
di Nino Orlandi
Correva l’anno 2017 e il Governo Gentiloni, per bocca del Ministro della Difesa Pinotti, disse che avrebbe mandato le navi della Marina Militare a fermare i barconi. Poi ovviamente non se ne fece nulla.
Coop e Caritas “Unite nella Lotta” finirono sull’orlo di una crisi di nervi. I comuni di Mineo e di Riace stavano per proclamare due giorni di lutto. Boeri alzò un grido disperato: “Chi ci pagherà le pensioni?”. Ma soprattutto da Oltre Tevere giunse il veto di un Capo di Stato straniero di origine sud americana. E ovviamente non se ne fece nulla.
Ma che la proposta fosse in qualche modo ragionevole lo sostenevano quelli che ora risponderebbero con articoli di fuoco sulla stampa, servizi indignati alla TV e manifestazioni “unitarie” contro un governo razzista e magari anche fascista.
Allora, però, quel governo nessuno definì lo razzista, fascista, o disumano. Né ricordo di aver sentito il rumore dello stracciarsi delle vesti da parte delle “vestali del Progresso e dell’Umanità”.
Se succedesse ora, apriti cielo! Saremmo ai limiti dello stato d’assedio, allo tsunami mediatico, al ribollire dell’ANM e forse si potrebbe immaginare la mobilitazione permanente di qualche palamide “democratico”.
Il problema allora dove sta? Sta nella subalternità culturale del centrodestra, o nel “cambiamento climatico”?





