La menzogna sul piano per Gaza
Quella che impropriamente si chiama sinistra ed è, al contrario, solo progressismo, ossia servilismo travestito, non smette di produrre una montagna insopportabile di menzogne, distorcendo ogni realtà, per adeguarla ad una narrazione che ha come unico scopo quello di colpire chi governa senza essere al servizio della finanza globalista, che del progressismo è il signore feudale.
In questo stesso numero del Nuovo Giornale nazionale, Shabbat Menkaura mette a fuoco il retroterra inquietante del potere delle élite finanziarie, il cui codice comunicativo, diabolico, in quanto volutamente divisivo, è la menzogna.
Ora la menzogna del progressismo è che chi vuole la pace lo fa per il business.
Tradotto in parole più semplici, poiché Donald Trump, in quanto presidente degli Stati Uniti, ha raggiunto un equilibrio, per quanto delicato, che garantisce a Gaza di non essere in guerra e di guardare, con qualche speranza, ad un futuro di ricostruzione di condizioni di vita dignitose, si afferma che Trump lo fa perché vuole costruire alberghi, facendo della striscia un resort per ricchi, mentre i gazawi saranno cacciati dalla loro terra.
Non si dice che Hamas ha usato la valanga di euro di aiuti dell’Unione europea per alimentare solo odio e guerra, mantenendo i gazawi in condizione di sudditanza, ma si sostiene che ora la pace è riducibile ad un resort di lusso.
Jared Kushner, genero di Trump, durante la cerimonia di firma del nuovo Board of Peace, avvenuta a margine del World Economic Forum, ha presentato il piano per Gazaq, che prevede la costruzione di oltre 100.000 unità abitative permanenti, 75 strutture mediche, più di 200 centri educativi e circa 180 centri culturali, religiosi e professionali, oltre a grandi infrastrutture viarie e spazi verdi dedicati a parchi, agricoltura e sport.
Tutto questo, nella menzogna organizzata del progressismo, è diventato un business relativo a dei resort di lusso. Ovviamente un business di Donald Trump.
Ora Donald Trump dice che ha già raccolto 5 miliardi di dollari dai Paesi coinvolti nel Board of Peace che sovraintende alla ricostruzione di Gaza.
Non va bene nemmeno questo. Molto meglio i fondi europei destinati ad Hamas e intermediati dalla Ong (con annessa cresta). Fondi che Hamas ha utilizzato per consolidare il proprio potere e per armarsi. Lo sanno tutti, ma la menzogna progressista nega.
Non capire che, con il Board of Peace, Trump ha di fatto commissariato Gaza, impedendo alla parte più estremista di Israele di implementare il conflitto, è malafede progressista.
Donald Trump ha espresso opposizione all’annessione formale della Cisgiordania da parte di Israele, dichiarando di non voler permettere tale mossa.
Rimane un puzzone dal ciuffo insopportabile anche in questo caso, perché per la menzogna progressista non ha sosta e confini.
Trump ha ribadito il suo “no” all’annessione della Cisgiordania, affermando in un’intervista al giornalista Barak Ravid: “Sono contro l’annessione” e aggiungendo che gli Stati Uniti hanno abbastanza questioni a cui pensare senza doversi occupare della Cisgiordania.
“Non accadrà – ha detto Trump – Non permetterò a Israele di annettere la Cisgiordania… Non accadrà”.
L’attuale situazione demenziale della Cisgiordania è il frutto della demenziale politica degli Stati Uniti di Bill Clinton, ossia di un democratico.
Bill Clinton ha, infatti, svolto un ruolo centrale come mediatore negli Accordi di Oslo, ospitando la storica stretta di mano tra il premier israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat alla Casa Bianca il 13 settembre 1993.
Quello che è stato presentato come un grande accordo storico, di fatto è stato una bomba a scoppio progressivo, come dimostra il perenne conflitto tra coloni e palestinesi.
La Cisgiordania è stata divisa in tre zone amministrative e di sicurezza, denominate Area A, Area B e Area C. Questa divisione era pensata come provvisoria (per un periodo transitorio di massimo 5 anni, in vista di un negoziato sullo status finale), ma di fatto è rimasta in vigore fino a oggi (febbraio 2026), anche se il processo di pace si è bloccato da decenni.
Ecco la suddivisione classica stabilita dagli Accordi di Oslo II e le percentuali approssimative (che sono diventate quelle di riferimento durature):
Area A ≈ 18% della Cisgiordania
Controllo completo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) sia sulla sicurezza interna, sia sugli affari civili (istruzione, sanità, polizia, ecc.). Comprende le principali città palestinesi (es. Ramallah, Nablus, Jenin, Qalqilya, Tulkarem, Betlemme, parti di Hebron, ecc.). In teoria, l’ingresso è vietato ai civili israeliani senza permesso.
Area B ≈ 21-22% della Cisgiordania
Controllo civile all’ANP (amministrazione quotidiana, servizi, pianificazione urbanistica per i villaggi palestinesi). Controllo della sicurezza rimane a Israele (esercito israeliano può entrare in qualsiasi momento per operazioni). Comprende la maggior parte dei villaggi e delle aree rurali palestinesi densamente popolate.
Area C ≈ 60-62% della Cisgiordania
Controllo completo israeliano (civile e militare). Include tutti gli insediamenti israeliani (colonie) e le loro terre circostanti, basi militari, grandi tratti di terra agricola fertile, la Valle del Giordano, molte strade di scorrimento L’ANP ha autorità solo limitata sui residenti palestinesi per questioni personali, ma non sulla terra, sulla pianificazione o sulla sicurezza. Israele gestisce permessi di costruzione, espropri, ecc.

Questa divisione ha creato una geografia frammentata: le Aree A e B sono come “enclavi” disperse (circa 166 isole separate), mentre l’Area C è territoriale continua e circonda le altre due.
La struttura A-B-C rimane formalmente in vigore, anche se il processo di Oslo è considerato fallito da entrambe le parti per motivi diversi. Negli ultimi anni (soprattutto dopo il 2023/2024), il governo israeliano ha accelerato misure per rafforzare il controllo sull’Area C, inclusi ampliamenti di insediamenti, legalizzazioni di avamposti e recenti decisioni (febbraio 2026) per registrare terre come “proprietà statale” israeliana in Area C, mosse criticate come passi verso un’annessione de facto.
La Striscia non è la Cisgiordania, ma la menzogna propagandistica finge che non sia così.
Ora Trump annuncia di aver raccolto già 5 miliardi di dollari per dare avvio alla ricostruzione di Gaza e invita l’Italia a partecipare, anche come osservatore, al Board of Peace.
Il nostro ministro degli Esteri sostiene che “non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente”.
Ovviamente i tromboni del progressismo parlano di un’Italia asservita a Trump e Tajani risponde, senza mezzi termini: “Mi sembrano accuse senza senso. Allora anche la Commissione europea, che sarà presente con la responsabile del Mediterraneo, è asservita all’America? E Cipro che ha la presidenza di turno? Non capisco cosa ci sia da strepitare”.
C’è poco da capire, il progressismo sedicente di sinistra vive di menzogne e di propaganda basata su menzogne.





