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WANTED, CACCIA A ZELENSKY IN CORSO

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Un tentativo di attentato contro il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe stato sventato nella città meridionale di Mykolaiv da parte delle forze di sicurezza ucraine.

Lo riferiscono i servizi di sicurezza interni ucraini (Sbu), i cui vertici, guidati da Vasyl Maljuk, hanno anche comunicato che per il tentativo è stata arrestata una donna, della quale non sono state date le generalità, ma della quale è stata diffusa una foto segnaletica.

Spia

La sospettata è accusata di aver concordato il piano con i servizi di sicurezza russi.

La donna, secondo le fonti dell’Sbu, avrebbe fatto parte del personale civile operante nei servizi di una base militare e avrebbe lavorato per monitorare i movimenti di Zelensky sul fronte Sud poco dopo lo scoppio della diga di Nova Kakhovka, avvenuto a inizio giugno. Nel corso delle ripetute ispezioni degli uomini di Zelensky sul territorio inondato dal collasso della grande infrastruttura idrica avrebbe gradualmente mappato i movimenti che il corteo del presidente avrebbe dovuto compiere a Mykolaiv, riconquistata dagli ucraini ai russi nell’autunno 2022, nel corso della visita di fine luglio per fornire ai nemici dell’Ucraina informazioni su come colpirlo con un attacco aereo.

L’Sbu sul suo canale Telegram ha spiegato di aver predisposto per Zelensky a Mykolaiv “misure di sicurezza aggiuntive” per garantirne l’incolumità e di aver ritardato l’arresto della sospettata per ricostruire la rete dei suoi protettori e contatti russi.

Suona quanto meno strana la coincidenza che ha visto la testata americana Politico rivelare, nei giorni scorsi, che l’Ucraina ha un piano per sostituire il presidente in caso di morte.

La Costituzione ucraina prevede che qualora il presidente non dovesse essere in grado di adempiere ai suoi doveri, le sue funzioni verrebbero assunte dal presidente del Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada.

Al fine di evitare un eventuale vuoto di potere all’indomani dell’invasione russa la leadership politica dell’Ucraina è stata divisa fra diverse zone del Paese.

Politico cita Adrian Karatnytskyi, del Centro Eurasia del Consiglio Atlantico, secondo il quale l’Ucraina ha un “forte gruppo dirigente” e dunque, qualora Zelensky dovesse soccombere, la guida dell’Ucraina verrebbe affidata a un “governo collettivo”.

Secondo Politico l’esecutivo ucraino post Zelensky vedrebbe questi uomini nei ruoli chiave: Ruslan Stefanchuk, presidente della Verkhovna Rada; Andrii Yermak confermato a capo dell’Ufficio del Presidente; Dmytro Kuleba al ministro degli Esteri; Oleksii Reznikov al ministro della Difesa; il generale Valerii Zaluzhnyi rimarrebbe al suo ruolo, quello di comandante in capo delle Forze armate.

Secondo Karatnytskyi l’Ucraina “ha raggiunto un punto di solidarietà e di unità nazionale molto consistente, quindi se dovesse accadere qualcosa di terribile a Zelensky, non sarebbe così decisivo come si potrebbe pensare”.

“Non voglio dire che Zelensky sia quasi irrilevante – ha puntualizzato Karatnytskyi – ma credo che la cosa indispensabile sia l’unità del Paese”.

Torniamo ai fatti.

Kiev ritiene che l’idea della Russia di considerare anche i vertici politici ucraini un bersaglio legittimo nella guerra tra i due Paesi non sia tramontata.

A gennaio Zelensky disse che a suo avviso “non era stato un incidente” lo schianto di un elicottero in cui hanno perso la vita il ministro dell’Interno, Denys Monastyrskyi e il suo primo vice, Yevgeny Yenin.

I sospetti che la Russia voglia eliminare il presidente permangono e, secondo questa versione, l’Ucraina avrebbe promosso una completa barriera protettiva di intelligence e controspionaggio attorno a Zelensky e avrebbe già stabilito una linea di successione in caso di morte del presidente, così come ha rivelato Politico.

L’Ucraina vuol comunicare ai russi il fatto che ogni tentativo di attacco alle istituzioni è destinato a essere rintuzzato, in quanto gli uomini passano, ma lo Stato resta?

La coincidenza temporale tra la pubblicazione di questa notizia e l’annuncio dell’attentato sventato a Zelensky appare, in quest’ottica, tutto fuorché casuale, ma non è detto che il messaggio sia rivolto solo ai russi.

Se i russi avessero voluto uccidere Zelensky lo avrebbero già fatto. Impensabile che Fsb e Gru non abbiano i contatti sufficienti, da sempre, per avere notizie di dove sia Zelensky, visto che è stato presente in pubblico in molte occasioni, sia in Ucraina, sia all’estero.

Difficile pensare che il Cremlino persegua l’obiettivo di diventare il killer del presidente ucraino, in quanto sarebbe una pessima mossa che otterrebbe solo effetti negativi non solo di immagine, ma anche diplomatici.

In fondo, diciamolo chiaro, alla Russia Zelensky fa comodo. Per come ha comandato sino ad ora le sue truppe, anche in contrasto con i suoi alti ufficiali, la guerra in Ucraina per il presidente attore è un pantano senza limiti. I suoi rapporti con gli Usa si sono deteriorati. A Vilnius non ha concluso niente. A Gedda ha portato a casa affermazioni di principio.

Anche i suoi più stretti alleati registrano stanchezza. Andrzei Duda, presidente polacco, aveva detto a giugno che “l’obiettivo prioritario della nostra politica estera è quello di giungere ad una situazione in cui la Russia subisca una sconfitta strategica, l’Ucraina vinca e lo spettro della guerra sia definitivamente allontanato dai nostri confini”.

A marzo Washington ha inaugurato la sua prima base militare permanente in Polonia, nei pressi di Poznan: Camp Kosciuszko, che fungerà da quartier generale del V Corpo d’Armata coordinando oltre 10 mila soldati.

Il fatto è che la Polonia, punta di lancia dell’appoggio occidentale all’Ucraina di Zelensky, ha dovuto registrare il cambio di prospettiva di Washington: la Russia non deve subire alcuna sconfitta strategica che la disgreghi e Putin è ora l’uomo di riferimento dell’Occidente, in quanto garantisce le 6 mila testate nucleari. Amen.

Non solo. I contadini polacchi si sono ribellati all’idea di far passare il grano polacco nel loro territorio e, come scrive Elia Morelli (Domino 7/2023) “ il 55 % dei polacchi vorrebbero che il proprio esecutivo cessasse di offrire ulteriori aiuti a Kiev” e il 60% degli intervistati “è contrario all’accesso paritario dei rifugiati ucraini alle prestazioni sociali garantite ai polacchi”.

L’insofferenza dei polacchi, assicura Elia Morelli, “è alimentata anche dalla repulsione per la dilagante ideologia nazionalista ucraina inneggiante a Stepan Bandera”.

Partigiano, filonazista, eroe nazionale e sterminatore di polacchi ed ebrei, Bandera è tutto questo allo stesso tempo. Quando fu trovato senza vita a Monaco di Baviera nel 1959, nessuno pensò a una morte naturale. Il Mossad e il Kgb avevano ottimi motivi per eliminarlo, ma anche la Cia e l’MI6 avrebbero avuto le loro buone ragioni. Non dovrebbe stupire che un uomo con così tanti nemici sia oggi – a oltre cinquant’anni dalla sua morte e settanta dalle sua attività politica e militare – al centro di un’aspra battaglia ideologica in Ucraina.

Gli Usa hanno detto in molte occasioni che non si deve attaccare il territorio russo, che la guerra non va portata in Russia, che l’obiettivo non è scardinare il potere di Putin.

Zelensky non ascolta e prosegue per la sua strada.

E’ pur vero che questo obiettivo non era quello precedente e che Zelensky si è visto cambiare le regole d’ingaggio nel corso di pochi mesi, ma questa è la dura e cruda realtà.

A questo punto chi ha interesse a eliminare Zelensky?

Tutta la vicenda del fallito attentato, di una donna spia e della divulgazione della catena di comando che funzionerebbe anche senza il presidente attore sembra essere indirizzata a molte caselle postali.

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  • Redazione

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