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O si è contro la guerra sempre, o si è altro

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contro la guerra sempre

Come far diventare possibile un dialogo autentico con chi rifiuta il principio che la fede non si impone con la forza?

Io sono contro la guerra. Senza ma.

Quelli che esprimono pesanti giudizi sui conflitti, e lo fanno dimenticandone tanti, ma non quelli che fanno da copertura al casareccio scontro politico; quelli che esprimono condanne guardando alle sole ragioni che fanno comodo, contro la guerra non lo sono: chiamano “alle armi” su un qualsiasi fronte opposto.

Io sono contro la guerra. Anche questa.

Si riapre, con oggi, un nuovo capitolo drammatico con i Paesi arabi e con chi professa una fede che vede nella violenza un legittimo strumento di proselitismo. Vi sono, certamente, meschine e più prosaiche ragioni commerciali e politiche dietro la nuova guerra.

Ma c’è, e si dimentica, la domanda di base: come convivere, come far diventare possibile un dialogo autentico con chi rifiuta il principio che la fede non si impone con la forza?

La spada di Maometto rotea sulle nostre teste“: è il titolo di un articolo scritto sul Nuovo Giornale Nazionale. Attingo a larghe mani dalle sue informazioni e considerazioni. E ci aggiungo le mie.

Benedetto XVI pose a Ratisbona una domanda disarmante. Come dialogare con chi pensa che la fede debba essere diffusa attraverso la spada: così essi interpretano Maometto. In fondo, la stessa domanda di Oriana Fallaci, ma posta in modo diverso.

«La risposta non è venuta dalla teologia. È venuta dalla cronaca nera. È scritta nell’asfalto della Promenade des Anglais, sul pavimento della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, nella strada davanti al collegio di Samuel Paty.» Dalla strage della redazione di Charlie Hebdo.

Parigi, gennaio 2015. Parigi, novembre 2015. Bruxelles, marzo 2016. Nizza, luglio 2016. Berlino, dicembre 2016. Manchester, maggio 2017. Barcellona, agosto 2017. Strasburgo, dicembre 2018. E l’assassinio – il martirio – di sacerdoti e suore. Salla fatwa pakistana contro il Papa il jhadismo ha esteso presenza e forza.

L’Italia è stata immune?

Diamo un’occhiata al perché, al lavoro svolto dall’intelligence, al numero di attentati sventati. Magari da chi fa il viso d’angelo, viene creduto tale ed invece utilizza la democrazia e le libertà occidentali per uccidere democrazie e libertà. Non voglio fare polemiche e chiudo qui.

Le reazioni a questa “guerra” sono state incivili, per come “civiltà” è valore che viene da noi interpretato, creduto e praticato. Salih Kapusuz, numero due del partito di Erdogan, paragonò Ratzinger a Hitler: dimenticando il genocidio di un milione e mezzo di armeni nel suo Paese.

Muhammad Sayyid Tantawi, la massima autorità teologica dell’Islam sunnita, bollò le parole del Pontefice come prova di “chiara ignoranza”. Al-Azhar sospese il dialogo con la Santa Sede.

È stato solo quel mondo a ribellarsi? No. C’è chi gli ha fatto compagnia. Il New York Times definì le parole di Benedetto XVI “tragiche e pericolose”.

Marco Politi, su Repubblica, scrisse che il Papa aveva “tragicamente spezzato” il dialogo con l’Islam.

Il dialogo si interrompe quando si pongono domande scomode, evidentemente. E diventerebbe ovvia la risposta con i coltelli.

“È il prodotto di decenni di politiche migratorie senza filtri, senza pretese, senza reciprocità. Portate avanti da chi ha fatto dell’accoglienza incondizionata un dogma intoccabile. Che ha trasformato ogni critica all’immigrazione islamica in razzismo, ogni domanda sulla compatibilità culturale in xenofobia, ogni dubbio sull’integrazione in fascismo”.

Un dato: gli attentatori, quasi tutti, erano immigrati di seconda e terza generazione. Figli e nipoti di clandestini, ma nati nelle nostre città, cresciuti nelle nostre scuole, “clienti” nostro welfare.

«La prossima generazione non si sta integrando: si sta armando».

Vorrei che non fosse vero, ma ci poniamo qualche domanda?

Ora il conflitto in Iran accende un’altra fiammata di quella “terza guerra mondiale a rate” che sgomenta. Rivedo comunicati e giudizi di una disarmante – arrabbiarsi è inutile – incoerenza. O forse no: la coerenza c’è ma vieto a me stesso di coglierla.

Sono contro la guerra. Chiedo che tutti lo siano, con l’onestà intellettuale che, sola, rende moralmente valida questa condanna.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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