Home Opinioni Landini nei fatti ‘aiuta’ il Governo

Landini nei fatti ‘aiuta’ il Governo

0

L’eterno ritorno del conflitto: perché la strategia di Landini è il miglior alleato del governo

​”Il sindacato è un’istituzione che ha per scopo la difesa degli interessi economici di una categoria; quando diventa strumento di una parte politica, cessa di essere sindacato per farsi fazione.”

— Luigi Einaudi

​In un’epoca in cui il mondo del lavoro evolve a una velocità vertiginosa, tra intelligenza artificiale, nuove forme di flessibilità e competenze globali, il sindacato italiano sembra aver imboccato con decisione la via del passato. Al centro di questa deriva si staglia la figura di Maurizio Landini, segretario della Cgil, il cui operato solleva un interrogativo paradossale: e se le sue battaglie, anziché indebolire l’attuale esecutivo, fossero in realtà il più prezioso e inaspettato dei regali politici per il governo in carica?

​La metamorfosi: dal sindacato al partito di lotta
​L’analisi della situazione attuale ci suggerisce che Landini abbia progressivamente smesso di parlare ai lavoratori reali. Il lavoratore contemporaneo non cerca slogan ideologici o barricate simboliche, ma chiede stabilità, una crescita salariale legata alla produttività e una sicurezza occupazionale che possa navigare le acque di un mercato sempre più fluido. Al contrario, la Cgil sembra essersi trasformata in un “partito di lotta” permanente, una forza politica extra-parlamentare che utilizza lo sciopero non come l’estrema risorsa di una trattativa fallita, ma come un rito liturgico di opposizione identitaria.
​Questa mutazione genetica produce un effetto boomerang immediato. Ogni volta che la leadership sindacale alza i toni, invocando proposte come la contrattazione annuale dei salari — una sorta di riproposizione della scala mobile che rischia di alimentare la spirale inflattiva anziché spegnerla — essa regala alle istituzioni l’alibi perfetto per presentarsi come l’unica forza responsabile e pragmatica del paese.
​Il regalo dell’estremismo e l’isolamento della piazza
​Perché le mosse di Landini si rivelano, nei fatti, dei vantaggi tattici per Palazzo Chigi? La risposta risiede nella dinamica del consenso e nella percezione pubblica delle proteste.
​Quando il sindacato proclama scioperi che paralizzano i trasporti o i servizi essenziali, l’impatto non ricade sui vertici politici, ma colpisce direttamente il cittadino comune. L’operaio che deve timbrare il cartellino, il pendolare che rischia sanzioni per i ritardi e le famiglie che devono gestire i disagi quotidiani finiscono per percepire il sindacato come un ostacolo. Questo crea una frattura sociale profonda tra la leadership di Corso d’Italia e la base produttiva. Il governo, in questo scenario, può facilmente indossare i panni del difensore dei diritti della maggioranza silenziosa contro quella che viene dipinta come una “casta” sindacale arroccata su privilegi e ideologie superate.
​Inoltre, l’assenza di alternative credibili e concrete gioca a favore di chi governa. Proporre l’impossibile, come il rinnovo annuale di ogni contratto in un sistema di piccole e medie imprese già soffocate dalla burocrazia e dall’incertezza, significa rinunciare in partenza a ottenere il possibile. Se lo scontro viene spostato sul piano del massimalismo, il governo non è più costretto a negoziare sui dettagli tecnici o sulle singole misure della legge di bilancio, poiché il confronto è già stato svuotato di pragmatismo.
​Il paradosso economico e la frammentazione del fronte
​La linea oltranzista della Cgil finisce spesso per allontanare le altre sigle sindacali più moderate. Questa disunità è musica per le orecchie di qualsiasi esecutivo, che può applicare l’antico principio del dividere per comandare, isolando l’ala più radicale nel recinto dell’irrilevanza negoziale e dialogando solo con chi è disposto a sedersi al tavolo della realtà.
​L’idea di una contrattazione annuale è l’esempio plastico di questo cortocircuito. In un paese forgiato dalla concretezza e dal lavoro duro, si sa bene che non si può distribuire ricchezza se prima non la si crea attraverso l’efficienza e l’innovazione. Reintrodurre meccanismi di adeguamento automatico significa ignorare le dure lezioni della storia economica nazionale. Negli scorsi decenni, fu proprio il superamento di quei meccanismi a permettere all’Italia di abbattere un’inflazione galoppante che divorava i risparmi. Riproporre oggi schemi simili genera solo incertezza strutturale: le imprese, impossibilitate a prevedere il costo del lavoro oltre i dodici mesi, frenano le assunzioni e gli investimenti.
​Un sindacato che utilizza i lavoratori invece di difenderli
​Il sospetto che emerge da molte analisi è che la leadership stia utilizzando la propria visibilità per una battaglia di posizionamento politico. Quando il sindacato diventa un megafono della rabbia sociale anziché uno strumento di mediazione sociale, smarrisce la sua alta funzione costituzionale. Un sindacato serio non dovrebbe promettere ciò che sa essere irrealizzabile, né alimentare illusioni che fatalmente produrranno solo frustrazione.
​Invece di concentrarsi sulla formazione continua, pilastro fondamentale per evitare l’espulsione dal mercato del lavoro, o sulla riduzione strutturale della pressione fiscale, si preferisce la spettacolarizzazione della piazza. Ma la piazza, per quanto rumorosa, non paga le bollette né aumenta i salari reali se non è accompagnata da una politica industriale seria e condivisa.
​Conclusione: la necessità di un cambio di rotta
​L’Italia ha un disperato bisogno di un sindacato forte, ma forte di argomenti e visioni, non solo di fischietti e bandiere. Se la Cgil continuerà a essere percepita come l’appendice di un’area politica in crisi di identità, il suo declino di rilevanza sarà inarrestabile. I segnali che arrivano dalla base indicano una stanchezza crescente verso una lotta di classe che appare sempre più anacronistica.
​Per onorare la dignità di chi ha costruito questo paese con il sacrificio e la dedizione, servirebbe una rappresentanza capace di guardare al futuro con coraggio. Fino a quando la strategia rimarrà ancorata allo scontro frontale e ideologico, ogni mossa di Landini continuerà a essere un assist insperato per le controparti, lasciando i lavoratori in balia di una retorica che il vento dell’economia reale spazza via con brutale velocità.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui