
Una grande nazione che si riduce ad una farsa è davvero il prodotto di una follia che sta attraversando l’universo democratico che, non solo all’interno degli Usa, pare aver perso la testa.
Testa, peraltro, da troppo tempo portata all’ammasso dei finanzieri paranoici che volevano comandare il mondo e che assistono, oggi, al tramonto delle loro manicomiali idee e alla fine ingloriosa dei loro progetti.
Un Paese che ha la presunzione di voler esportare democrazia e libertà nel mondo e che si riduce ad avere un presidente in carica accusato di traffici con Russia, Cina, Ucraina, Kazakistan, per fare soldi con il proprio figlio e con la famiglia e che, al contempo, perseguita per una serie infinita di reati il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, è un Paese che ha perso ogni credibilità, essendosi trasformato in una Repubblica di Bananas e in una tragicomica operetta.
A Donald Trump sono stati contestati 13 i capi di imputazione, tra cui cospirazione per il tentativo di sovvertire l’esito del voto in Georgia nel 2020 ed è stata diffusa una foto segnaletica, prima volta per un ex presidente Usa.
Quanto avviene è il frutto di una degenerazione democratica preoccupante e segno della disperazione di un mondo Dem che, dopo aver pensato di governare il mondo, è costretto a vivere il proprio fallimento.
Donald Trump si è costituito nel carcere della Contea di Fulton, ad Atlanta ieri notte. Per l’ex presidente è la quarta volta quest’anno che deve recarsi in un carcere, essere schedato con il numero di matricola carceraria P01135809 e poi rilasciato sotto cauzione. E, per seguire la prassi riservata a tutti i criminali comuni, a Trump è stata scattata anche una foto segnaletica. Si tratta di un momento storico: non era mai successo ad un ex presidente degli Stati Uniti.
Trump è accusato di aver tentato di ribaltare la sconfitta alle elezioni generali del 2020 in Georgia.
L’indagine del procuratore distrettuale della contea di Fulton, Fani Willis, è iniziata poco dopo la pubblicazione della registrazione di una telefonata del 2 gennaio 2021 tra Trump e il segretario di Stato della Georgia, Brad Raffensperger, in cui l’allora presidente suggeriva che Raffensperger avrebbe potuto “trovare 11.780 voti”, sufficienti per superare Joe Biden.
Trump ha descritto la telefonata con Raffensperger come “perfetta” e ha definito l’accusa del procuratore distrettuale democratico come politicamente motivata.
Il 5 settembre dovrà ripresentarsi per l’udienza in cui dovrà dichiararsi colpevole o meno. Nel frattempo il 23 ottobre inizierà il primo processo ad uno dei 18 imputati incriminati insieme a Trump. Il giudice della contea di Fulton, Scott Mcafee, ha infatti accolto la richiesta di un dibattimento rapido avanzata da Kenneth Chesebro, uno degli avvocati accusati di aver orchestrato il piano per i falsi elettori. La procuratrice aveva proposto la stessa data per tutti gli imputati, ma il giudice ha deciso che al momento accelererà solo quello per Chesebro. In tal caso sarà un precedente per tutti gli altri.
Trump, ovviamente (e qui sta la stupidità di chi lo perseguita) è tornato su X con la foto segnaletica e la scritta “mai arrendersi”
Trump ai giornalisti prima di lasciare Atlanta ha detto: “Quello che è successo qui è una parodia della giustizia. Non abbiamo fatto nulla di sbagliato. Non ho fatto nulla di male. Le elezioni sono state truccate”. E ha aggiunto: “Questo è un giorno molto triste per l’America”.





