Cacciare socialisti e verdi dai posti di comando è priorità esistenziale
Centomila licenziamenti della Wolksvagen, una crisi mortale dell’auto, un colpo mortale alla produzione del Vecchio Continente, il tutto perché una banda di folli, ideologicamente malati, venduti a politiche finanziarie, ha deciso che dobbiamo morire green per soddisfare la vendita dei certificati verdi alla Cina, che inquina e ci fa concorrenza sleale.
Vendita che avviene sui mercati della City per soddisfare le logiche, a questo punto delinquenziali, di un mondo finanziario speculativo che ha perso ogni rapporto con l’economia reale e produce bolle di follia che, prima o poi, scoppieranno, trascinando il mondo in una crisi sistemica.
L’indiscrezione dei centomila licenziamenti arriva dal settimanale Manager Magazin, citando fonti interne allo storico gruppo tedesco che attualmente impiega 657mila addetti.
L’amministratore delegato Oliver Blume avrebbe presentato al Consiglio di amministrazione il piano per il rilancio del marchio senza tuttavia indicare un numero definitivo di esuberi.
Il progetto prevedrebbe, inoltre, nel medio termine, la chiusura di quattro stabilimenti: quelli Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden e l’impianto Audi di Neckarsulm, con la cessazione della produzione al termine del ciclo di vita degli attuali modelli.
Secondo il settimanale il piano è stato presentato in CdA questa settimana e sarà discusso nel Consiglio di Sorveglianza, dove siedono i rappresentanti dei lavoratori, il prossimo 9 luglio. Il gruppo punterebbe, inoltre, a ridurre gli investimenti di circa il 15% in cinque anni portandoli a 130 miliardi di euro.
Merz affoga nella melma green, che ne decreta il suicidio industriale. Se avesse un residuo di dignità sfiducerebbe la Von der Leyen e quella gabbia di matti che distrugge il Vecchio Continente.
Non sarà così, perché la dignità è morta, e la Germania lo caccerà con ignominia.
I rossi, i verdi e i democristiani che li supportano si lamentano perché crescono le destre. Di fronte all’armata dei folli chiunque abbia testa li abbandona.
Se non si cacciano verdi e socialisti dall’Unione Europea e dagli Stati membri a suon di voti, il destino del Vecchio Continente è segnato: la morte per asfissia.
Che si sia di fronte a qualcosa di più della follia lo provano le posizioni del Commissario europeo all’Energia, il danese Dan Jørgensen, il quale ha ribadito la volontà dell’UE di non rallentare il Green Deal.
Nonostante la crisi energetica (scatenata dalle tensioni in Medio Oriente) e l’aumento dei costi dei carburanti, l’Unione punta sulle rinnovabili per affrancarsi dalle dipendenze fossili, senza riaprire o rinviare la legislazione esistente.
Jørgensen considera la transizione ecologica non un ostacolo, ma la soluzione strutturale per evitare future crisi dei prezzi. Ha dichiarato che le norme resteranno inalterate. Motivo sufficiente per cacciarlo il più presto possibile.
Ovviamente Dan Jørgensen fa parte dei Socialdemocratici (Socialdemokratiet), il principale partito politico di centro-sinistra in Danimarca.
La sedicente sinistra è puro regressismo al servizio della finanza della City di Londra che intermedia i certificati verdi e li vende alla Cina. I servi della finanza sono il cancro della vecchia Europa. Affidare i destini d’Europa all’isteria baltica e a dei politici proni a ideologie malate è non solo follia, ma connivenza.
Il Partito popolare europeo deve mandare a casa i folli che stanno a Bruxelles e chiudere la gabbia di matti che da anni ci distrugge.
L’impatto sull’Italia è enorme. L’automotive in Italia è un settore strategico che genera circa il 6% del PIL nazionale e vale quasi 52 miliardi di euro. Il comparto rappresenta un pilastro del Made in Italy.
L’universo della componentistica automotive nazionale conta oggi 2.134 imprese con sede legale in Italia, quasi tutte società di capitale, che, nel 2024, hanno impiegato 168.000 addetti (-0,7% rispetto al 2023).





