
Rischio di guerriglia urbana a Torino il 31 gennaio
La manifestazione per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna assumerà toni e significati che hanno ben poco di protesta.
Gli organizzatori, con dichiarazioni pubbliche degli esponenti di Askatasuna e di numerose altre realtà dell’area antagonista, parlano apertamente di “prendersi la città” e di paralizzarla.
Lo dice “il Giornale”, lo dice “la Stampa”: evvabè, sono di parte.
Ma lo accenna anche l’ANSA, “la Repubblica” e altri giornali. Lo segnala anche l’Agenzia “Dire”, che insiste sulla notizia della campagna di ‘preparazione’ della manifestazione (‘Come prepararsi alla piazza‘), con tanto di post, circolanti in rete e sui social, che riporterebbero anche indicazioni per preparare un “kit medico personale” a supporto dei manifestanti, ma anche materiali pensati per affrontare scontri con le forze dell’ordine: mascherine, antiacido contro i lacrimogeni, spray, garze e bende (in modo da poter dare una mano se ci fossero feriti).
Ho provato, anche se non direttamente, sui social a vedere se è vero: è vero. E c’ è anche qualcosa in più.
Dunque vi è un raduno di persone che non esprimono una protesta contro lo Stato: si presentano come alternativa allo Stato. Un’area non di contestazione ma di antagonismo. Non una protesta locale, ma una prova di forza di un’area, quasi corpo separato dello Stato. La riconferma viene dal fatto che la manifestazione è nazionale e prevede presenze da tutta Italia. Ed ho conferma che i “viaggi” sono già iniziati. Capitolo a parte la dichiarata volontà di partecipazione di alcuni pezzi di forze intermedie: spero sia una boutade. Un altro passo avanti, qualche fotogramma in più di un film già visto.
La risposta è l’assoluto silenzio intorno a qualcosa che in ogni democrazia dovrebbe far paura, dovrebbe far suonare allarmi. Non ne sento nessuno, neanche tra noi amici e compagni da sempre.
Prendo atto. Spero di sbagliare e di avere preoccupazioni eccessive. Non ci saranno scontri, non ci saranno violenze. I percorsi saranno rispettati. La forza pubblica sarà trattata come meritano lavoratori che sono chiamati ad un servizio pubblico.
Ma, in caso contrario, vorrò vedere cosa si dirà il 1° Febbraio. Perché cinismo politico e fariseismo partitico sono giunti, per me, al limite della sopportazione.





