Home Politica estera Il Mondo che Donald creò – Parte II

Il Mondo che Donald creò – Parte II

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di Marco Sarli

Jamie Dimon, il potentissimo Chairman e CEO di J.P. Morgan-Chase, la banca statunitense che capitalizza quanto le prime dieci banche europee e britanniche ha fatto quello che ai banchieri posti al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico riesce meglio: ha chiuso di un colpo i conti del Presidente Donald J.Trump e quelli di tutte le sue società, compresi quelli dei suoi familiari ed affini, adducendo motivi regolamentari legati alle stringenti previsioni dell’Accordo di Basilea IV, quegli stessi accordi fortemente voluti dalla Commissione tra le banche centrali presieduta da Mario Draghi.

La risposta del presidente degli Stati Uniti d’America non si è fatta attendere ed è partita una querela per 5 miliardi di dollari direttamente rivolta a quello stesso banchiere che era in predicato di diventare il nuovo Segretario di Stato al tesoro statunitense e che aveva rifiutato dicendo che erano oramai trenta anni che godeva del privilegio di non avere padroni.

Dimon ha approfittato della circostanza per chiedere, anche a nome dei suoi colleghi banchieri globali, un allentamento di quelle stesse normative, il che consentirebbe alle Investment banks e alle Divisioni di Corporate&Investment Banking che anelano fortemente di ritornare alla situazione precedente al 2008, cosa che consentirebbe loro di tornare a fare quelle “schifezze” che ci hanno portato dritti dritti negli alti marosi della Tempesta Perfetta del 2007-2009.

D’altra parte, non sono passati inosservati i “caminetti” nello Studio Ovale affollati di banchieri statunitensi e non che, come i leader delle Big tech, quelli della case automobilistiche e delle aziende petrolifere, tutti uniti nel chiedere “qualcosa” a quello che è o ritiene di essere il nuovo Imperatore del mondo.

Il dato di realtà, purtroppo per gli astanti, è che, anche con le normative attuali e con le leggi anti monopolio e antitrust, le briglie ai decision makers dell’industria e della finanza sono molto lasche e fenomeni molto preoccupanti stanno emergendo quali quello delle shadow banks e del ricorso alquanto smodato al carry trading.

Per quanto riguarda il primo, che ha già fatto numerosi morti e feriti, vale quanto ha avuto a dire lo stesso Jamie Dimon quando ha affermato che ”se vedi uno scarafaggio puoi essere sicuro che ce ne sono molti altri”, chiarendo a modo suo che le decine di migliaia di miliardi di esposizione di queste “non banche” sono già in grado di tirare a fondo anche quelle regolamentate; mentre per quanto riguarda il ricorso sempre più smodato al “carry trading”, basta considerare la politica oramai aggressiva del Bank of Japan che, in un colpo solo, ha triplicato i tassi di interesse ufficiali con un corollario unico al mondo che è dato dall’ulteriore indebolimento dello yen giapponese giunto in prossimità del livello di 160 per dollaro, rappresentando, forse, l’unica valuta di paesi avanzati in forte deprezzamento nei confronti del dollaro.

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  • Redazione

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