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Sco e Brics di fronte alla crisi iraniana

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SCO e BRICS di fronte alla crisi iraniana: il dilemma del silenzio mentre Washington minaccia l’intervento

Mentre le tensioni tra Washington e Teheran si acuiscono a causa della brutale repressione dei disordini interni da parte del governo iraniano, la comunità internazionale osserva con preoccupazione le possibili reazioni. Tuttavia, da due importanti forum che rappresentano il “Sud del mondo” – l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e i BRICS – si è levato solo un silenzio ufficiale. Gli analisti avvertono che questo silenzio potrebbe minare la credibilità e gli obiettivi strategici di questi blocchi influenzati da Pechino e Mosca, di cui l’Iran è membro.

La potenziale azione militare statunitense, sebbene ancora in fase di valutazione secondo la Casa Bianca, rappresenta una crisi cruciale per l’Iran. In tali momenti, le nazioni si rivolgono tradizionalmente alle proprie alleanze per ottenere supporto diplomatico o, almeno, una dichiarazione collettiva di principio. Per la SCO e i BRICS, questo è un momento di verità che sembrano intenzionati a evitare. La loro narrativa si basa sull’offerta di un’alternativa alle architetture diplomatiche e di sicurezza occidentali, sui principi di non interferenza e multilateralismo. Tuttavia, quando uno Stato membro si trova ad affrontare quella che percepisce come una minaccia esistenziale, il loro silenzio è assordante e mette in luce i limiti della loro coesione politica.

Le ragioni del silenzio sono molteplici e affondano le radici nella complessa politica interna di ciascun gruppo. L’ Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, con la sua attenzione alla sicurezza regionale, alla lotta al terrorismo e alla lotta ai “tre mali” del terrorismo, del separatismo e dell’estremismo, si trova di fronte a un grave dilemma, per cui sostenere pubblicamente la gestione iraniana dei disordini interni potrebbe essere visto come un avallo a una violenta repressione, complicando le relazioni con gli altri membri e osservatori. Al contrario, criticare l’Iran è impensabile, poiché violerebbe il sacrosanto principio del gruppo di non ingerenza negli affari interni e alienerebbe un partner chiave.

Cina e Russia, principali attori all’interno della SCO, sono maggiormente interessate alla stabilità e al precedente che un eventuale intervento esterno potrebbe determinare. È probabile che considerino qualsiasi dichiarazione come potenzialmente provocatoria. La soluzione da loro preferita consiste nella gestione della questione all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove godono del diritto di veto.

I BRICS, il più ampio consorzio economico e politico che comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, a cui l’Iran ha aderito formalmente nel 2024, si trovano ad affrontare una sfida diversa. Il gruppo è caratterizzato da politiche estere ancora più divergenti. Mentre Russia e Cina potrebbero propendere per l’Iran, membri democratici come India, Brasile e Sudafrica mantengono relazioni significative con l’Occidente e hanno posizioni sfumate sulla politica mediorientale. Forgiare una dichiarazione di consenso su una questione così delicata come una potenziale azione militare statunitense è probabilmente impossibile senza esporre profonde fratture.

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  • Redazione

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