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Geopolitica e economia evolvono, l’Europa cosa fa?

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L’articolo che ho pubblicato qualche giorno fa, sulla situazione “disperata” nella quale versano gli USA è uno dei tasselli che, molti mesi fa, mi permisi di combinare con altri, altrettanto generalmente ignorati, per una lettura delle situazioni internazionali diversa da quelle che vanno per la maggiore. Lo ripeto: non ho alcuna pretesa che essa sia quella esatta e tutte le altre no. Ma vi sono sintomi che rafforzano la convinzione che la mia è quella più vicina alla realtà.

Riprendo la questione non solo e non tanto per confermare che i fatti sembrano dare ragione alle mie considerazioni per esempio sull’utilizzo dei dazi da un punto di vista politico, o sulla cautela nel considerare – almeno per questo versante – Trump un “pazzo”, o sul fatto che i pretesi disastri economici non ci sono stati. In gioco è – lo confermo – non solo il vecchio equilibrio mondiale, già spazzato via, ma l’esistenza stessa di un polo occidentale. Riprendo la questione per suggerire di guardare alle occasioni non colte da parte dell’Europa. E mi atterrò solo alle questioni di economia, anche se sarebbe interessante parlare delle questioni politiche e di posizionamento internazionale. Per esempio l’invio in Groenlandia di truppe da parte di alcuni Paesi è esattamente quello che avevo suggerito per “qualificare” le nostre alleanze, ma facendolo a nome UE. Non è la stessa cosa: ed è un’occasione persa.
Ma limitiamoci all’ economia. “…Il petrodollaro sta già morendo. La Russia vende petrolio in rubli e yuan. L’Arabia Saudita fa accordi in yuan. L’Iran commercia da anni con valute diverse dal dollaro. La Cina ha creato il CIPS, la propria alternativa allo SWIFT, con 4.800 banche in 185 paesi. I BRICS stanno attivamente sviluppando sistemi di pagamento che bypassano completamente il dollaro. Il progetto mBridge consente alle banche centrali di regolare istantaneamente le transazioni in valute locali. ….” Non si può sottovalutare il potere di “servaggio” di chi possiede una moneta “universale”. In questo scenario descritto, al dollaro – ormai già oggi non più moneta unica di scambio – si affianca altra moneta, ancora incerta nella sua forma ma certa nella sua contrapposizione al dollaro stesso. Il mercato di riferimento è ampio e si amplia: oggi molto più del 50% della popolazione mondiale, e del 40% del PIL.
Una sola domanda: e l’Euro? L’unica cosa davvero comune in Europa? Potrebbe essere un competitore eccezionalmente forte: che però neanche si affaccia sulla scena. Qualcuno pensa che sarà indolore dover decidere se soggiacere al dollaro ovvero allo Yuan o altra moneta alternativa? Non è ancora chiaro cosa vuole Trump? E che chi comanderà i BRICS vorrà le stesse cose?
Se la mia lettura dello scontro in atto fosse corretta, occorrerebbe risvegliarsi dal torpore. Senza strumentalizzare l’alibi che “l’Europa non c’è”. E vero, ma se non si comincia a parlarne tra noi sul perché è indifferibile quanto meno “inquadrare il bersaglio” che a mio parere oggi è fuori fuoco, non c’è speranza. Quando si parla di moneta e di mercato, la logica di riferimento non può essere solo quella dell’ ”etica” (in senso generale) e delle regole internazionali. O meglio, possiamo – e sarebbe giusto – tenercele care. Resta inaccettabile che il dollaro “bombardi” per affermare il suo potere. E noi cosa facciamo? Ci fermiamo alle indignazioni, e condanne, e richiami agli intoccabili valori? Se facciamo solo questo lo tsunami sicuramente ci sommergerà.

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