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UE-AMERICA LATINA: NESSUNA CONDANNA DELLA GUERRA CONTRO KIEV

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La dichiarazione congiunta, sottoscritta da 59 Paesi su 60, non parla di “ferma condanna della guerra contro Kiev” ma di “profonda preoccupazione”

Il vertice Ue-Celac (America latina e Caraibi) di Bruxelles si è concluso con una dichiarazione congiunta sottoscritta da 59 Paesi sui 60 partecipanti. Unica defezione il Nicaragua, che non ha sottoscritto il testo per quanto affermato nel paragrafo sul conflitto in Ucraina. “Esprimiamo profonda preoccupazione per la guerra in corso contro l’Ucraina, che continua a causare immense sofferenze umane e sta esacerbando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare ed elevando i rischi per la stabilità finanziaria”, si legge nel testo. “In questo senso, sosteniamo la necessità di una pace giusta e sostenibile. Ribadiamo inoltre il nostro sostegno all’Iniziativa sul grano del Mar Nero e agli sforzi del segretario generale delle Nazioni Unite per garantirne l’estensione. Sosteniamo tutti gli sforzi diplomatici volti a una pace giusta e sostenibile in linea con la Carta delle Nazioni Unite”, conclude poi il testo.

Dopo due giorni di discussioni, in cui si è cercato un accordo unanime per far inserire una ferma “condanna” alla guerra “contro l’Ucraina”, il testo è stato sottoscritto con l’espressione “profonda preoccupazione” (al posto di condanna), e la definizione di “guerra contro l’Ucraina” (anziché “in Ucraina”), di fatto indicando la Russia come Paese aggressore. Nella parte finale delle dichiarazioni, è stata però inserita una clausola in cui viene fatta specifica menzione di uno Stato che non ha approvato proprio il capitolo ucraino, pur senza nominare il Nicaragua e il paragrafo in questione. “La Dichiarazione è stata approvata da tutti i Paesi, con un’eccezione dovuta al disaccordo su un paragrafo” si legge nel testo adottato, con buona pace degli altri 59 partecipanti.

Una due giorni, quella di Bruxelles, che ha ribadito la volontà dei due continenti di aumentare e migliorare la cooperazione in campo ambientale e nella lotta ai cambiamenti climatici, in campo economico e commerciale, nelle relazioni reciproche e nella lotta alle disuguaglianze, nonché nella strategia geopolitica che coinvolge anche la condanna alla guerra della Russia in Ucraina. Visione ribadita a più riprese proprio dalla presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen, nel corso de summit. “Proponiamo di portare oltre 45 miliardi di euro di investimenti europei di alta qualità in America Latina e nei Caraibi. Oltre 135 progetti sono già in cantiere: dall’idrogeno pulito alle materie prime essenziali, dall’espansione della rete di cavi dati ad alte prestazioni, alla produzione dei più avanzati vaccini a base di mRna”, ha dichiarato von der Leyen nella giornata di lunedì. “L’Ue, l’America Latina e i Paesi caraibici hanno bisogno l’uno dell’altro più che mai. Il mondo in cui viviamo è più competitivo e conflittuale di sempre. Abbiamo bisogno di rendere le nostre economie più resilienti dagli choc esterni, combattere le disuguaglianze e la povertà nelle nostre società e avere partner affidabili, nel breve e nel lungo termine”, ha concluso poi nel suo intervento, ribadendo l’importanza del rafforzamento dei rapporti fra i continenti.

Parole a cui fanno eco quelle del presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, che nel suo intervento al vertice ha ribadito la necessità di un accordo che sia vantaggioso per tutti. “I rapporti commerciali e strategici sono una chiave” dell’alleanza fra Ue e Paesi Celac, ha dichiarato Meloni. “Per questo, speriamo di riuscire a firmare l’accordo modernizzato con il Cile, sosteniamo gli sforzi della Commissione Ue per arrivare a un’intesa con il Messico, con i paesi del Mercosur che sia davvero vantaggiosa per entrambi”, ha aggiunto. “L’Europa non lavora con le minacce”, ha invece specificato in conferenza stampa il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, rispondendo a una domanda sulle recenti parole del presidente brasiliano Lula, che ha accusato l’Europa di usare le motivazioni della difesa ambientale come protezionismo, soprattutto per quanto riguarda l’accordo Mercosur. “Le minacce non sono il nostro modo di lavorare. Non abbiamo nessuna agenda nascosta, siamo assolutamente trasparenti e vogliamo rafforzare i rapporti economici con l’America latina e i Caraibi. Il vertice di ieri e oggi è stata l’occasione per ascoltarci a vicenda e capire meglio le preoccupazioni di entrambi le parti”, ha poi aggiunto.

Rapporti fra i due continenti che comunque non possono non possono prescindere, come detto a più riprese nel corso del vertice, dalla situazione geopolitica, ancora dipendente dalla guerra in Ucraina. “Credo che la guerra in Ucraina sia una nuova guerra coloniale, ma credo anche che sia una guerra fatta contro i più deboli. Lo vediamo anche con il mancato rinnovo dell’accordo sul grano, che è sempre volontà della Russia, segnale chiaro sul quale credo tutti debbano interrogarsi. Perché usare la materia prima che sfama il mondo come un’arma è un’offesa nei confronti dell’umanità”, ha infatti dichiarato Giorgia Meloni nel suo intervento al vertice, ribadendo la ferma condanna dell’Italia, come dei partner europei, allo stop all’Iniziativa dei cereali dal Mar Nero imposto dal mancato rinnovo dell’accordo deciso dalla Russia. “Abbiamo discusso molto del fatto che tutti vogliono che questa guerra finisca. La pace deve essere duratura e giusta e deve essere basata sulla Carta delle Nazioni Unite”, ha infine dichiarato in conferenza stampa la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen. “Abbiamo discusso esplicitamente dell’importanza della Carta delle Nazioni Unite. È il terreno comune per noi. È presente per ogni singolo Paese nel diritto internazionale ed è nel nostro interesse essere molto forti nel proteggere il diritto internazionale e la Carta”, ha aggiunto, concludendo il vertice di Bruxelles con la sintesi più cara ai Paesi Ue e a chi condanna il Cremlino e il presidente russo Vladimir Putin. La Carta delle Nazioni unite e il suo rispetto uniscono il continente europeo, l’America latine a i Caraibi, nella ferma condanna a Mosca e alla sua guerra di aggressione contro l’Ucraina. Ad eccezione del Nicaragua.

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