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CHI FINISCE NEL TRITACARNE OGGI

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di Giulio Galetti
 
Urka … É lei Concitona nostra, fattasi prendere la mano in un articolo dove esprime un sordido rancore, fino ad oggi evidentemente sopito, nei confronti degli influencer che hanno distrutto una statua antica in un prestigioso giardino in quel di Viggiú (si proprio lei, quella dei pompieri).
Il gruppo di allegri guappi iPhone dotati, ha pensato di movimentare le stories postate a raffica nella avita dimora di un riccone Air B&B da cui avevano affittato un paio di notti.
Il tono usato, formalmente ineccepibile (la signora sa scrivere bene) é risultato un pelo sopra le righe per la sensibilità delle anime candide che normalmente la leggono e la sostengono, arrivando a equipararne lo stile a quello di un Belpietro qualsiasi, che già Sallusti era troppo elegante…
Non avendo mai nutrito una particolare simpatia per Concita, ho titolo per prendere le sue difese, ovvero sottolineare le Sue ragioni.
Ha scritto forse cose errate? No
Distruggere un’opera d’arte é diventato irrilevante?  Nemmeno
Esiste una deriva nichilista ed edonista che spinge 350.000 influencer a spingersi ogni giorno di piú verso la story che spacca, costi quel che costi. Sí
É avvertibile il senso di impunità irridente dei summenzionati influencer che possono spingersi ovunque pur di apparire ed illudersi di esistere in funzione dei selfie che promanano logorroicamente. Sì
Io ritengo che Concita De Gregorio abbia centrato il problema, esprimendosi con una prosa robusta e sanguigna, dove esprime la sua distanza da un modello comportamentale che miete consensi ogni giorno di piú.
L’invito ai genitori dei virgulti ottenebrati é condivisibile al 100 per cento. Distruggere una statua ottocentesca é un crimine e come tale va punito e non giustificato.
Concita suona l’allarme, che ha connotazioni che coinvolgono lo spirito del tempo, e le mammole, invece, corrono a impancarsi per commentare il suo primo paragrafo gravido (a loro dire) di scorrettezze politiche per aver dato ai giovanotti dei “decerebrati” degni delle antiche differenziali, quasi come se Concita ne auspicasse il ripristino. Le mammole del politically correct, cavalcano un artificio retorico per difendere una cultura o meglio il culto di sè e soprattutto, per esecrare e aborrire il concetto stesso di punizione e di ripristino del rispetto reciproco.
Brava Concita

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  • Redazione

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