
di Nino Orlandi
Caro dottor professore Galli della Loggia, un anno fa dalle pagine del Corriere Lei ci spiegava che il PD era così intrecciato con il potere, che non poteva essere il partito della sinistra, dato che – osservava – non si può pretendere che siano i Carabinieri a fare la rivoluzione.
Ieri, cioè un anno dopo, ha scoperto che, mentre gli attentati e gli omicidi dei gruppi di estrema destra venivano definiti giustamente “fascisti”, lo stesso non avveniva per quelli delle Brigate Rosse, definiti prudenzialmente e servilmente “brigatisti”, benché loro stessi si definissero comunisti. E osservava che non basta essere antifascisti per potersi definire democratici, altrimenti dovremmo considerare democratico anche Stalin.
Concludeva chiedendosi retoricamente se sia possibile, e se serva, capire le ragioni degli altri, senza riconoscere i propri torti.
Tutte queste cose, che Lei pensa di averci genialmente spiegato, le avevamo già capite qualche anno fa, quando Lei ancora proclamava (si ricorda?) di aver dato il suo voto ai 5Stelle. Anzi, le avevamo capite già molto, molto, molto prima.
Comunque grazie. Si accomodi pure anche Lei ora, ma in loggione: non pretenda la prima fila.





