
di Marco Della Luna
Parleremo di un fattore strategico che spiega in profondità le crisi e le risposte alle crisi che stiamo vivendo da qualche decennio, e che fa capire quali altri crisi e risposte ci aspettino, e in che senso venga guidato il flusso storico.
Un principio strategico ha visibilmente ispirato, negli ultimi anni, strette creditizie, crisi di borsa, manovre inflative e progetti pandemici dell’élite finanziaria globale, nello sforzo di salvaguardare il privilegio dei privilegi: arricchirsi creando moneta a costo zero e conservare il valore degli assets così acquisiti, senza al contempo scatenare un’iperinflazione o una recessione tali da scuotere le basi sociali dell’ordinamento che hanno costruito e governano. Il privilegio dei grandi banchieri: creare moneta mediante mere registrazioni contabili, ed emetterla usandola per fare acquisti o prestiti a interesse, o manipolazione delle scelte politiche dei governi. Il tutto senza nemmeno dichiarare il profitto così realizzato, e senza pagare quindi le tasse su di esso. E senza che ciò venga a conoscenza dell’opinione pubblica. Ovviamente, ciò che essi tutelano è la stabilità della loro posizione di potere e privilegio, non il progresso, la stabilità, lo sviluppo economico generale.
Per arricchirsi non basta ovviamente creare moneta: bisogna che vi sia una domanda di questa moneta da parte del mercato – bisogna, cioè, che vi siano soggetti disposti a darti qualcosa in cambio di essa. E bisogna che la domanda assorba tutta la moneta che vuoi creare ed emettere, altrimenti la sua offerta supera la domanda ed essa si svaluta.
La continuità della domanda di moneta è assicurata, in primo luogo, dal fatto stesso che la moneta viene emessa come prestito ad interesse composto, sicché tutta la massa monetaria genera interessi passivi, che si capitalizzano, e vanno pagati con moneta ulteriore a quella già emessa, sicché la società continuerà a domandare nuovi prestiti per pagare gli interessi in scadenza.
In secondo luogo, la domanda è alimentata dalla crescita dell’economia, che comporta la domanda di moneta aggiuntiva per gli investimenti e per il pagamento delle crescenti transazioni e dei tributi. I pagamenti internazionali, nel dopoguerra, si sono fatti prevalentemente in dollari, soprattutto quelli per il petrolio e addirittura della droga, e questo ha consentito agli USA di comperare gratis, stampando carta. Washington ha condotto pertanto alquante guerre, dirette o per procura, finalizzate a impedire che il petrolio venisse venduto contro altra valuta o contro oro (Iraq, Libia). Ora questo loro privilegio si sta rapidamente riducendo, anche in conseguenza dello scontro sull’Ucraina.
Ma la difesa di questo potere del dollaro, del signoraggio monetario internazionale della Fed, è il principale motore della storia del dopoguerra. Senza averlo presente, si capisce poco di ciò che è avvenuto e sta avvenendo; proprio per questo se ne parla il meno possibile. E’ una specie di conoscenza riservata.
A crescere fino a farsi circa quindici volte più grande dell’economia reale, è stata, però, negli ultimi decenni, soprattutto l’economia finanziaria, improduttiva, assieme al debito pubblico e privato, i cui pagamenti in conto capitale e interesse sono sempre più gravosi e incerti, e una crisi di insolvenza generalizzata travolgerebbe la ricchezza finanziaria accumulata dall’élite, e probabilmente anche le strutture sociopolitiche attraverso cui essa comanda. Pertanto, al fine di prevenire una crisi di solvibilità, essa ha provveduto ad aumentare la massa monetaria con prestiti a tassi quasi nulli attraverso il Quantitative Easing, e ancora prima mediante emissioni occulte di trilioni e trilioni da parte delle banche centrali, come quella scoperta dall’unico, parziale auditing della Fed condotto nel 2016 dal senatore Bernard Sanders.
Nel 2019 il sistema monetario finanziario mondiale era arrivato al limite, come spiega Andrea Cecchi nel suo capitolo Tutto è collegato: il virus giusto al momento giusto nel nostro saggio Operazione Corona (Aurora Boreale Editrice, 2020). Dal 2008 in poi, i monopolisti della produzione di denaro, in primis la Banca dei Regolamenti Internazionali e la Fed, avevano trattato e risolto, beninteso provvisoriamente e indebitando le generazioni future, ogni nuova crisi mediante la massiccia creazione e immissione di moneta. Nel 2008-2009 avevano messo moneta pubblica per risolvere la crisi di liquidità, mantenendo però la struttura incoerente del sistema bancario a beneficio degli speculatori, in modo che potessero bissare abusi e profitti. Successivamente, avevano calmierato i tassi di interesse con nuova immissione di liquidità. Poi, con altre emissioni di liquidità, avevano sostenuto i debiti pubblici, comperando direttamente o indirettamente enormi masse di titoli di stato. In analogo modo avevano anche risolto la crisi dei mutui traballanti.
Così il debito aggregato mondiale aveva raggiunto il milione e duecentomila miliardi di dollari. Ma tutta questa massa monetaria aggiuntiva, generata con pari contrazione ossia appioppamento di debito, era andata quasi interamente nei mercati speculativi e anche la parte finita all’economia reale andava producendo sempre meno output positivo, cioè si arenava in una saturazione del mercato. Inoltre il cavallo non beveva quasi più, nel senso che le imprese idonee a ricevere credito non lo richiedevano perché non vedevano dove investire fruttuosamente; mentre quelle senza merito di credito potevano essere finanziate solamente accettando che fosse a fondo perduto. Le banche “resesi insolventi” in operazioni di alto azzardo erano state risanate col bail out, ossia con i soldi del contribuente, ma non riformate con la reintroduzione del Glass Steagall Act per tenere separate le banche di credito da quelle “a rischio finanziario”.
La titanica immissione di nuova moneta, oltre a produrre un gigantesco debito aggregato e gravante sulle generazioni future, aveva favorito la crescita della popolazione e lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e limitate del pianeta. La curva della crescita della popolazione è storicamente parallela a quella della crescita del debito e del consumo dell’ambiente. Però se il credito, ossia la massa monetaria e debitoria, può crescere all’infinito, le risorse del pianeta sono limitate, cosicché inevitabilmente si arriva allo scontro, e in mezzo sta l’eccesso di popolazione.
Simultaneamente, procedeva e accelerava la concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di poche persone con ampia diffusione della povertà o precarietà, anche grazie al fatto che alle agenzie di rating, certificavano disinvoltamente, visto quanto poi accaduto, con la tripla A a titoli da evitare. Si era creata una situazione esplosiva per affetto della bolla azionaria, del sotto prezzo delle commodities, dei tassi innaturalmente azzerati o negativi, della crisi valutaria dei paesi emergenti, della bolla demografica, della crisi ecologica e climatica, della tensioni belliche, dell’aumento del costo dei beni della vita con calo del potere d’acquisto dei redditi e dei risparmi, dell’aumento della disoccupazione e del disagio sociale, della bolla dei derivati speculativi ascesa a valori incalcolabili anche e soprattutto perché non visibili. Era atteso a breve un aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico che avrebbe svalutato i relativi titoli e prodotto quindi un margin call nel settore dei Repo soprattutto interbancari, il quale a sua volta avrebbe innescato il pan e panic selling, cioè una corsa alla svendita di tutti gli assets, con un automatico crollo dei mercati mobiliare e immobiliare dalle conseguenze incalcolabili ma apocalittiche. (continua)





