Un segretario generale della NATO dovrebbe ridurre le tensioni comunicative tra gli alleati, non amplificarle
Rutte ha perso credibilità e va allontanato: la NATO ha bisogno di una guida diversa
Le dichiarazioni di Mark Rutte sull’Iran non sono state soltanto inopportune. Hanno dimostrato un limite che, per chi guida la NATO, rischia di diventare un problema strategico.
Il segretario generale dell’Alleanza rappresenta 32 Stati, oltre 1 miliardo di cittadini e un’organizzazione che concentra più del 50% della spesa militare mondiale. Ogni parola pronunciata viene letta come la posizione dell’intera Alleanza. Per questo improvvisazione e leggerezza non sono ammesse.
Il risultato disastroso: l’Iran ha utilizzato quelle dichiarazioni per inserire anche l’Italia tra i Paesi ostili, costringendo il governo italiano ad avviare un’intensa attività diplomatica per chiarire una posizione che non aveva mai assunto.
È un danno politico evitabile, oltre alla questione strategica, gestita malissimo da Rutte, aveva gia dimostrato di essere poco adeguato in precedenza, attaccava l’Italia dallo scranno di primo ministro olandese, dimenticandosi di stare seduto sulla poltrona del Paese più indebitato privatamente d’Europa, un paradiso fiscale creato dalla Germania e tollerato dai falchi di Bruxelles. Una posizione che lo ha poi portato ad avere questo ruolo a spese nostre.
L’Italia esporta oltre 620 miliardi di euro l’anno, dipende dalle rotte marittime internazionali e importa gran parte delle proprie materie prime energetiche.
Attraverso Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale. Ogni escalation aumenta premi assicurativi, costi energetici e rischi per le imprese italiane.
Rutte questo lo sa, quindi la sua uscita risulta contro uno Stato membro, il nostro, che a questo punto deve chiederne le dimissioni o rivedere il proprio ruolo nell’Alleanza.
Un segretario generale della NATO dovrebbe ridurre le tensioni comunicative tra gli alleati, non amplificarle.
La storia dell’Alleanza è stata costruita da leader capaci di pesare ogni parola. Oggi, invece, sembra prevalere una comunicazione impulsiva che offre argomenti propagandistici agli avversari e costringe gli Stati membri a rincorrere le precisazioni.
Per questo la questione non riguarda soltanto una frase infelice. Riguarda l’autorevolezza della guida politica dell’Alleanza.
Se un segretario generale finisce per creare più problemi diplomatici di quanti ne risolva, è legittimo aprire una discussione sulla sua permanenza alla guida della NATO.
Un incarico di questo livello richiede equilibrio, credibilità e senso delle conseguenze. Qualità che, in questa vicenda, molti osservatori ritengono non siano emerse.
Non ho mezze misure: va rimosso.





