Cercasi coalizione alternativa disperatamente
C’è un frastuono nella vicenda politica che vede pezzi del PD uscire, quasi tutti con la stessa motivazione, da questo partito. Ed è il rimbombo del silenzio di Renzi.
Pina Picierno non è la sola ad aver denunciato di non credere a una vocazione riformista del PD.
Dal 2023 hanno fatto più o meno le stesse dichiarazioni Marcucci, Fioroni, Chinnici, Borghi, Cottarelli, Furlan, Gualmini, Madia. E sono usciti dal PD.
L’elenco non è completo: me ne scuso con chi non ho citato.
Su “Il Riformista” ho trovato un’interessante riflessione, già letta in forma diversa su altri giornali.
Con l’arrivo di Schlein e della sua politica la coalizione che si presenta come centrosinistra vede «quattro grandi e significative sinistre: la sinistra radicale e massimalista del PD della Schlein; la sinistra populista e demagogica del partito dei 5 Stelle di Conte; la sinistra estremista e ideologica del duo Fratoianni/Bonelli e, in ultimo ma non per ordine di importanza, la sinistra classista e pan-sindacale del segretario della Cgil Landini».
È abbastanza evidente concludere che quella coalizione non c’entra assolutamente nulla con la tradizionale o più recente alleanza di centrosinistra. Per una ragione persino troppo semplice da spiegare: il centro, da quelle parti, non esiste.
Pensare che questa coalizione possa maturare germi di riformismo è una follia. La conferma è che Prodi lo crede: dunque è sicuramente sbagliato anche solo pensarlo.
Pensare che il PD ripuntando sul riformismo, si isoli dal “campo largo” è pia illusione.
L’unica strada è una coalizione alternativa.
Uno spazio, anche elettorale, per un terzo polo autenticamente riformista, dunque, c’è. I personaggi citati avevano una base elettorale propria anche significativa: diventa carta straccia se non si è nel PD?
E qui subentra Renzi.
Il suo slogan è: “il centro che guarda a sinistra”. Quasi si vergognasse di dire che lui e il suo Governo, criticabile quando ci pare ma con risultati eccellenti (fatemi grazia dal pubblicare l’elenco dei risultati raggiunti) erano stati ispirati a una politica riformista. Dunque, di sinistra.
Perché quello slogan e non l’altro “la sinistra che guarda al centro”, a mio parere molto più calzante?
Non vedo altra risposta se non che Renzi non intende affermare di essere sinistra, il che dovrebbe portare a costruire una politica alternativa a quella coalizione, come pure auspicare nel PD un’alternativa all’attuale Segretaria e nel Paese un’alternativa al populismo che ormai pervade ogni aspetto della politica a sinistra e a destra.
Ma su questo tace.
Ma così si condanna. Senza appello.





