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Attentato al Pride. Per Elly più educazione sessuoaffettiva a scuola

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educazione sessuoaffettiva

La miopia politica che sposta l’irresponsabilità

Per capire come ragiona Elly Schlein e per rendersi conto di quanto sembri totalmente incapace di affrontare un qualunque discorso analizzando la realtà senza piegarla all’ideologia e al proprio tornaconto elettorale, basta analizzare le dichiarazioni che ha rilasciato dopo l’attentato di Berlino.

Schlein, nel video che si può reperire sul suo profilo, parla di generico terrorismo. Generico, senza autore, senza movente, senza ideologia. Non una parola sull’identità dell’attentatore, sulla matrice islamista, sul fatto che l’obiettivo fosse un Pride. Niente.

Solo terrorismo, astratto, slegato da qualsiasi contesto. Ma, soprattutto, e qui sta il cuore della questione, partendo da quell’episodio – che è tedesco, e va ricordato che, in Germania, il sistema di istruzione non è quello italiano – la numero due del Campo Largo parla di come questo evento metterebbe in evidenza la necessità di introdurre nelle scuole l’educazione sessuoaffettiva.

Un attentato jihadista contro il Pride, e la risposta è: più ore di educazione sessuoaffettiva a scuola.

Come se il problema fosse la mancanza di informazione sul sesso e non l’odio teologicamente fondato verso gli omosessuali e il ragazzo che ha lanciato l’auto contro la folla lo avesse fatto perché non aveva avuto abbastanza lezioni sull’affettività.

E questo mostra veramente la misura dell’incapacità di capire e il desiderio, sempre presente, di continuare a usare la scuola come un feudo. Perché il PD sa di controllare la scuola, o almeno di avere un’influenza enorme sul suo apparato, e, introducendo nuove ore, nuovi insegnamenti, nuove materie, guadagna ancora un pezzetto di narrazione, ancora un pezzo di territorio culturale da colonizzare.

Ma così facendo, tradisce la sua totale incomprensione del fenomeno che ha davanti. Perché non ha capito, e non vuole capire, cosa è il jihadismo.

Non ha capito che il jihadismo non è il frutto di una mancata educazione sessuale, ma è il prodotto di un’ideologia totalitaria, che ha i suoi luoghi di diffusione, i suoi santuari, le sue fabbriche di odio.

E quei luoghi non sono le scuole italiane, che già fanno quello che possono. Quei luoghi sono le moschee, spesso illegali, spesso finanziate dal regime iraniano e da altre potenze che usano la religione come arma di conquista, spesso legate a salafiti e Fratellanza Musulmana, che radicalizzano i giovani, li sottraggono alla società, li trasformano in soldati di un califfato immaginario.

E allora, la domanda che Schlein dovrebbe porsi, ma che evidentemente non si pone, è questa: vuole introdurre le ore di educazione sessuoaffettiva nelle madrase improvvisate delle moschee europee?

Vuole mandare i suoi insegnanti nei sotterranei dove si predica l’odio, si insegna che l’omosessuale va rimosso, si dice che la donna è proprietà dell’uomo?

No, perché non può e non può perché quelle moschee, quei centri culturali, quelle realtà parallele, sono fuori dal nostro controllo. E, allora, ne fa una battaglia per inserire un’altra ora, un’altra materia.

Ma non si rende conto che il problema non è lì. Il problema è nei luoghi in cui si radicalizzano i giovani che poi vanno a fare strage. E la scuola pubblica, con tutto il rispetto, con quelle moschee non può competere, se non viene affiancata da una politica seria di controllo, di trasparenza, di contrasto.

Davvero Schlein non riesce mai a non mettere in evidenza il suo totale scollamento dalla realtà?

Davvero non si rende conto che la sua brama di voto e di potere la porta a dire cose che non stanno né in cielo né in terra?

Perché il problema del jihadismo non si risolve con un’ora di educazione sessuale. Si risolve con la polizia, con i servizi segreti, con il controllo dei finanziamenti esteri, con la chiusura delle moschee illegali, con l’espulsione degli imam radicali, con la difesa dei valori costituzionali.

Ma tutto questo richiederebbe di guardare in faccia la realtà, di chiamare le cose con il loro nome, di ammettere che esiste un nemico. E Schlein, invece, preferisce guardare altrove, parlare di altro e sperare che il problema si risolva da solo o che, almeno, non le faccia perdere voti.

È una miopia politica che ha spostato l’irresponsabilità. E mentre lei parla di educazione sessuoaffettiva, forse, qualcuno in periferia sta pianificando la prossima corsa folle di un’auto, dopo esser stato attivo in una moschea finanziata da chissà quale regime, e nessuno, nella sinistra, sembra volersene accorgere.

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