
Energia, difesa, acque territoriali sono stati gli elementi principali dell’incontro di lunedi scorso a Gerusalemme dei leader di Israele, Grecia e Cipro – rispettivamente il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente cipriota Nikos Christodoulides.
Nel mirino le ambizioni della Turchia nell’area.
Riguardo alla difesa i leader riuniti a Gerusalemme avrebbero affrontato il progetto di istituire una forza militare congiunta di pronto intervento di circa 2.500 uomini, articolata in componenti terrestri, navali e aeree.
La ripartizione indicata è di 1.000 soldati israeliani, 1.000 greci e 500 ciprioti, con uno squadrone dell’aeronautica per ciascun Paese. La rete di basi e infrastrutture operative includerebbe Israele e Cipro, oltre alle isole greche di Rodi e Karpathos. S
Sul piano navale, il giornale israeliano Ynet riferisce che l’assetto ipotizzato includerebbe mezzi israeliani e greci.
Anche l’energia ha dominato l’agenda dell’incontro di lunedì, con i media greci che riferiscono che la visita rientri nella più ampia strategia del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel Mediterraneo, incentrata su progetti di lunga data. Negli ultimi anni i tre paesi hanno rafforzato la cooperazione, soprattutto attorno a progetti energetici. La Turchia si è opposta a tutti, in particolare a una connessione elettrica sottomarina destinata a collegare le rispettive reti, sostenendo che nessuna decisione energetica nel Mediterraneo orientale possa essere presa senza il consenso di Ankara.
Il vertice si è svolto a pochi giorni dall’assunzione, da parte di Cipro, della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea il primo gennaio.
Ankara, che occupa circa il 37% dell’isola dal 1974, non riconosce la Repubblica di Cipro.
Il momento è delicato anche a Gaza, dove si avvicina la seconda fase di un piano di pace, che dovrebbe includere il disarmo di Hamas. Hamas è designata come organizzazione terroristica dall’UE ed è sostenuta politicamente dalla Turchia, un elemento che aggiunge ulteriore tensione ai rapporti regionali e a quelli tra Ankara e l’Unione.
Restano inoltre irrisolte le dispute di lunga data tra Grecia e Turchia sulla delimitazione delle zone marittime nel Mar Egeo, un’area che si ritiene contenga riserve significative di gas e petrolio.




