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Difesa, sicurezza e nuovi scenari

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Il 29 gennaio 2026, l’evento “Difesa e Sicurezza in un mondo instabile”, organizzato da Bruno Vespa e dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) in collaborazione con Comin & Partners, ha offerto un’importante piattaforma per il dialogo strategico sui temi cruciali della difesa e della sicurezza nazionale. 
L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore e aziende leader per un confronto di alto livello, volto a individuare soluzioni concrete e strategie efficaci per affrontare le sfide di uno scenario geopolitico in continua evoluzione.  Ottant’anni di pace sono volati via, e il mondo che conoscevamo non esiste più e sembra essere giunto il momento di prepararsi a questo nuovo panorama. Il settore della difesa richiede un rafforzamento graduale delle capacità difensive dell’Italia, un passaggio cruciale per preservare i valori della democrazia e della libertà. Le minacce che sono all’orizzonte non sono più ipotetiche; sono reali e presenti. 
D’altronde, le azioni del Pesidente degli Stati Uniti Donald Trump sembrano aver indebolito il sistema della NATO, portando alcuni a mettere in dubbio la fiducia riposta negli Stati Uniti mentre altri, tuttavia, considerano la crisi attuale come una crisi temporanea.
Il trend che sembra essersi messo in atto è quello verso la rinazionalizzazione della difesa o, al massimo, la cooperazione nel campo militare attraverso accordi bilaterali.  In tale scenario, ad esempio, la Polonia si è detta pronta ad abbattere un eventuale aereo russo che dovesse penetrare nel proprio spazio aereo senza prima avvertire gli altri partner NATO, mentre la Germania, da parte sua, ha annunciato un piano di armamenti che supererà la spesa combinata di Italia e Francia.  
La capacità di deterrenza della NATO si basa sugli investimenti fatti dagli Stati Uniti fino ad oggi ed è importante notare che, sebbene la costruzione di una capacità di difesa possa essere realizzata entro un certo numero di anni, la creazione di una capacità di deterrenza (arma nucleare) richiede un lasso di tempo significativamente maggiore.
Di conseguenza, gli Stati Uniti si aspettano sempre più che gli alleati europei contribuiscano equamente.
Comunque, gli USA continuano ad avere bisogno degli europei e, dal punto di vista tecnico militare non è cambiato nulla con gli americani che non hanno abbandonato nessuna base in territorio europeo ma che, per il momento, hanno chiesto entro il 2030 un aumento della spesa militare pari al 5% del PIL e per il quale sono già stati presi accordi politici.
Oggi chi ha la superiorità nello spettro elettromagnetico ha un vantaggio enorme perché la guerra è ibrida e bisogna tenere presente che la difesa è molto più costosa dell’attacco. Oggi tutte le piattaforme militari si fondano su sensori che generano dati, e l’interpretazione di questi dati è sempre più cruciale.  
Un paese come l’Italia che volesse dotarsi di una copertura missilistica completa avrebbe bisogno di almeno tre anni ma, attualmente, le principali minacce includono:
droni, riguardo i quali per contrastarli, si utilizzano sistemi antidroni e la neutralizzazione elettromagnetica tramite jammer che interrompono il collegamento del telecomando
cyber minaccia, ncora più evoluta e dirompente
attacchi a sistemi satellitari.  
Pertanto, la space economy, in rapida espansione, sta contribuendo ad aggiungere complessità allo scenario della difesa e della sicurezza.  
Tale espansione segna, infatti, una transizione dalla “old space economy” alla “new space economy”, facilitata dall’ingresso di attori privati sia in Occidente che in Cina, la quale, in particolare, si sta aprendo ai privati per filiere tecnologiche di nicchia. Una trasformazione tecnologica che si distingue per la rapidità, rendendo fondamentale governarne il ritmo, sintetizzando informazioni complesse, tenuto anche conto che, nei prossimi anni, la competizione tra gli stati si concentrerà sull’energia, risorsa chiave per ogni progresso tecnologico. 
 

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  • Redazione

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