
Dedica obbligatoria ai pacifinti e alle anime belle.
Tra lo scetticismo del suo stesso staff — che a Washington diffida persino dell’ora segnata dall’orologio — Donald Trump ha fatto una telefonata a Vladimir Putin. Oggetto: una tregua in Ucraina per il freddo. Durata: una settimana, non un minuto di più. Precisazione tecnica: sospensione dei bombardamenti missilistici e di droni.
Putin, che resta un delinquente ma non un ingenuo — più serpe che orso — ha accettato. Non per bontà d’animo, virtù che non risulta nel suo curriculum, ma per calcolo. Ne ricaverà un dividendo d’immagine, interno ed esterno, e soprattutto manda un messaggio chiarissimo: se mi date ciò che chiedo, io la guerra la posso anche spegnere qui. Come una luce.
La vera ragione del sì del Cremlino, tuttavia, non sta tanto nella tregua quanto nell’interlocutore seduto alla Casa Bianca. Non un chiacchierone messianico come Obama — che pure, dettaglio minore, fu ai suoi tempi un robusto campione dell’ICE, tanto da meritarsi il titolo di “Deporter in Chief”: due milioni e mezzo di clandestini rispediti oltre il confine e qualche migliaio di morti violente, il tutto accompagnato da un religioso silenzio dei media progressisti.
Non un raccoglitore di margherite come Biden.
Ma un tipo tosto e strambo, uno che non chiede permesso e che, nel suo disordine, s’è messo in testa di chiudere la quadiennale mattanza in Europa orientale.
Putin non ha voluto — e forse non ha potuto — dirgli di no. Gli serve troppo: per rientrare nei grandi giochi, per non essere trattato come un appestato geopolitico, per evitare che la più grande potenza economica e militare del mondo gli sia pregiudizialmente ostile.
Forza e interesse: da sempre gli argomenti più convincenti. Il resto è letteratura edificante.
Per parte mia, non posso non notare come gli infiniti, stucchevoli e accorati appelli alla buona coscienza — dal Vaticano in giù, passando per Greta Thunberg e arrivando alle veglie con la candela — abbiano avuto, su Putin, lo stesso effetto di una piuma su una barra d’acciaio Krupp.
Tregue di Natale, di Pasqua, di Ferragosto: tutte regolarmente ignorate.
È bastata invece una sola richiesta di Trump, formulata dal podio della forza e accarezzando con metodo l’interesse dell’avversario, per ottenere un risultato.
Morale della favola: le anime belle parlano al cuore.
I cinici parlano alla storia. E, quando va bene, la fanno.





