Non sono un estimatore dei tanti interventi del Presidente Mattarella. Mi sembrano, tutti, appena veleggiare sulle questioni più gravi, senza incidere. So che alla figura del Capo dello Stato come intervento politico viene assegnato – anche Costituzionalmente – al più una moral suasion. Ma negli ultimi tempi – e non sono pochi anni – la natura ed il peso degli interventi del Presidente della Repubblica sono andati ben oltre.
Devo fare un’eccezione per l’intervento svolto a fine 2025. L’interessante novità di un breve riassunto dei 70 anni di Democrazia Repubblicana fatta per immagini ha presentato, a mio parere, le solite spiacevoli “dimenticanze” di foto che sono l’essenza stessa dell’essere oggi in democrazia. Una per tutte: la vicenda Mani Pulite e la posizione assunta da allora in poi dalla Magistratura.
Tuttavia i tratti sottolineati, le foto dell’ “album immaginario della storia della Repubblica” messe in evidenza, non sono privi di incisività. Bellissimo quello sulle donne e sul lavoro nella Costituente.
Ho apprezzato, tra gli altri, tre passi in particolare.
Il primo: Raccogliere l’invito del Papa perché si disarmino le parole. “Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi”. Relegare questo invito alle sole vicende internazionali mi sembra una semplificazione ed un immiserimento del messaggio. E il parallelo con le considerazioni su come si faceva Politica al tempo della Costituente non può cadere nel nulla.
Il secondo: «la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi» accompagnato dall’invito a tutti, secondo il proprio livello di responsabilità, «senza che nessuno possa sentirsi esentato». Oggetto: non solo l’astensionismo, ma ben di più. Mi ha ricordato J.F. Kennedy ed il suo discorso di insediamento: “non chiedete che cosa il vostro Paese può fare per voi; chiedete che cosa potete fare voi per il vostro Paese”. Quel discorso andrebbe riletto tutto.
Il terzo: l’invito ai giovani. Quel «non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.» mi è sembrato qualcosa in più di una formalità dialettica. Perché è preceduta da un commento negativo sul come si legge oggi l’insieme dei bisogni e delle domande dei giovani.
La nota stonata l’ho vista il giorno dopo: ho letto alcuni commenti fatti sul senso, sui significati “nascosti” del dire di Mattarella, sulle interpretazioni da dare ad alcuni suoi pretesi cripto-messaggi. Vengono da persone non di secondo piano e da media importanti. Non c’è speranza.




