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IMMIGRAZIONE, NECESSITA UN NUOVO PARADIGMA

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di Ugo Busatti

“Il rimedio consiste nello spezzare il circolo vizioso e di dare alle popolazioni europee la fiducia nell’avvenire economico dei loro paesi. Gli industriali e gli agricoltori devono essere in grado di scambiare i loro prodotti contro valuta il cui valore deve essere costantemente fuori discussione. E’ logico che gli Stati Uniti facciano quanto è in loro potere per contribuire a restaurare nel mondo quelle condizioni economiche normali senza le quali non ci può essere stabilità politica, né sicurezza né pace.” G. Marshall.
 
Come noto a chi mi segue da tempo, sostengo che la sola possibilitá che abbiamo di rimettere ordine nella emergenza migratoria, é trasformarla in un progetto di aiuti all’Africa di targa europea, sostituendo all’aggettivo “europeo” quello “africano” e alla nazione USA, l’Europa, nella frase riportata da Marshall nel1947 quando varó il suo famoso piano di aiuti.
Ci si deve affiancare alle economie di questo continente. Dei ventisette paesi in tutto il mondo attualmente classificati dalla Banca Mondiale come economie a basso reddito, i paesi più poveri del mondo, ventitré si trovano in Africa. L’età media del continente africano è 19 anni. In un contesto dove il volume della popolazione aumenta esponenzialmente e in poco tempo, la crescita economica è nulla in assenza di un comparto industriale avanzato e sufficientemente produttivo da garantire a tutti gli abitanti sostentamento e occupazione. A questo aggiungiamo i problemi climatici e le continue guerre locali o interne ai singoli stati.
Le migrazioni ci sono sempre state, da che mondo é mondo. Quando non ce la fai piú, cerchi una vita migliore. E questo malessere, che é un male assoluto per i residenti in quel continente, in un Mondo devastato dalle prepotenze dei blocchi geopolitici e dei centri di potere e di interesse, potrebbe diventare il germoglio per arrivare ad una societá piú equilibrata.
L’Europa dovrebbe affiancare l’Africa, dove giá la Cina sta operando in questa ottica. Affiancare la Cina con un piano congiunto, coinvolgere la Russia invece che combatterla come un nemico, e far crescere economicamente il continente che a sua volta diventerebbe “consumatore” dei beni prodotti ovunque.
Solo trattando in modo organico e con visioni di lungo respiro, si potrá risolvere il nostro problema di non avere piú immigrazioni incontrollate, ed il loro problema di vivere delle vite difficili.
Nel programma di SEI c’é da sempre la proposta di “adozione” da parte di Stati sviluppati economicamente, di Stati africani in difficoltá. Il che porterebbe maggiore benessere da noi e da loro.

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  • Redazione

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