Count Binface, il personaggio creato dal comico Jon Harvey, è ormai il candidato elettorale satirico più riconoscibile della Gran Bretagna
In Inghilterra, alle elezioni suppletive del 13 agosto per eleggere il deputato di Clacton, Nigel Farage dovrà affrontare altri 33 candidati.
In totale saranno 34: un record assoluto per un’elezione parlamentare britannica.
Fra loro c’è un uomo che non mostra mai il volto perché porta sulla testa un enorme bidone argentato.
Si fa chiamare Count Binface, “Conte Faccia-di-Bidone”, e sostiene di essere un guerriero intergalattico di 5.900 anni proveniente dal pianeta Sigma IX.
Ma sotto quel bidone non si nasconde affatto uno sciocco.
C’è Jon Harvey, autore, produttore e comico britannico che ha lavorato per programmi importanti come The Thick of It, Have I Got News for You e Last Week Tonight with John Oliver.
Un uomo intelligente, dunque, che conosce perfettamente la politica, la televisione e soprattutto i meccanismi dell’attenzione.
Non è neppure la sua prima candidatura.
Ha già sfidato Theresa May, Boris Johnson e Rishi Sunak, si è presentato alle elezioni per il sindaco di Londra ottenendo quasi 25.000 voti e oggi affronta Farage in un’elezione assolutamente vera.
Il suo programma promette di costruire almeno una casa a prezzo accessibile, ridurre le tasse degli abitanti di Clacton aumentando quelle di tutti gli altri, riportare il prezzo del gelato “99 Flake” a 99 pence, nazionalizzare la cantante Adele e vietare l’uso del vivavoce nei luoghi pubblici.
Si tratta certamente della lunga tradizione britannica della satira politica.
Il potente, durante lo spoglio, è costretto a stare sullo stesso palco con un uomo travestito da bidone, un pesce impanato o un mattone volante.
È un modo per ricordargli che, davanti al voto, non è il padrone della scena.
Ma qui c’è qualcosa che va molto oltre la satira inglese.
Count Binface rappresenta perfettamente il mondo alla rovescia nel quale siamo entrati:
• ciò che non è istituzionale diventa più importante delle istituzioni;
• ciò che è assurdo appare più interessante di ciò che è serio;
• la provocazione vale più della competenza e una fesseria ben confezionata viaggia molto più velocemente di una verità documentata.
Non significa che dietro queste trovate ci siano necessariamente degli stupidi.
Molto spesso è vero il contrario: sono persone eclettiche e intelligenti che hanno capito prima degli altri il nuovo meccanismo.
Hanno compreso che, per emergere in mezzo a milioni di parole, non bisogna necessariamente dire qualcosa di vero, utile o importante.
Bisogna soprattutto essere strani, estremi, riconoscibili e possibilmente assurdi.
Lo stesso meccanismo domina YouTube, TikTok e una parte crescente dell’informazione.
Chiunque può svegliarsi una mattina, accendere una telecamera e raccontare la propria favola sul mondo: teorie inventate, complotti, false verità, soluzioni miracolose, versioni della storia mai esistite.
Più la fesseria è enorme, più suscita curiosità; più è provocatoria, più viene condivisa; più è assurda, più l’algoritmo la premia.
E migliaia di persone finiscono per ascoltarla non perché sia vera, ma perché è riuscita ad attirare la loro attenzione.
La fesseria non è più soltanto tollerata: è diventata un prodotto.
Viene costruita, recitata, filmata, monetizzata e trasformata in identità.
Una volta lo stravagante rimaneva ai margini; oggi può conquistare milioni di visualizzazioni, raccogliere denaro, influenzare il dibattito pubblico e perfino comparire su una vera scheda elettorale.
Il problema, quindi, non è il diritto di Count Binface a candidarsi.
La sua candidatura è legale e la satira politica è una forma legittima di libertà.
Il problema è il mondo che abbiamo costruito intorno a lui: un mondo nel quale per farsi ascoltare bisogna quasi smettere di essere normali e nel quale la realtà, con la sua complessità, perde continuamente la gara contro una rappresentazione più semplice, più rumorosa e più grottesca.
Forse Jon Harvey, sotto quel bidone, sta dicendo proprio questo:
la politica è diventata talmente teatrale, contraddittoria e surreale che, a volte, il candidato apparentemente più assurdo è anche quello che ne mostra con maggiore chiarezza il funzionamento.
Ma attenzione: quando tutto diventa spettacolo, quando ogni fesseria acquista la stessa dignità di un fatto e quando la stranezza diventa il principale criterio di visibilità, non è più soltanto la satira a prendersi gioco della politica. È la realtà stessa che comincia ad assomigliare alla fesseria.





