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Papa Leone e gli immigrati: porte aperte sempre e comunque?

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Papa Leone e gli immigrati

Il problema non è accogliere, ma gestire la presenza e l’integrazione

Migrazioni. È l’interrogativo di questo secolo e, non a caso, è tra le questioni dibattute, anche con toni più che accesi, in ambito politico: quello laico e quello religioso.

Al punto che, se si guarda nel profondo, questa è una delle cause dello scisma.

Comprendo il senso e il motivo che spinge Leone XIV a chiedere di aprire le porte. Non comprendo la strumentalizzazione, che si fa anche forzando la storia, che accompagna molti dei commenti che vedo.

“Gli immigrati hanno plasmato il futuro degli Stati Uniti” dice il Papa prima di andare a Lampedusa.

Questo secondo alcuni titoloni, che servono per suggerire essere questo uno dei momenti di polemica con Trump. Ma non è esatto.

È di più: gli immigrati hanno fondato l’America, ma distruggendo civiltà e popoli autoctoni. Differenze e coincidenze con l’oggi ve ne sono?

In realtà la frase completa del Papa è: “l’America è sempre stata sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione”.

Dunque, il riferimento, scevro di suggestioni anti-Trump, essendo riferito alle immigrazioni ottocentesche, è più preciso e non può farci ignorare che la grande differenza tra quelle di quel tempo dall’Italia verso l’America e queste di oggi verso l’Italia/Europa è che le prime erano migrazioni non clandestine per trovare lavoro, queste odierne spesso clandestine per godere del welfare. Non è la stessa cosa.

E non è vero neanche che l’America aprì le braccia supinamente.

A dispetto delle nobili parole incise alla base della Statua della Libertà «a partire dal 1875 si cominciò a disciplinare l’ingresso escludendo certe categorie di persone come: indigenti e analfabeti, infermi, dementi, prostitute, anarchici e comunisti».

Il grosso dell’emigrazione italiana avvenne subito dopo. E, ma solo per ricordarlo, nel 1882 fu varato il Chinese Exclusion Act. Insomma, braccia semi aperte.

Sommessamente suggerirei, prima di dare giudizi, di fare un’analisi temporale e sociologica delle migrazioni italiane dell’Ottocento, avviate soprattutto dalle regioni del lombardo-veneto – per sfuggire alla dominazione austro-ungarica – verso le nazioni europee e proseguite dopo dal Sud Italia – dopo la caduta dei Borbone seguita all’Unità d’Italia – verso l’America.

Queste ultime furono gestite nella collocazione sociale anche attraverso il taylorismo e la invenzione della catena di montaggio: una soluzione trovata perché, quando il lavoro cominciò a scarseggiare, l’immigrazione si trasformò in un’insperata riserva di manovalanza della mafia.

Non ci dice niente?

E poi. Il papa a Lampedusa varca la Porta dell’Europa. Bello il gesto: ma a chi lo magnifica dovremmo ricordare che è l’Europa a rifiutare i migranti.

Gli ultimi accordi che potrebbero gestire la questione sono per ora ancora solenni promesse e non fatti concreti e sono violentemente contestati da alcune forze. Perché, anche su questo che segnerà inevitabilmente il futuro dell’Occidente, prevale lo scontro politico casareccio e provinciale.

Mantengo rispetto profondo per il messaggio episcopale: l’accoglienza deve essere un irrinunciabile moto dell’animo. Mantengo profondo dissenso sulla semplice trasmutazione di questo messaggio in politica di porte aperte a tutti senza un progetto.

Perché il problema non è accogliere, ma gestire la presenza. E l’integrazione. Fatti recenti lo dimostrano in tutta Europa.

E questo va fatto in un contesto di consenso sociale: che va costruito perché oggi non c’è, soprattutto per l’assenza di una politica che riesca ad evitare di mettere, l’uno contro l’altro, fasce di italiani in condizioni di criticità e migranti.

Un consenso che va costruito.

Direi che questo, e non le polemiche, sarebbe il modo laico per accomunarsi alla domanda del Papa.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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