
Alì Kamenei, guida suprema del regime dittatoriale teocratico iraniano, ha messo in atto un vero e proprio assassinio di massa, che ha già prodotto almeno 12.000 vittime, molte under 30.
Il numero, impressionante, lo riporta Iran International, il media di opposizione basato a Londra, in quello che definisce “il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio”.
La stima del comitato editoriale di Iran International si basa “su un’analisi esclusiva di fonti e dati medici” e la sua diffusione è stata “ritardata fino alla convergenza delle prove”: è stata fatta su un’analisi in più fasi di notizie da più fonti, “tra cui una vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza Nazionale”.
Dichiarazione del comitato editoriale di Iran International: il massacro di 12.000 iraniani non sarà sepolto nel silenzio.
L’Iran è nella morsa di un blackout organizzato. L’obiettivo di questo blackout non è solo il “controllo della sicurezza”, ma l’occultamento della verità. Il blocco generalizzato di Internet, la paralisi delle comunicazioni, la chiusura senza precedenti dei media e l’intimidazione di giornalisti e testimoni hanno tutti un unico scopo: impedire l’osservazione, la registrazione e il perseguimento di un crimine di massa e storico.
Negli ultimi giorni, dopo aver ricevuto alcuni resoconti sparsi ma allarmanti e scioccanti, Iran International ha fatto ogni sforzo per giungere a una valutazione più accurata, attraverso verifiche professionali, delle dimensioni della dura repressione e delle brutali uccisioni di persone durante le proteste degli ultimi giorni.
In un Paese in cui il governo blocca deliberatamente l’accesso alle informazioni, giungere a questa valutazione è un compito difficile e che richiede molto tempo, soprattutto perché la fretta nell’annunciare un bilancio incompleto delle vittime avrebbe potuto portare a errori nella registrazione della realtà e distorcere le dimensioni di questo grande disastro.
A partire da domenica, la mole di prove e le narrazioni sovrapposte hanno raggiunto un punto tale da consentire di tracciare un quadro relativamente chiaro.
Negli ultimi due giorni, il comitato editoriale di Iran International ha esaminato attentamente, in più fasi e secondo standard professionali, le informazioni ricevute da una fonte vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, da due fonti nell’ufficio presidenziale, dai resoconti ricevuti da diverse fonti nelle Guardie rivoluzionarie nelle città di Mashhad, Kermanshah e Isfahan, dai resoconti di testimoni oculari e familiari delle vittime, dai resoconti sul campo, dai dati relativi ai centri medici e dalle informazioni forniteci da medici e infermieri in varie città.
Riassumendo questi studi, abbiamo concluso che:
Nel più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, sono state uccise almeno 12.000 persone, per lo più in due notti consecutive, giovedì e venerdì, 8 e 9 gennaio.
Questo massacro non ha precedenti nella storia iraniana in termini di portata geografica, intensità della violenza e numero di morti in un breve lasso di tempo.
Secondo le informazioni ricevute da Iran International, questi cittadini sono stati uccisi principalmente dalle Guardie Rivoluzionarie e dalle forze Basij.
Questo massacro è stato completamente organizzato e non è il risultato di “scontri sparsi” e “non pianificati”.
Le informazioni ricevute da Iran International dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e dall’ufficio presidenziale indicano che questo massacro è stato eseguito su ordine personale di Ali Khamenei, con l’esplicita notifica e approvazione dei capi dei tre rami del governo e con l’emissione di un ordine di licenziamento diretto da parte del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.
Molte delle vittime erano giovani di età inferiore ai 30 anni.
Numero stimato di decessi
Sulla base dei dati disponibili e di un confronto delle informazioni ottenute da fonti affidabili, tra cui il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e l’ufficio del Presidente, la stima iniziale delle istituzioni di sicurezza della Repubblica islamica è che almeno 12.000 persone siano state uccise in questo massacro nazionale.
Ovviamente, in condizioni di blocco della comunicazione e mancanza di accesso diretto alle informazioni, per ottenere statistiche definitive è necessaria una documentazione più dettagliata.
L’esperienza degli ultimi anni dimostra che le istituzioni di sicurezza sono sempre state reticenti e si sono rifiutate di registrare e pubblicare statistiche accurate sulle vittime.
Iran International si impegna a rendere queste statistiche più accurate con l’aiuto del suo pubblico, attraverso la raccolta di documenti, il confronto delle narrazioni e la verifica continua, in modo che nessun nome vada perso e nessuna famiglia del defunto resti in silenzio.
Lo stato delle comunicazioni e dei media
I media del Paese sono stati chiusi. Centinaia di quotidiani nazionali e locali sono stati chiusi da giovedì, in un evento senza precedenti nella storia della stampa iraniana.
Oggi, a parte l’Islamic Republic of Iran Broadcasting, nel Paese sono attivi solo pochi siti web di informazione, anch’essi sottoposti alla censura e al controllo diretto delle istituzioni di sicurezza.
Questa situazione non è un segnale di “controllo della crisi”, ma l’ammissione da parte del governo della paura di rivelare la verità.
Richiesta di documenti
Iran International invita tutti i connazionali all’interno e all’esterno del Paese a inviarci documenti, video, foto, narrazioni audio, informazioni relative alle vittime, ai centri medici, ai luoghi del conflitto, all’ora e al luogo degli eventi e qualsiasi dettaglio verificabile sugli eventi degli ultimi giorni.
La sicurezza delle risorse e la riservatezza delle informazioni sono la nostra priorità assoluta.
Impegno per la pubblicazione e la documentazione internazionale
Dopo aver verificato e valutato attentamente le informazioni, Iran International pubblicherà i suoi risultati e li metterà a disposizione di tutte le autorità e istituzioni internazionali competenti.
La Repubblica Islamica non può nascondere questo crimine isolando il popolo iraniano dal mondo. La verità sarà registrata; i nomi delle vittime saranno preservati; e questo massacro non sarà sepolto nel silenzio.
Questi immortali appartengono non solo alle famiglie in lutto e ai loro cari, ma anche alla rivoluzione nazionale iraniana.
Comitato editoriale internazionale dell’Iran





