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Arte, l’Italia assuma il ruolo che le compete

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Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme

È molto difficile sconfiggere il nemico colpendolo solo dall’aria senza mettere gli scarponi sul terreno.

Se resiste e si procede con la devastazione, le conseguenze sulle opere d’arte e culturali possono essere catastrofiche. Nella nostra memoria c’è l’Abbazia di Montecassino, culla del monachesimo, fondata da San Benedetto nel 529, bombardata e distrutta dagli alleati il 15 febbraio 1944. Vorremmo tutti che uno scempio simile non si ripeta più in nessuna parte del mondo.

La Persia ha visto la nascita delle più antiche ed importanti civiltà.  Hegel ha definito i persiani “il primo popolo storico”. Quando Roma era ancora sotto il giogo etrusco Ciro il Grande fondò l’impero Achemide (550-330 a.C.), il più grande del mondo allora conosciuto.

Dopo Alessandro, e i Diadochi che lo dissolsero, si avvicendarono i Seleucidi, i Parti, i Sasanidi e la magnificenza dell’Islam scita con la fioritura della letteratura, della filosofia e dell’arte. Per secoli i Persiani hanno tenuto testa “all’Occidente” dei Romani e dei Bizantini.

Nella loro storia sono stati invasi, ma si sono sempre risollevati non scordando la grandezza delle loro origini. Tutto questo ha sedimentato negli Iraniani un forte orgoglio nazionale, la volontà di non piegarsi allo straniero e di arrecare, in caso di conflitto esistenziale, i maggiori danni possibili.

(Gioielli dell’incoronazione imperiale, di Farah Diba e dello Shah)

Dopo 47 anni dalla fine della dinastia Pahlavi e la fuga dello Scia il conflitto più o meno latente tra la repubblica islamica dell’Iran, con i suoi satelliti, e l’“Occidente” è deflagrato. Nei territori interessati dalla guerra sono racchiusi beni che sono patrimonio dell’umanità.

Con la Convenzione dell’Aia del 1954 e con i relativi protocolli del 1954 e 1999 sono stati catalogati e protetti i più importanti beni culturali. L’adesione alla Convenzione implica che la distruzione deliberata di siti e beni culturali durante un conflitto ed i relativi traffici illeciti costituiscono una violazione del diritto internazionale che può e deve essere sanzionata.

(Il Muro del Pianto)

In Israele le testimonianze storiche e religiose sono imponenti. La Città Vecchia di Gerusalemme -con il Muro del Pianto, la Cupola della Roccia e la Basilica del Santo Sepolcro- è un luogo sacro per le religioni del Libro. La fortezza di Masada e la Città Vecchia di Acri, con le testimonianze crociate, fanno parte dei 9 siti iscritti nella lista del patrimonio dell’umanità. Le candidature per nuove iscrizioni sono 18.

Israele, nonostante sia tra i firmatari originali della Convenzione si è ritirata dall’Unesco il 1° gennaio 2019 accusando l’Organizzazione Internazionale di essere prevenuta nei suoi confronti e di “tentare” di cancellare la storia ebraica.

(Chehel Sotoun, giardino persiano nella città di Esfahan, parte del sito UNESCO “Giardini Persiani”)

La città di Esfahan ha subito danneggiamenti durante la guerra Iran-Iraq. È tornata all’antico splendore grazie anche all’opera del “Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente” che poi è stato posto in liquidazione coatta amministrativa nel gennaio 2012.

L’Iran ha aderito alla Convenzione ed al 1°protocollo il 22 Giugno 1959. Per il 2°protocollo (1999) nel 2005 ha dato la sua disponibilità a concludere accordi supplementari per una maggior tutela. L’Iran ha 25 siti riconosciuti dall’Unesco e protetti dalle leggi internazionali. Tra questi Persepoli e Pasargade, che raccontano la grandezza di Ciro il Grande e Dario, si trovano vicino a nodi strategici. Le tombe rupestri di Naqsh e Rostam, scavate nella roccia, possono essere distrutte anche dalle onde d’urto delle esplosioni. Millenni di storia hanno lasciato testimonianze fragili ed indifese.

Gli Stati del Golfo, con la ricerca di visibilità culturale, hanno accumulato nei loro nuovi musei una grande quantità di opere d’arte. Attualmente al Louvre di Abu Dhabi è’ in corso un’esposizione di capolavori di Picasso. Ci sono state esplosioni poco distanti dal museo.

Gli Stati Uniti sono parte della Convenzione dell’Aia e dei relativi protocolli dal 1954. Si sono ritirati dall’Unesco nel 2018, ma rimangono legati ai principi della Convenzione incluso il “Blue Shield”.

(Palazzo Golestan – Teheran)

L’Italia è detentrice del più grande patrimonio culturale del mondo. Concentra sulla sua terra il più alto numero di siti (59) riconosciuti patrimonio mondiale dall’Unesco. Deve assumersi la responsabilità di affermare in maniera ferma e decisa che la cultura è al di sopra del tempo e dei conflitti e deve far sentire alta la sua voce in difesa dei più grandi tesori dell’arte umana e della natura.

L’Italia ha il ruolo, le competenze, e deve avere anche la consapevolezza, che può chiedere in maniera ferma il rispetto della Convenzione dell’Aia ai paesi firmatari. Non deve temere di denunciare qualsiasi violazione, da qualsiasi parte venga, con forza e autorità.

Per l’Italia è tempo di prendere una posizione attiva ed operativa a livello mondiale utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. “Pacta servanda sunt” oltre le contestate organizzazioni internazionali.

(Museo Louvre Abu Dhabi)

Autore

  • Sergio Ansuini

    Sergio Ansuini, già CEO di Ansuini Gioiellieri 1860, è stato fondatore e docente dei corsi di stilismo del gioiello all'Accademia di Costume e dello IED. Dopo incarichi apicali nelle associazioni orafe italiane, ha curato lo studio del Tesoro del Museo di San Pietro e il restauro delle suppellettili sacre del Sommo Pontefice.

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