quasi manicheo.
Per anni sono stati posti tutti i “cattivi” da una parte ed i buoni dall’altra, spesso cooptando, a seconda dell’uso e della necessità, “nuovi buoni” da schierare contro i nuovi “nemici” politici, assimilati ai cattivi.
Il doppio carpiato, con salto mortale finale, s’è visto nella passata legislatura in cui i buoni sono stati cooptati dai vecchi cattivi che poi, per essere diventati anche loro nemici dei cattivi di sempre, sono prima diventati un po’ buoni, ma solo in prospettiva d’un campo largo insieme, ed ora addirittura buonissimi, con la segretaria del PD che rinnega le recenti politiche del suo partito per appiattirsi sui contenuti politici degli ex cattivi, ora diventati stranamente buoni.

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