L’effetto Iran sulla guerra in Ucraina, mentre l’Europa mendica petrolio e gas russi
La guerra in Iran ha ottenuto da parte russa una risposta di sganciamento da Teheran.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peslov, con una dichiarazione all’agenzia di stampa Vesti ha detto: “La guerra in corso non è la nostra guerra e solo chi ha iniziato la guerra in Medio Oriente può fermarla. La Russia non è in grado di fermare questa guerra”.
Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha aggiunto: “L’Iran non ha chiesto nessun aiuto a Mosca, se non sul piano politico”.
Ne consegue che la Russia farà tutte le pressioni possibili per far finire la guerra, ma come e quando finirà l’attacco a Teheran è affare degli ayatollah e di usa e Israele.
Nel frattempo arrivano messaggi chiari a Zelensky di chiudere la partita della guerra.
Preciso il messaggio di Donald Trump. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto in un’intervista a Politico il presidente Usa, “deve darsi da fare e raggiungere un accordo”, perché il presidente russo Vladimir Putin “è pronto a raggiungere un accordo”.
Alle parole di Trump corrispondono quelle di Mosca.
Il Cremlino afferma che le forze russe stanno avanzando su tutti i fronti in Ucraina e il presidente, Volodymyr Zelensky, dovrebbe assumersi le sue responsabilità e chiudere il negoziato con la Russia.
A dichiararlo è stato il portavoce del Cremlino in un’intervista televisiva.
“Il regime di Kiev si sta sentendo a disagio, stiamo avanzando e le dinamiche sono molto chiare e ben note a tutti gli specialisti – ha detto Peskov – È un momento in cui, come ha detto Putin, qualcuno a Kiev, si tratta invero di Zelensky, deve assumersi le sue responsabilità e fare di tutto perché le trattative abbiano successo. Kiev sa bene cosa è necessario per questo”, ovvero “quanto stabilito sul cammino negoziale molto tempo fa”.
“Finché non lo faranno – ha aggiunto Peskov – la situazione continuerà a peggiorare per loro di giorno in giorno, il che è la ragione per il loro nervosismo che sfiora l’isteria. Credo che la situazione continuerà a peggiorare”.
A quanto sembra gli accordi di Alaska stanno evidenziandosi nella realtà geopolitica. I Russi non contrastano l’azione USA e Israeliana in Medio Oriente e gli Usa dicono a Zelensky di farla finita in Europa, anche in considerazione che quanto avviene nel Golfo Persico ha tolto all’Unione Europea anche le mutande e ha diviso, in modo eclatante, le cancellerie del Vecchio Continente.
L’Unione Europea esiste ormai sulla carta e quello che dice Ursula von der Leyen è fatto di parole al vento. Aria ai denti.
L’Unione Europea prima blocca il petrolio russo, poi va a pietire la riapertura dell’oleodotto Druzhba che rifornisce Ungheria e Slovacchia. Kiev dice che è stato distrutto dai russi. Orban dice che non è vero e blocca il pacchetto di aiuti europei di 90 miliardi per Kiev.
Non solo. La prospettiva di rivedere le regole di adesione per concedere all’Ucraina un’adesione formale, senza i benefici di cui godono gli Stati membri, è stata ampiamente respinta dai Paesi dell’Ue
I Paesi dell’Unione europea hanno, infatti, respinto in larga misura l’idea di concedere all’Ucraina la cosiddetta adesione “all’inverso” nell’ambito dei negoziati di pace in corso, temendo che la riforma possa minare la credibilità del processo di adesione.
La mancanza di interesse per la proposta è stata messa a nudo mercoledì sera durante una cena informale degli ambasciatori con la Commissione europea, come hanno riferito diversi diplomatici a Euronews.
Chiudere la guerra in Ucraina prima possibile e riaprire oleodotti e gasdotti russi è per gli europei una necessità vitale, così come chiudere definitivamente la questione green.
Nel frattempo il Vecchio Continente ha mostrato tutta la sua incapacità strategica.
Colpito il luna park degli occidentali, l’Europa globalista, quella dei semi-ricchi da zona aztl, ha frignato: “Siamo tutti spaventati. Non ti aspetti che una cosa così grave possa succedere a Dubai, perché è una città costruita sulla sicurezza, anche se un evento del genere può succedere ovunque nel mondo».
A Dubai, dove ci sono all’incirca 150.000-250.000 occidentali (il gruppo più numeroso è inglese) hanno improvvisamente capito che la guerra è guerra per tutti, anche per i semi-ricchi in cerca di status.
I primi giorni del conflitto si sono dimostrati terrificanti per i residenti nel luna park dei semi-ricchi, i quali, allertati a ripetizione dagli avvisi digitali del governo degli sceicchi, hanno affermato di provare sgomento, paura e un senso di incertezza riguardo al futuro, soprattutto a causa del fermo imposto agli aerei.
I Paesi del golfo hanno bisogno di armi e, soprattutto di armamenti di difesa, che l’Italia è disponibile a fornire, ma, come c’era da spettarsi, le opposizioni italiane, quelle dei progressisti che prendono i voti aztl dei semi-ricchi in cerca di status, hanno contestato la risoluzione della maggioranza che prevede il supporto logistico agli USA e l’invio di aiuti militari (sistemi di difesa aerea) ai paesi del Golfo e a Cipro, evidenziando il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Italia.
È stata sollevata preoccupazione per l’utilizzo delle basi italiane (come Sigonella) per le operazioni militari contro l’Iran.
Tuttavia il governo ha proceduto con l’invio di sostegno difensivo ai paesi del Golfo.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha detto che l’Italia invia una nave per la sicurezza di Cipro e provvederà armi di difesa ai Paesi del Golfo perché possano proteggere il loro spazio aereo.
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto afferma che l’Italia intende schierare una forza multidisciplinare in Medio Oriente, comprendente sistemi di difesa aerea per contrastare droni e missili, in coordinamento con Spagna e Francia per supportare Cipro.
Nel frattempo una delle possibilità concrete di avvio di una campagna di terra viene dalle etnie periferiche, con accordi tra CIA, Mossad e curdi e beluci.
Secondo alcuni osservatori è stato definito un piano clandestino per un’offensiva terrestre a tutto campo contro l’Iran, che fonde gli accordi di CIA e Mossad con i Peshmerga curdi a ovest dell’Iran e gli insorti beluci a est.
Forze pakistane e Jaish al-Adl sarebbero tenute di riserva per eludere il contraccolpo degli sciiti hazara dall’Afghanistan. Questa è l’ingegneria di decapitazione del regime al suo meglio.
La CIA armerebbe le milizie curde – KDPI, PJAK – nelle basi del Kurdistan iracheno vicino a Erbil. I Peshmerga di Sanandaj, Mahabad (provincia del Kurdistan), Kermanshah, Piranshahr e Salas-e Babajani (Azerbaijan occidentale) sono temprati dalla guerra in montagna. Trump ha dato personalmente il via libera ai colloqui con Mustafa Hijri del KDPI. Le armi passano dall’Iraq per sincronizzare la rivolta.
Sul fianco orientale Jaish al-Adl (JAA) + BLA dominano il Sistan-Baluchistan: Zahedan (quartier generale del JAA), porto di Chabahar, Iranshahr, Mirjaveh, Saravan vicino al Pakistan. Gli accordi di armi tra CIA e Mossad rispecchiano le operazioni curde.
I circa 30.000 soldati di Islamabad al confine con l’Iran rimangono sulla difensiva, fornendo rifornimento e logistica segreti alle Forze Speciali statunitensi senza accesso diretto. Pronti per l’installazione: basi operative avanzate nelle sacche del Baloch per gli elicotteri americani.
I pionieri statunitensi (Delta/Berretti Verdi) si infiltrano attraverso i corridoi curdi/baloch, si incontrano con gli ufficiali della CIA e le unità katz del Mossad all’interno dell’Iran. I distaccamenti a Teheran e Isfahan hanno preposizionato sistemi di comunicazione e laser per i JDAM.
Le Brigate Martiri Risan Al-Sari, l’ala militare del Movimento Pionieri del Rinascimento per la Liberazione di Ahwaz hanno dichiarato: “Diamo la lieta novella ai figli della nostra cara nazione araba e islamica che presto prenderemo le redini del nemico iraniano e lo riporteremo all’ovile, e Ahwaz tornerà libera, araba e orgogliosa”.
Rimane un problema non da poco nei confronti dei curdi: l’affidabilità del rapporto con gli Usa dopo l’abbandono di fatto della loro esperienza in Siria.
Ieri Donald Trump ha detto che “non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata!”.
“Dopo la resa incondizionata e dopo la selezione di un leader grande e accettabile – ha aggiunto Trump – noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati lavoreremo instancabilmente per salvare l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai. Renderemo l’Iran di nuovo grande”.





