Home Cultura PARMENIDE E IL MEDESIMO

PARMENIDE E IL MEDESIMO

0

Nell’ultimo secolo circa, la rivisitazione del pensiero di Parmenide segue almeno tre linee interpretative, che finiscono per riconsegnare il pensiero del Filosofo ad un’ottica e ad una prospettiva fisica, e nient’affatto metafisica almeno nel significato più comune del termine e cioè oltre o al di là della dimensione fisica stessa.

La prima linea, così come tracciata in Italia circa un secolo fa, dalle ricerche e dalle analisi di Guido Calogero in “Studi sull’eleatismo” (1932). La seconda, in Germania, mediante una prima analisi condotta da Martin Heidegger e tale esposta nel corso di studi tenuto a Friburgo nel semestre invernale 1942-43, e a cui farà seguito un approfondimento definitivo di cui è detto altresì in “Il detto di Anassimandro” (Holzwege 1950). Infine, ancora in Italia, con il saggio di Emanuele Severino dal titolo “Ritornare a Parmenide” (1964).
Rispetto a questi studi, ancora più illuminante e chiarificatore è però il saggio, che è pubblicato a Princeton nello stesso anno, di Giorgio de Santillana dal titolo “Prologo a Parmenide”. Saggio che, a mio parere, offre un giudizio definitivo, coerente e impeccabile, riguardo al pensiero dell’Eleate.
E tuttavia, di lì a poco, sarà però lo stesso Giorgio de Santillana (ahimè) a mutare in parte la sua stessa interpretazione del pensiero (Reflections on Men and Ideas 1968, Hamlet’s Mill 1969) o almeno a mutarne la prospettiva e l’ambito, e, nel nuovo spazio della dialettica allora contemporanea, rimuovere il pensiero di Parmenide dal giardino della scienza epistemica degli antichi Greci, e relegarlo, arbitrariamente, nel ristretto cortile della scienza razionale dei moderni, già interessati e mossi dalla postbellica costruzione del nascente e attuale Apparato scientifico-tecnologico.
Di guisa che, come descritto da Giovanni Semerano in “L’infinito: un equivoco millenario” (2001), il pensiero di Parmenide diventi funzionale alla costruzione di un pensiero scientifico che non ammetta il significato indiscusso e indiscutibile dell’epoche’. E inoltre e infine non si affermi, come invece necessario, quale forma o espressione di un realismo metafisico tale per cui ogni cosa è indissolubilmente legata al proprio de-stino, ovvero ciò che è lo stare dell’essere e l’essere dello stare medesimo. L’Essere o Il Medesimo.
Così come, dall’inizio alla fine, saggiamente compreso e rappresentato dallo stesso Martin Heidegger nell’ultimo saggio qui citato. 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui