
Contrastare l’ambiguità della politica e le lingue biforcute che tendono a stare con i piedi in tutte le scarpe, con il solo intento di mantenere nel perimetro del governo, nazionale ed europeo, il Pd e i componenti della maggioranza Ursula, è un atto di chiarezze e di civiltà.
In questo senso l’incontro tra Giorgia e Meloni e Henry Kissinger è un atto di trasparenza e di chiarimento.

Iconicamente (vedi la fotografia) la Meloni risponde anche alle recenti esternazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il temporeggiatore che intende tutelare la filiera di “ottimati cooptati “ in Italia e in Europa .
Quando la Meloni, Presidente del Consiglio italiano, torna in Italia, il rospo politico si presenta da ingoiare: Kissinger non è Biden; storicamente è un po’ più significativamente e politicamente pesante.
Ora come farà l’uomo che prima di essere presidente, in quanto politico democristiano, è stato di tutte le stagioni (bombe su Belgrado senza copertura del Parlamento e dell’Onu) e che ora sulla pandemia chiede censura e obbedienza come valori sostitutivi della cultura politica e che, con il suo contro canto permanente, di fatto fa il capo dell’opposizione? Ora il Presidente del Consiglio torna e il Presidente che fa, si guarda allo specchio ?
Se Kissinger, a oltre cento anni e volato a Pechino da Xi Jinping per un confronto sulle strategie, una ragione geopolitica ci deve pur essere, o no?
Avere una postura che consente di stare nell’evoluzione di un gioco di politica estera da attore propositivo, che vada oltre gli slogan farlocchi delle multinazionali, è una posizione che ambisce a giocare un ruolo da protagonista che difende gli interessi di un Paese come l’Italia .
Riproporre la politica estera di multipolarità, che fu nel passato il faro di Enrico Mattei, non è cosa di poco conto: rappresenta una discrimine importante tra una presunta sinistra europea, prigioniera delle multinazionali che hanno come faro la riproposizione di un colonialismo per affermare politiche di monopolio e quella di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio che è un’azione ambiziosa che dovrebbe trovare appoggi e disponibilità diffusa, anche perché tende a tutelare l’welfare.
Quello che sembra certo è che a Washington non si è parlato di utero in affitto o di salario minimo.





