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A Gaza in strada contro Hamas

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in strada contro Hamas

I manifestanti chiedono di cacciare la formazione terrorista

Davide Romano, su Il Riformista, scriveva ieri che minacciati da Hamas, venerdì diversi residenti di Gaza sono scesi in piazza per chiedere il disarmo del movimento e la ricostruzione del territorio.

“Una protesta – scriveva Romano – che assume i tratti di una cartina di tornasole: separa chi sta con i palestinesi da chi sta con Hamas che li opprime. C’è un momento in cui le maschere cadono. Per anni, una cerchia di “giornalisti”, attivisti e influencer basati a Gaza ha dominato il discorso occidentale sul conflitto, inondando i social occidentali di immagini drammatiche, narrazioni infuocate, appelli emotivi che raccoglievano milioni di like e di dollari. Li abbiamo visti ovunque: nei podcast progressisti, nelle università americane, sui palchi delle manifestazioni europee. Voci “autentiche”, ci veniva detto. Testimoni insostituibili”.

La rivolta (o proteste) dei cittadini di Gaza contro Hamas non è nuova, in quanto ci sono state ondate di manifestazioni rare e rischiose avvenute nella Striscia di Gaza, in particolare a partire dal marzo 2025, con richiami e tentativi più recenti nel giugno 2026.

Le proteste principali si sono avute nel marzo – maggio 2025.

Dopo la ripresa delle operazioni militari israeliane (seguite a un cessate il fuoco fragile), a partire dal 25 marzo 2025 sono scoppiate proteste in diverse zone della Striscia: Beit Lahia (nord), Jabalia, Gaza City (quartiere Shuja’iyya), Deir al-Balah, Khan Younis e Rafah.

Alle proteste hanno partecipato migliaia di persone in vari momenti, spesso guidate da giovani e residenti esasperati.

Gli slogan principali sono stati: «Fuori Hamas», «Hamas deve cadere», «Vogliamo la pace», «Sì alla pace, vogliamo mangiare», «I bambini vogliono vivere», «Basta guerra».

Alcuni chiedevano esplicitamente la fine del governo di Hamas e il ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Le proteste nascevano da stanchezza per la guerra, distruzioni, fame, sfollamenti e condizioni umanitarie disastrose. Molti criticavano Hamas per non aver protetto la popolazione e per aver dato priorità alla propria sopravvivenza rispetto al benessere dei civili. Hamas ha represso le manifestazioni, con arresti, minacce e, secondo alcune fonti, torture o esecuzioni di organizzatori.

Nel giugno 2026, attivisti (anche dall’estero) hanno chiamato a una “Rivoluzione del 26 giugno” o “Day of Rage” per protestare contro le condizioni di vita (tende, fame, distruzione, mancanza di ricostruzione).

Hamas ha risposto con un forte dispiegamento di forze di sicurezza armate, confisca di telefoni e misure repressive per impedire grandi raduni.

Nonostante ciò, il 27 giugno 2026 (venerdì) ci sono state proteste con centinaia di partecipanti in varie zone, con cartelli come “Dio voglia, Hamas fuori”, “Non siamo pedine”, “Vogliamo vivere”. L’atmosfera è descritta come una “pentola a pressione”.

Una pagina Facebook intitolata “Rivoluzione del 26 giugno” aveva indetto manifestazioni in 18 diverse località della Striscia.

Come riferisce The Times of Israel, uno degli organizzatori della protesta, Abd al-Hamid Abd al-Ati, un abitante di Gaza che attualmente vive al Cairo, ha scritto sul suo account Facebook che “forse il movimento del 26 giugno non ha raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, ma il messaggio è stato recepito e la causa per cui la gente è scesa in piazza rimane viva”.

In base a un piano in 20 punti mediato dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra, iniziata con l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, Hamas avrebbe dovuto disarmarsi e cedere il potere a un’autorità di transizione, aprendo la strada al ritiro militare israeliano e alla ricostruzione dell’enclave, che aveva subito ingenti distruzioni durante i combattimenti.

Tuttavia, tali piani non sono ancora andati oltre la fase iniziale di cessate il fuoco a causa del rifiuto di Hamas di rinunciare alle armi e di altri disaccordi sull’attuazione.

Nonostante le pesanti sconfitte, Hamas ha mantenuto una forza sufficiente per esercitare il controllo sulla parte della Striscia da cui le Forze di Difesa Israeliane si sono ritirate, consolidando il suo potere giustiziando gli oppositori e chiunque altro consideri una minaccia al suo dominio, secondo quanto riportato da diverse fonti.

 

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  • Redazione

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