
di Bruno Chiavazzo
Sono stato recentemente a Parigi e, ovviamente, ho passato alcune ore al Louvre. Come altre volte in passato mi sono soffermato a lungo davanti al maestoso dipinto di Théodore Géricault, La Zattera della Medusa, che rappresenta col suo carico di disperati, la speranza e la disperazione appunto.
Mi è venuta in mente alla notizia di oggi che Mario Sechi, portavoce di Giorgia Meloni si è dimesso (meglio dire dispensato) per andare a dirigere Libero, il giornale di proprietà degli Angelucci, i ras della sanità privata romana e non solo, che ormai hanno il monopolio della stampa destrorsa e filomeloniana italiana.
E’ durato meno di tre mesi nell’incarico il nostro eroe, inanellando figure non proprio impeccabili a ripetizione. Dalla tragica conferenza stampa di Cutro, dopo il naufragio e la morte di oltre 180 migranti inabissati insieme alla carriola marina che li trasportava, fino all’ultima defaillance dell’inaugurazione della linea ferroviaria Roma-Pompei che si è rivelata un disastro con giornalisti al seguito furiosi e costretti a stare in dei recinti e a distanza dalla Presidente, per evitare domande imbarazzanti, dallo stesso Sechi e dal presunto ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, anch’egli giornalista ed ex direttore del Tg2.
Ma, la diaspora dei “comunicatori” del governo Meloni è stata imbarazzante. Se ne sono andati a frotte dai ministeri e da Palazzo Chigi per un’evidente intolleranza del cerchio magico della Meloni e dei suoi ministri che non si fidano affatto dei professionisti, ma preferiscono avere al loro fianco amici e parenti, anche se non sanno molto dell’abc della comunicazione.
Infatti, tutti quelli che arrivano da “fuori” devono fare i conti con i veri potenti del clan familiare e amicale della Meloni a partire dal cognato Francesco Lollobrigida e dalla sua “invisibile” moglie, Arianna Meloni, sorella della Premier e recentemente da lei nominata presidente della Fondazione che gestisce la “cassa” del partito e responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia.
L’altra eminenza grigia è Patrizia Scurti, la responsabile della segreteria, che oltre a portare la borsetta, indovina i pensieri della leader, al punto dal portarle un bicchiere d’acqua quando la voce di Giorgia s’inceppa in un comizio. L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma il senso si capisce: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Fino a quando?





