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IL CLIMA, IL DUBBIO E LA NUOVA SANTA INQUISIZIONE

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Il Clima, il Dubbio e la nuova Santa Inquisizione
di Vito Schepisi – 24 luglio 2023

L’On. Angelo Bonelli, è quel politico, verde fuori e rosso dentro, a cui è dovuta anche la responsabilità d’aver usato il suo attuale collega Aboubakar Soumahoro (candidato per racimolare qualche voto in più alle politiche del 2022), proponendolo agli elettori come un nobile eroe che si stava battendo per gli immigrati, per gli sfruttati e per i bistrattati.
Ma è emerso a quanto sembra che non sia stato proprio così, anzi …!
E’ così, però, che, grazie a Bonelli, l’On Soumahoro, in cambio d’un sostegno di voti (di valenza vitale per un partito che per il quorum si regge sui decimali), s’è ritrovato eletto Deputato in Parlamento.
Ora però Bonelli s’allarga e propone l’introduzione del reato di negazionismo verso chi ha qualche dubbio sulle narrazioni climatiche.
Il reato di negazionismo è un reato d’opinione: un po’ come il reato di omofobia che se fosse stato introdotto (legge Zan), sarebbe stato diretto contro chi non aveva stima e provava disgusto per i frizzi ed i lazzi di chi ostenta, di chi si pitta e s’imbelletta, di chi s’esibisce, di chi di fatto fa discriminazione di genere e di chi si rende semplicemente ridicolo, eccedendo oltre ogni limite di sobrietà visiva e intellettuale.
E secondo i proponenti della legge sarebbe stato sufficiente esprimere disappunto per trovarsi dinanzi all’attenzione d’un giudice.
In democrazia, invece, si può e si deve poter dubitare di tutto, anche delle narrazioni sul clima.
Senza la facoltà del dubbio sulle opinioni, sulle scelte, sulle soluzioni e sui modi di vivere e di essere non saremmo più uomini liberi.
Senza il diritto di nutrire una opinione dubbiosa sulle opinioni espresse dagli altri, non avrebbe una ragione d’essere neanche la definizione di democrazia liberale per il nostro sistema costituzionale.
Al “Cogito ergo sum di Cartesio”, andrebbe aggiunto il “Dubito ergo sum” dell’uomo libero.
Non è chi ha dubbi, ma è l’individuo che ha certezze granitiche ed assolute che finisce per rivelarsi un tiranno. E’ bene dubitare sempre di certi personaggi che con la trasparenza hanno grande difficoltà di convivenza.
L’idea stessa di voler introdurre nel codice penale, tra i reati, la libertà d’avere un’opinione diversa su una o più questioni specifiche che attengano alle opinioni, sarebbe una cosa aberrante.
Inaccettabile, tanto più se comportasse l’intervento del codice penale per azzerare ogni ostacolo ai rilevanti interessi di parte che girano attorno alla questione del clima.
Interessi di grande portata economica che ricadono sui mercati multimiliardari e che coinvolgono rilevanti interessi politici mossi dalle lobbies, anche col sostegno strategico ed economico, non escluso quello corruttivo, verso uomini e partiti.
Le ideologie del terzo millennio, non sono soltanto radicalizzazioni ideali, ma partono da specifiche e opportunistiche visioni, ovvero da particolari interessi di parte che, se capaci di far appassionare la gente, diventano traini inarrestabili.
Tutte le diverse epoche si confermano con fenomeni forti.
Nell’attuale, ad esempio, non si parla più di globalismo: una volta non c’era un politico che non ne parlasse. Anche il multilateralismo, inteso come rimescolamento delle civiltà e delle culture, s’avvia ad essere superato con nuove spinte su cui polarizzare l’attenzione.
Regge ciò che ha valore aggiunto: cioè ciò che muove masse e capitali.
L’umanità, i bisogni, la solidarietà, invece, come sempre, sono i termini astratti che servono a giustificare tutta la violenza ideologica indotta.
Quello dei cambiamenti climatici è già un mercato in cui, anche grazie ad eventi ciclici e naturali a cui oggi assistiamo, la politica si mostra direttamente interessata.
La spinta, però, arriva dagli ingenti interessi economici che giustificano le pressioni, più ideologiche ed istintive, pertanto, che scientifiche.
Ma Bonelli che parla di proibire per legge i dubbi sul clima, ha forse mai manifestato interesse per il pluralismo e per la democrazia liberale?
Una bella domanda per chi voglia provare a rispondere.
Così in Italia, invece d’aprire le porte delle celle a truffatori, sfruttatori e delinquenti vari, se volessimo sentire l’evergreen Bonelli, lo sponsor del parlamentare con gli stivali infangati, presi in prestito (e sembra non restituiti) per esibirsi fuori dal Parlamento, le porte delle celle le apriremmo per metterci dentro scienziati e studiosi e coloro che, più che attestarsi sulle “certezze ideologiche”, si rifanno a studi e statistiche.
Una sorta di nuova Santa Inquisizione in nome del Clima.

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