Sono un popolo, non una razza
La pubblicazione dei file di Epstein ha sollevato in alcuni ambienti la solita storia del complotto mondiale sionista (meglio: giudaico massonico) che serve, come è già accaduto nel passato, a nascondere la realtà e a impedire che si individuino le responsabilità.
A dare alimento al polverone complottista sono dei dati di fatto che non si possono eludere.
Mettiamo in fila alcune tessere di un puzzle che fa pensare.
Jeffrey Epstein è ebreo. Ghislaine Maxwell, socia e amante di Epstein, è ebrea. Ariane de Rotschild, in affari con Epstein, è ebrea. Dai file esce il fatto che un Rotschild discuteva con Epstein di Ucraina al tempo del colpo di Stato di Maidan, organizzato dall’ebrea Victoria Nuland assieme all’ebreo George Soros, essendo Joe Biden vice di Obama.
Anthony Blinken, segretario di Stato di Joe Biden, è ebreo e ha sostenuto l’ebreo Volodymyr Zelensky nella sua resistenza ai russi. Noam Chomsky, frequentatore di Epstein, è ebreo. Peter Mandelson, il socialista fabiano ministro e poi ambasciatore inglese, amico di Espstein, al quale passava segreti di Stato, è ebreo. La moglie di Keir Starmer è ebrea e i suoi due figli sono stati educati alla religione ebraica.
Fermiamoci qui. Per un complottista c’è tanta pappa da mangiare.
Non vi è dubbio che una rete composta da ebrei e non solo, sia chiaro, ha costituito una delle due teste del serpente, ossia della Cupola globalista che ha tentato (e tenta) di dominare il mondo e di imporre all’umanità la propria ideologia demenziale e sostanzialmente nazista.
Tuttavia, proprio per il fatto che il progressismo prodotto dalla Cupola è sostanzialmente nazista (malthusianesimo, eugenetica, transumanesimo), va notata una prima enorme contraddizione: la rete Epstein, che è strumento della Cupola, pur essendo composta anche da ebrei, ha prodotto metodi e idee naziste.
Questa contraddizione ha un precedente storico clamoroso nei Protocolli dei Savi di Sion, prodotti dalla Ochrana, la polizia segreta della Russia zarista e usati dal nazismo, nei quali si afferma che l’obiettivo da conseguire è abbattere le monarchie europee.
La verità è che gli ebrei sabatisti e frankisti, così come la finanza ebraica, sono stati al servizio e a sostegno delle monarchie europee in quella alleanza tra colonialismo e finanza ebraica che ho descritto nel mio: “Il serpente ha due teste”.

Usare quella che è evidentemente una rete in gran parte costruita da alcuni ebrei non deve indurre, ancora una volta, ad essere nazisti, ossia a usare le colpe di alcuni, che vanno pubblicate ed esecrate, a scapito di un popolo.
E qui va fatta un’altra distinzione.
Gli ebrei non sono una razza, ma un popolo.
Parlare di razza riguardo agli ebrei è collocarsi nell’ambito del nazismo e delle dottrine magico occultiste che hanno riempito il mondo di teorie razziste senza alcun costrutto.
Il nazismo, che si è inventato di sana pianta la razza ariana (la razza del sole), sulla base delle elucubrazioni di Guido von List, ha definito gli ebrei razza inferiore da eliminare sulla base della purezza del sangue.
Gli ebrei sono un popolo e come tutti i popoli non sono un’unità indifferenziata. Chiunque abbia la minima voglia di porre attenzione al mondo ebraico ne può vedere le differenze interne, sia sotto il profilo sociale, sia sotto il profilo religioso, ma è opera davvero esecrabile e tesa a nascondere la realtà, fare di ogni erba un fascio e attribuire agli ebrei il complotto mondiale che sta emergendo in tutta la sua satanica potenza dai file di Epstein.
Quello che è necessario fare è, invece, approfondire le responsabilità di ebrei e non ebrei nella costruzione della rete con la quale la Cupola voleva comandare il mondo.
Nel febbraio 2016, Jeffrey Epstein scrisse un’e-mail a Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e Palantir, con una frase che avrebbe dovuto essere pubblicata in prima pagina su ogni quotidiano del mondo occidentale: “Come probabilmente saprai, rappresento i Rothschild”.
La frase si trova negli Epstein File. Si tratta di un documento ufficiale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Les Wexner, il miliardario fondatore di Victoria’s Secret e il più grande benefattore noto di Epstein, ha testimoniato sotto giuramento davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera il 18 febbraio 2026.
Alla domanda sulle credenziali che lo avevano portato ad affidare a Epstein la piena procura sulle sue finanze, ha risposto chiaramente: “Il suo lavoro personale per la famiglia Rothschild in Francia”. Ha aggiunto: “In particolare, ho parlato con Élie de Rothschild. Rappresentava tutta la loro famiglia”.
Nell’ottobre 2015, la Southern Trust Company Inc., presieduta da Epstein e con sede nelle Isole Vergini, ha stipulato un contratto da 25 milioni di dollari con la Edmond de Rothschild Holding SA. Oggetto: “analisi del rischio” e “applicazione di determinati algoritmi”.
Ariane de Rothschild, CEO del Gruppo Edmond de Rothschild dal 2023, ha scambiato email con Epstein decine di volte.
Nel 2014, Epstein scrisse ad Ariane: “Il colpo di stato in Ucraina dovrebbe offrire molte opportunità”.
Il colpo di stato è il frutto dell’opera dell’ebrea Victoria Nuland, sottosegretario di Stato Usa in collaborazione con George Soros, l’ebreo che aiutava i nazisti ad espropriare le famiglie ebree e che, interrogato dopo molti anni, ha dichiarato di non essere pentito.
Quando discutiamo di Ucraina dovremmo anche cominciare a pensare a quello che sta sotto il tappeto, ben nascosto.
Tucker Carlson ci sta dicendo, a proposito di tappeti che nascondono la verità, che Epstein sapeva prima che avvenisse della fine di Gheddafi e chiedeva quali potessero essere i vantaggi.
La Cupola agiva a tutto campo.
Le email di WikiLeaks avevano già svelato la relazione tra Hillary Clinton e Lynn Forester de Rothschild. Nel settembre 2010, Clinton, allora Segretario di Stato, scrisse a Lady de Rothschild scusandosi per aver distolto Tony Blair da un impegno privato con i Rothschild ad Aspen per partecipare ai negoziati in Medio Oriente. La frase è testuale: “Fammi sapere quale penitenza ti devo”.
Il Segretario di Stato della più grande potenza mondiale chiede penitenza a un privato cittadino. Nel gennaio 2015, prima che Hillary annunciasse la sua candidatura, Lynn stava già delineando la sua politica economica in alcune email per aiutare Cheryl Mills: “Dobbiamo elaborare il messaggio economico per Hillary”.
Alan Dershowitz, ex avvocato di Epstein e professore emerito ad Harvard, ha dichiarato pubblicamente nel 2019: “Sono stato presentato a Epstein da Lady Lynn Rothschild. Lei ha presentato Epstein a Bill Clinton e al Principe Andrea”.
Alla fine del 2015, dopo mesi di turbolenze, la banca privata svizzera di proprietà di una filiale della dinastia Rothschild stava per raggiungere un accordo multimilionario con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per il suo contributo all’occultamento dei beni dei ricchi americani.
Dietro le quinte, il capo francese del gruppo, Ariane de Rothschild, aveva incaricato Jeffrey Epstein e l’avvocato che lui le aveva presentato, Kathy Ruemmler, di concludere l’affare. “45 milioni?” chiese de Rothschild a Epstein in uno scambio di email del dicembre 2015.
Lui rispose che, considerando un compenso di 10 milioni di dollari per gli avvocati coinvolti e 25 milioni per lui, “penso che troverai che… tutti meno di 80 milioni di dollari sono una buona cifra”. “Grazie infinite per il tuo straordinario aiuto”, rispose de Rothschild.
Pochi giorni dopo, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti annunciò un accordo da 45 milioni di dollari con Edmond de Rothschild.
Il ruolo fondamentale e redditizio di Epstein nell’accordo del Dipartimento di Giustizia è solo un esempio dei profondi legami che ha coltivato Ariane de Rothschild con il finanziare pedofilo americano.
Ha ragione Tucker Carlson a dire che Epstein è solo lo strumento di qualcuno che comanda davvero e che va scovato, identificato, colpito.
Una delle tracce che ci conducono alla Cupola è quella che riguarda il modo con il quale Epstein è diventato, da signor nessuno, un finanziere che dava consigli.
Truffe e raggiri di vario genere sono stati sue specialità fin dagli esordi a Wall Street, alla fine degli anni Settanta, quando iniziò come agente di Bear Stearns. Lì, oltre ai primi guadagni, Epstein mise insieme una lista di contatti che gli sarebbe tornata utile per i decenni successivi.
Per accrescere il suo patrimonio Epstein si è servito di amicizie in alcuni dei più importanti istituti finanziari d’Occidente. Rapporti quasi sempre fondati su un do ut des che faceva comodo a entrambe le parti, anche dopo la condanna del 2008 per induzione alla prostituzione minorile.
Epstein portava soldi e clienti, le banche chiudevano un occhio sull’utilizzo che il finanziere faceva dei fondi depositati sui loro conti.
Lo ha spiegato in un interrogatorio James «Jes» Staley, che di Epstein è stato molto più che un consulente finanziario. Staley è stato uno dei dirigenti più importanti di JP Morgan, tanto che il suo nome, dopo la crisi del 2008, finì nella lista dei papabili nuovi ad della banca più grande del mondo; in seguito, dal 2015 al 2021, è stato il ceo di Barclay’s. Ma soprattutto, dall’inizio degli anni 2000 è stato uno degli amici più intimi del finanziere pedofilo, che di JP Morgan era uno dei clienti più preziosi.
I file divulgati dimostrano che il banchiere, fino al 2015, è stato uno dei tre amministratori fiduciari del patrimonio di Epstein. Staley aveva sempre negato, anche davanti alle autorità finanziarie britanniche, questo incarico. Emerge pure un testamento – ma non l’ultimo – di Epstein in cui Staley è nominato come esecutore.
Dai «files» si scopre anche che Staley fu accusato di stupro da una donna che disse di essere stata violentata a casa di Epstein tra il 2011 e il 2012, ma il banchiere non fu mai incriminato.
In uno scambio di email del 2010, i due – Staley definiva il finanziere «parte della famiglia» – parlavano di donne e fantasie sessuali legate a principesse Disney: «È stato divertente, salutami Biancaneve», scriveva il banchiere.
Epstein suggeriva ad altri istituti bancari di assumere Staley. Risulta dai messaggi tra il finanziere e Ariane de Rothschild.
Quando nel 2013 JP Morgan chiuse i suoi conti, il finanziere si rivolse a Deutsche Bank, trovando le porte aperte. C’è di più: nel dicembre del 2018, Deutsche decise di liberarsi di quel cliente scomodo; ma diversi conti di Epstein restarono attivi, tanto che nel maggio del 2019 aveva ancora depositati quasi 2 milioni di dollari presso l’istituto di Francoforte.
Se facciamo i nazisti e diciamo che il complotto è giudaico massonico, sventolando i Protocolli dei Savi di Sion, nascondiamo la verità, perché la finanza ebraica, con il suo sistema di banche, non ha conseguito l’obiettivo di abbattere le monarchie europee, ma quello di collaborare con le stesse per introdurre un colonialismo mondiale che si chiama globalismo.
La finanza ebraica non è il popolo ebraico.
Epstein è il corpo del serpente, ma le due teste sono le monarchie neo coloniali e la finanza ebraica.
È il sistema che Donald Trump sta smascherando.
Nota finale a beneficio degli idioti che continuano a dire che Trump nasconde i file che lo riguardano.
I file erano a disposizione di Biden, di Obama e dei Clinton che si son o inventati di sana pianta il Russia Gate per eliminare Trump dalla presidenza. Qualcuno, lascio immaginare chi, ha persino tentato di eliminarlo fisicamente. Se lor signori avessero avuto in mano qualche elemento decisivo riguardante porcherie compiute da Trump con Epstein sarebbero uscite a tempo debito.
Quello che esce dagli Epstein file è un sistema orrido di potere che vede cadere le teste del serpente. Non ancora tutte. Ma c’è tempo.





