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Yes we can e l’isola di Epstein

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Marco Rubio non è Maga. Marco Rubio è l’America del deep state, dello stato profondo.

Se J.D.Vance a Monaco aveva detto agli europei quanto avevano tradito la libertà e la democrazia, creando un mostro burocratico illiberale e dalle tendenze dittatoriali (l’Unione Europea di Bruxelles), ossia il Quarto reich di Angela Merkel, Marco Rubio, in quella Monaco che evoca sempre riunioni in storiche birrerie, ha detto, senza mezzi termini, che il trionfo del dopoguerra ha portato a una “pericolosa illusione”.

“L’euforia di questo trionfo – ha detto Rubio – ci ha portato alla pericolosa illusione di essere entrati nella ‘fine della storia’ e che ogni nazione fosse una democrazia liberale, che i legami formati dal commercio e solo dal commercio avrebbero sostituito la nazionalità, che l’ordine globale basato sulle regole, un termine abusato, avrebbe sostituito l’interesse nazionale e che saremmo vissuti in un mondo senza confini, dove tutti sarebbero diventati cittadini del mondo”. “Questa era un’idea folle che ignorava la natura umana”, ha detto saggiamente Rubio, il quale ha aggiunto: “Abbiamo commesso questi errori insieme e ora, insieme, abbiamo il dovere nei confronti del nostro popolo di affrontare la realtà e andare avanti”.

La follia di cui parla Rubio è l’idea che, crollata l’Unione Sovietica, il mondo fosse nelle mani delle élite degli States, sia dal versante economico, sociale e geopolitico, sia dal versante della tecnologia salvifica, ossia del transumanesimo soteriologico.

La domanda è: per quale motivo noi occidentali, che abbiamo qualche millennio di cultura sulle spalle, abbiamo dato credito a idiozie autentiche come la fine della storia o l’eternarsi del corpo attraverso le conquiste tecnologiche?

Cosa è accaduto negli ultimi trent’anni di così grave da mettere l’intero Occidente in un manicomio dove è stato dato credito a ideologie folli e ad analisi senza senso?

Fuku

Come è possibile che si sia dato retta a Francis Fukuyama, fino a farlo diventare una sorta di profeta, quando asseriva la fine della storia, tesi in base alla quale il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’umanità avrebbe raggiunto il suo apice alla fine del XX secolo, snodo epocale a partire dal quale si sarebbe aperta una fase finale di conclusione della storia in quanto tale.

Fukuyama, sia chiaro, è stato un consulente della rand Corporation e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Dire quello che ha detto Fukuyama è sostanzialmente una baggianata, in quanto la storia dell’umanità finirà quando finirà l’umanità, così come è cominciata quando è iniziata la presenza sul pianeta dell’umanità.

Confondere l’avvento del globalismo, proiezione dell’America e del suo modello di vita, con la fine dell’evoluzione e della storia è un’idiozia colossale.  Eppure il suo teorico è stato ascoltato dai potenti del deep state Usa e letto da una massa di persone, alcune delle quali (non poche), insane di mente, gli hanno creduto.

La situazione peggiora se prendiamo in esame una delle più grandi idiozie del secolo scorso, ossia l’idea che possiamo eternarci con il corpo grazie a soluzioni tecnologiche e, ovviamente, ad un adeguato portafogli, così da evitare di decennio in decennio l’incontro con l’entropia, che noi chiamiamo morte.

Si arriva a dire assurdità del tipo: “La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dalle Nazioni Unite dopo la seconda guerra mondiale – che è forse il documento più vicino che abbiamo a una costituzione mondiale – stabilisce in modo categorico che il “diritto alla vita” è il valore fondamentale dell’umanità. Poiché la morte rappresenta una chiara violazione di questo diritto, la morte è un crimine contro l’umanità, e noi dovremmo dichiararle una guerra senza quartiere”. Come baggianata non è male.

Noi umani dichiariamo guerra all’entropia, ossia ad una legge che governa l’universo e ne scandisce il tempo, in base ad una dichiarazione delle Nazioni Unite. Si capisce che siamo in presenza di un’assurdità? Si capisce che siamo al manicomio? Eppure c’è chi ha dato credito a questa idiozia. Che facciamo? Portiamo la morte davanti alla Corte dell’Aja?

Volete un’altra perla? Eccola: “Per ogni problema tecnico esiste una soluzione tecnica. Non abbiamo bisogno di aspettare il “secondo avvento” per sconfiggere la morte. Un paio di nerd in un laboratorio è in grado di farlo. Se tradizionalmente la morte era materia per preti e teologi, adesso se ne stanno appropriando gli ingegneri e gli scienziati. Essi asseriscono che chiunque possieda un corpo in buone condizioni di salute e un altrettanto robusto conto in banca nel 2050 avrà parecchie possibilità di raggiungere l’immortalità sfuggendo alla morte un decennio alla volta”.

Homo deus

Queste amenità, vere e proprie baggianate, sono state scritte da Yuval Noah Harari, nel suo Homo deus, nel 2015.  Lui è uno che predicava al World Economic Forum, quello di Davos, dove si produce la spremitura di cervello volta a impoverirci e a massificarci: gregge di pecore da tosare.

Questi due giganti del pensiero, ossia Fukuyama e Yuval Noah Harari, sono importanti da considerare assieme, in quanto sono la elaborazione del delirio di onnipotenza che è perfettamente riassunto nella frase di Barack Obama: “Yes we can”, “Sì, noi possiamo”.

Possiamo fare della Cina la fabbrica del mondo a basso costo, grazie allo schiavismo in atto nel Dragone. Possiamo spezzettare la Russia in tanti staterelli o ridurla a potenza regionale nelle mani di oligarchi alleati della finanza globalista. Possiamo fare ciò che vogliamo della salute del mondo, perché abbiamo in mano l’Oms. Possiamo produrre armi biologiche con i laboratori gain of function in Ucraina. Possiamo, possiamo, possiamo.

Va così che avere soldi significa avere potere e avere potere significa poter fare di ogni cosa e di ogni essere umano quel che si vuole. (Qui si annida il satanismo).

Cosa accomuna la follia della fine della storia e la teoria dell’homo deus agli Epstein files? La risposta è che c’è lo stesso rapporto che c’è stato tra Malthus, l’eugenetica degli Uxley, la Golden Down, le teorie di Guido von Liz e il nazismo, la cui conseguenza è stata quella che conosciamo.

Quando si entra nella logica riassunta nello sloga; “Yes we can”, in quel noi possiamo c’è il richiamo a quel potere senza limiti che riguarda l’economia, la politica, le idee, ma anche il potere suo destino dell’umanità e sui singoli esseri umani.

Obama aveva come consulente legale della Casa Bianca Kathy Ruemmler, capo dell’ufficio legale della banca d’investimento Goldman Sachs, la quale ha annunciato giovedì le proprie dimissioni. Le e-mail mostrano che Kathy Ruemmler aveva stretti legami con un abusatore sessuale condannato che lei chiamava “zio Jeffrey”.

Sono oltre trent’anni che l’Occidente è diventato un manicomio gestito da paranoici. Sono oltre trent’anni che siamo entrati nel manicomio che va dalla Silicon Valley a Palo Alto, al radical chic della sinistra Usa e che ha il suo corrispondente europeo a Davos, dove si tiene il World Economic Forum e tanti altri pensatoi che sono niente altro che stanze di compensazione del potere.

L’Occidente si è trasformato in un manicomio green, woke, autolesionista, masochista, animato da cupio dissolvi, corroso da ideologie demenziali.

Torniamo a Rubio.

rubio a monaco

Il Segretario di Stato Usa ha detto: “Saremo sempre figli dell’Europa” e gli Stati Uniti “non cercano di dividere, ma di rivitalizzare una antica amicizia”. “Siamo – ha aggiunto – parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale. Siamo connessi. Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere. In definitiva, il nostro destino è intrecciato al vostro”. Rubio però ha anche chiarito: “Non vogliamo che gli alleati razionalizzino lo status quo in crisi, piuttosto che fare i conti con ciò che è necessario per risolverlo”. Gli Stati Uniti vogliono “un’alleanza rinvigorita che riconosca che ciò che ha afflitto le nostre società non è solo un insieme di cattive politiche, ma un malessere di disperazione e autocompiacimento”.

Malessere, disperazione, autocompiacimento.

Le tre parole inquadrano e stigmatizzano lo status delle società occidentali, corrose dalla follia indotta da ideologie senza senso che portano direttamente ad un’onnipotenza patologica e, per alcuni versi, demoniaca.

Faust è sempre pronto a vendere l’anima per avere il potere. Potere sull’economia, sulla politica, sulla cultura e, quel che è più sottilmente satanico, sugli altri esseri umani.

Marco Rubio ha invitato l’Europa a essere “orgogliosa” della sua cultura e del suo retaggio cristiano e ha chiarito agli astanti che l’America non vuole alleati “incatenati dalla vergogna e dalla paura, la paura del clima, la paura della guerra”.

Evidente la risposta a Merz che, prendendo le distanze dalla cultura Maga, nel suo discorso di apertura aveva detto: “Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l’Europa e gli Usa si è aperto un divario. Il vicepresidente J. D. Vance lo ha detto molto apertamente un anno fa qui a Monaco. Aveva ragione. La lotta culturale del movimento MAGA non è la nostra”.

“La libertà di parola – ha aggiunto Merz – da noi finisce quando questa si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione. Noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Restiamo fedeli agli accordi sul clima e all’Oms perché convinti che solo insieme potremo risolvere le sfide globali”.

Derubricato il clima nel novero delle categorie ascrivibili alla paura, per quanto riguarda l’Oms Rubio ha usato la lama del rasoio, visto che l’Oms è pur sempre espressione dell’Onu.

“Non dobbiamo abbandonare il sistema di cooperazione internazionale che abbiamo creato, né smantellare le istituzioni globali del vecchio ordine che insieme abbiamo costruito. Ma queste – ha detto Rubio – devono essere riformate. Devono essere ricostruite. Ad esempio, le Nazioni Unite hanno ancora un enorme potenziale per essere uno strumento per il bene del mondo, ma non possiamo ignorare che oggi, sulle questioni più urgenti che ci troviamo ad affrontare, non hanno risposte e non hanno svolto praticamente alcun ruolo”.

L’Onu, dalle parole di Rubio, esce stigmatizzato nella sua inutilità. Le Nazioni Unite – ha detto Rubio – “non sono riuscite a risolvere la guerra a Gaza. Al contrario, è stata la leadership americana a liberare i prigionieri dai barbari e a instaurare una fragile tregua. Non hanno risolto la guerra in Ucraina, ci sono voluti la leadership americana e la partnership con molti dei Paesi qui presenti oggi solo per portare le due parti al tavolo delle trattative alla ricerca di una pace ancora sfuggente. Sono state impotenti nel limitare il programma nucleare dei religiosi sciiti radicali a Teheran. Ciò ha richiesto 14 bombe sganciate con precisione dai bombardieri americani B-2. E non sono state in grado di affrontare la minaccia alla nostra sicurezza rappresentata dal dittatore anarco-terrorista in Venezuela. Invece, ci sono volute le forze speciali americane per consegnare questo fuggitivo alla giustizia. In un mondo perfetto, tutti questi problemi e altri ancora sarebbero risolti dalla diplomazia e da risoluzioni forti. Ma non viviamo in un mondo perfetto”.

Quel “Yes we can”, noi possiamo, diventa “Yes we must”, noi dobbiamo. Dobbiamo prendere atto che il vecchio sistema è crollato e che se ne deve costruire uno nuovo.

Per costruirne uno nuovo non è sufficiente fare qualche ritocco, ridipingere la casa. No. È necessario ricostruire dalle fondamenta e soprattutto è necessario eliminare la “vergogna” di un sistema di potere corrotto come quello che sta uscendo dagli Epstein files e che, a quanto pare, colpisce soprattutto le élite europee, a cominciare da quella inglese.

C’è una questione fondamentale che riguarda gli europei e non è la loro storia millenaria, ma la vergogna della loro storia coloniale, gestita dalle famiglie regnanti. Le stesse famiglie che ora cadono a pezzi avvolte dalla vergogna che esce dagli Epstein files.

Andrea e Ghislaine

Andrea e Ghislaine Maxwell

Che sia il tempo di mandare a casa i regnanti e instaurare delle repubbliche anche in questo Vecchio Continente, così ci togliamo dagli zebedei una parte della vergogna?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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