di Raffaele Vairo
Sono molti anni che la gente dimostra verso la politica sia una forte disaffezione, se non disprezzo, sia un profondo distacco verso un mondo percepito come chiuso a un vero cambiamento etico.
Spesso ci domandiamo, ma cos’è la politica? In sé, è un valore positivo o negativo? Don Luigi Sturzo – sacerdote e politico del secolo scorso – chiedeva, in modo provocatorio: la politica è cosa sporca?
Dalla risposta a queste domande dipende il ruolo e il rapporto di noi cittadini in politica.
Per il Cardinale Carlo Maria Martini: “Il livello di allarme si raggiunge quando lo scadimento etico della politica non è neppure più percepito come dannoso”. E’ indubbio che il livello di allarme lo abbiamo raggiunto e superato. Non sono pochi i politici che si organizzano in bande di ladri.
Il popolo, ormai, si è assuefatto al degrado della politica. Tutti sappiamo che quella politica è – o dovrebbe essere – una vocazione al bene comune. Un bene, anche prospettico, che si proietta nel futuro senza essere appiattito sul presente. I cittadini non sono quindi semplici spettatori ma attori della politica.
La politica è carità, che in senso laico si chiama dovere civico e sociale. Un grave errore, che mette a serio rischio la democrazia rappresentativa, è l’altissima astensione al voto degli elettori e il diffuso disinteresse verso le decisioni politiche che impattano nella vita di tutti noi. La nostra Costituzione (artt. 2, 48, 49, 51 e 54) consente e prescrive a tutti i cittadini di partecipare in prima persona all’attività politica! Giorgio Gaber cantava “la democrazia è partecipazione”.
In breve, sono due i principali paradigmi della politica. Il primo è di una politica dell’astuzia e dell’utilitarismo individuale; il secondo modello è la politica come servizio. Se guardiamo alla realtà di oggi, è il primo modello ad avere avuto maggiore “successo”.
E’ appena il caso di ricordare anche alcune parole di Norberto Bobbio – uno dei maggiori intellettuali e una delle personalità culturali più influenti dell’Italia del Novecento – sulla nostra martoriata democrazia:
“Questa nostra democrazia è divenuta sempre più un guscio vuoto, o meglio un paravento dietro cui si nasconde un potere sempre più corrotto, sempre più incontrollato, sempre più esorbitante (…) Democrazia di fuori, nella facciata. I potenti non sono disposti a rinunciare nemmeno a un’oncia del loro potere, e lo mantengono con tutti i mezzi, prima di tutto con la corruzione (…) La democrazia non è soltanto metodo, ma è anche un ideale: è l’ideale egualitario. Dove questo ideale non ispira i governanti di un regime che si proclama democratico, la democrazia è un nome vano. Io non posso separare la democrazia formale da quella sostanziale. Ho il presentimento che, dove c’è soltanto la prima, un regime democratico non è destinato a durare (…) Vedo questo nostro sistema politico sfasciarsi a poco a poco (…) a causa delle sue interne, profonde, forse inarrestabili degenerazioni”.
Termino, però, questa breve riflessione con le parole di Sandro Pertini:
“E’ meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature”.




