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IL PIANO MATTEI E I NAZISTI DEL III MILLENNIO

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Il “Piano Mattei” lanciato da Giorgia Meloni sta progressivamente prendendo forma, come si è visto alla conferenza sui migranti e a quella della Fao e, soprattutto, con l’intensa attività diplomatica italiana nei confronti dell’Africa e del Medio Oriente.

Il Piano Mattei, tra le molte possibili valenze (economica, energetica, di contenimento dei flussi migratori, ecc.) ne ha uno principale, ossia quello della proiezione geopolitica dell’Italia nel Mediterraneo allargato, il quale, in quanto medio Oceano, è il punto strategico di collegamento tra Oceano Pacifico e Oceano Atlantico.

In questo contesto, l’Africa è il continente con il quale è necessario avere un rapporto costante e paritario, al fine di fare dell’Italia non solo il presidio del fianco sud della Nato, non solo l’hub energetico d’Europa, ma anche l’elemento strategico di riequilibrio occidentale della presenza russa e cinese, sia in chiave generale e di sicurezza, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime le quali, ora più che mai, sono l’elemento portante sul quale si basa il rapporto di forza tra Occidente e le altre potenze mondiali.

Fare i conti con l’Africa, oggi, significa fare i conti con la Cina e con la Russia che, in questi ultimi decenni, hanno esteso e consolidato la loro presenza nel continente africano in base a strategie diverse di approccio e di relazione, ma con il comune intento di avere il dominio sulle materie prime e il controllo dei colli di bottiglia del traffico internazionale delle merci.

La Cina, come è evidenziato dalla cartina, ha una forte presenza in aree del subsahariane e del Nord Africa che rappresentano, per l’Italia, zone strategiche di proiezione.

Cina in Africa

Il prossimo appuntamento con il rinnovo dei memorandum della Via della Seta, che presumibilmente non verranno rinnovati, avranno un impatto non indifferente anche con i rapporti con i Paesi africani fortemente influenzati da Pechino.

Che l’area sub sahariana sia strategica per molti motivi lo dimostra anche il colpo di stato in corso in Niger, dove è stato deposto dai militari il presidente filo occidentale eletto tre anni fa.

Dopo Mali e Burkina Faso, il Niger è il terzo Paese del Sahel a subire un colpo di stato dal 2020.

Secondo l’analista politico Alexander Fridman, il presidente destituito era vicino all’Occidente, mentre le nuove autorità militari potrebbero cooperare con la Russia, vista la forte influenza del Cremlino sull’area anche attraverso l’attività del gruppo Wagner. Non va sottovalutato il fatto che il predecessore del presidente Bazoum, del quale è fedele il capo dei rivoltosi, generale Omar Tchiani, aveva aperto le porte del sottosuolo nigerino alla Russia.

In Niger l’Italia è presente dal 2018 con i propri militari, i quali costituiscono lo Special Operation Task Group “Victor” (SOTG) composto da operatori delle Forze Speciali dell’Esercito Italiano (185° RRAO e 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Ranger”) e dell’Arma dei Carabinieri (Gruppi Intervento Speciale).

L’iter formativo per i militari del Niger sviluppato dal SOTG è integrato nelle attività della MISIN, che, insieme ad altri Paesi partner dell’Unione Europea e della Nato, ha lo scopo di incrementare le capacità dell’Esercito e delle Forze di Sicurezza nigerine per la stabilizzazione, la sicurezza e il controllo del territorio, contrastando sempre più efficacemente la criminalità organizzata locale, il terrorismo e il traffico illegale di esseri umani.
​Misin è l’acronimo di “Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger” (con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin), per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel.

I paesi del G5 Sahel sono: Ciad, Mali, Niger, Burkina Faso e Mauritania e si estendono su un’area più vasta dell’Unione europea, anche se complessivamente hanno popolazione di soli 84 milioni di abitanti, cinque volte meno dell’UE.

Il pronunciamento militare in Niger avviene in contemporanea con il vertice in corso a San Pietroburgo Russia-Paesi africani, aperto da Vladimir Putin, il quale ha detto che Mosca è in grado di sostituire il grano ucraino, sia su base commerciale, sia sotto forma di assistenza gratuita. “Nei prossimi 3/4 mesi – ha detto Putin – possiamo a fornire tra le 25 mila e le 50 mila tonnellate di cereali gratuitamente ciascuno a Zimbabwe, Burkina Faso, Somalia ed Eritrea”.

Contemporaneamente Giorgia Meloni è a Washington per incontrare il presidente degli Usa, con il quale discute dossier importanti riguardanti la postura geopolitica italiana che, sempre più si mostra allineata con gli Stati Uniti riguardo alla guerra ibrida in corso con Russia e Cina.

Guerra ibrida che riguarda gli aspetti economici (materie prime ed energia), militari, di controllo dei colli di bottiglia dei flussi commerciali, tecnologici, e via discorrendo, non ultimi quelli della propaganda e dell’indirizzo politico.

Se, come in Mali e in Burkina Faso, anche in Niger, dietro alla presa di potere ottenuta con il golpe, c’è lo zampino della Wagner, ossia della Russia, la quale agisce tramite la compagnia di ventura per controllare molti Paesi africani, in una logica di guerra ibrida con l’Occidente che ha nel continente africano uno dei suoi punti di maggiore attività, allora è necessario mettere a fuoco l’operato dei mercenari, i quali, stando a molte analisi, possono essere assimilati a tutti gli effetti ai nazisti delle SS.

La Russia in questi anni ha attivato 37 compagnie militari private russe attive in 34 Paesi.

La maggiore e più importante di queste compagnie, divenuta famosa grazie alle esternazioni di Prigozhin, conta all’incirca 40-50 mila addetti ed è presente, oltre che in Ucraina, Bielorussia e Venezuela, in molti Paesi africani: Repubblica Centrafricana, Libia, Sudan, Ciad, Mozambico, Congo, Mali, Burundi, Guinea-Bissau, Nigeria, Madagascar, Botswana, Comore, Ruanda, Lesotho.

Carta Africa copia copia

Russia in Africa

Che tra la Wagner e la Russia il legame sia stretto e continuo lo dimostrerebbe anche la comparsa al vertice di San Pietroburgo del capo politico della Wagner Yevgeny Prigozhin.

In una foto twittata da Nexta Tv, rimbalzata sui social e ritwittata anche dal consigliere del ministero dell’Interno ucraino Anton Gerashenko, si vede il fondatore della Wagner che stringe la mano a un rappresentante della Repubblica Centrafricana mentre è in corso il vertice Russia-Africa a San Pietroburgo.

Prigozhin, sempre che la fotografia sia attuale e non di repertorio, sarebbe pertanto in Russia e avrebbe libero accesso a eventi nei quali è presente il presidente russo Vladimir Putin, malgrado l’ammutinamento dello scorso 23 giugno.

La presenza della Wagner in Africa pone alcuni problemi non da poco.

In primo luogo fare i conti con la Wagner significa fare i conti con la Russia e già questo basterebbe, ma la Wagner è una compagnia di professionisti altamente addestrati, non solamente dal punto di vista militare, ma anche sotto il profilo ideologico e della capacità di utilizzare tutte le tecniche di disinformazione, di propaganda e di misure attive.

A questo va aggiunto il fatto che i wagneriani sono ideologicamente nazisti.

La Wagner è nata nel 2014 come filiazione dello Slavonic Corp (2013) fondato dal colonnello ex Gru Dimitry Utkin, il quale non nasconde, anzi mostra, le sue simpatie per il nazismo e , in particolare per le SS, essendosi fatto tatuare sulla pelle le insegne delle Schutzstaffel, letteralmente «squadre di protezione» o «squadre di salvaguardia», organizzazione paramilitare del nazismo.

Utkin Nazista

Non ci interessa in questo articolo entrare nel merito di un’organizzazione come le SS, che andrebbe studiata a fondo, anche per il suo peso nelle attuali vicende politiche, se non per sottolinearne un aspetto: la estrema professionalità sorretta da un’ideologia ferrea e da una capacità di penetrazione propagandistica di enorme portata.

Dirette e organizzate dal 1929 da Heinrich Luitpold Himmler, poi comandante della polizia dal 1936 e delle forze di sicurezza dal 1939, fino al crollo del regime nel 1945, le SS furono la principale organizzazione di sicurezza, sorveglianza e controllo all’interno della Germania e dell’Europa occupata.

Vorrei sottolineare: sicurezza, sorveglianza e controllo.

La Wagner, a quanto pare, riunisce il know how del Terzo Reich e quello delle Misure Attive dei servizi della Russia sovietica e questo ci dovrebbe indurre a compiere più di una riflessione, la principale delle quali è la seguente.

In una logica nella quale l’Italia si dovesse davvero proiettare con il Piano Mattei nel continente africano, con quale professionalità si porrebbe a difesa degli interessi delle aziende che entrerebbero in gioco, a cominciare dall’Eni?

Se di fronte abbiamo gente altamente professionalizzata e con una forte convinzione ideologica, pertanto non solo motivata da denaro, ma anche da un’idea, per quanto deprecabile e condannabile, con quale attrezzatura professionale i nostri militari, i nostri agenti dell’intelligence si troveranno ad operare?

Inoltre. Con quanta convinzione le istituzioni italiane sosterranno lo sforzo di penetrazione in Africa se continuiamo a cantarcela sul fatto che i nostri militari distribuiscono caramelle?

Il Piano Mattei ha di fronte dei caimani con dei denti affilatissimi, professionalmente preparati, ideologicamente motivati e delle potenze che giocano a Go.

Se davvero la rivolta militare in Niger porterà ad uno spostamento di alleanze dall’Occidente alla Russia, dopo che Mali e Burkina Faso sono già nelle mani della Wagner, la Russia sarà in grado di governare il flusso dei migranti, mettendo in crisi l’Italia e l’Europa e condizionando anche i Paesi del Nord Africa che si troverebbero ad essere in prima linea nel contenere la pressione migratoria.

Non serve la bomba atomica per mettere in ginocchio l’Europa, basta la bomba umana.

Va da sé che da questa vicenda la Francia esce a pezzi. Difficile capire quanto Macron potrà ancora resistere nonostante i fallimenti a ripetizione nell’Africa che fu francese. Il rampollo dei Rothschild si troverà a fare i conti con il deep state francese che ha già dato segni di inquietudine per la sua incapacità manifesta.

In questa partita, più che mai aperta, Giorgia Meloni può uscire vincitrice se saprà portare il Paese a uscire dalla menzogna continua, in base alla quale noi ci facciamo del male da soli (vedi Libia con la fine di Gheddafi, noto agente dei servizi italiani), per far seguire, in perfetta consonanza, al Piano Mattei la capacità di essere una potenza militare e di intelligence che ha dietro il consenso del Paese, delle istituzioni e, quando dico istituzioni, penso a tutte le istituzioni, nessuna esclusa.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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