Home Cronaca NON C’È SOLAMENTE EPSTEIN, MA ANCHE LA RETE EUROPEA

NON C’È SOLAMENTE EPSTEIN, MA ANCHE LA RETE EUROPEA

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Anneke Lucas

Nel video reperibile al link https://www.youtube.com/watch?v=pxeShNkNzAM Anneke Lucas si unisce ad Andrew Gold su Heretics per un’immersione profonda nelle sue strazianti esperienze infantili all’interno di quella che lei descrive come una rete europea d’élite che sfruttava bambini vulnerabili a porte chiuse.

Anneke Lucas è autrice, oratrice, sostenitrice delle vittime della tratta di esseri umani e creatrice del “Modello Incondizionato”. Il suo lavoro si basa sull’esperienza personale di un percorso di guarigione durato decenni, dopo essere sopravvissuta alla vendita da parte della sua famiglia come schiava sessuale bambina.

Nell’intervista Anneke racconta il mondo nascosto in cui dice di essere stata trascinata da bambina, un mondo che coinvolge individui potenti la cui reputazione pubblica spesso mascherava una crudeltà inimmaginabile.

Senza sensazionalismi o dettagli espliciti, Anneke spiega la manipolazione psicologica, la segretezza e l’adescamento sistematico che tenevano i bambini in silenzio e proteggevano la rete. Il suo coraggio nel parlare apertamente offre una prospettiva rara e umana su un mondo altrimenti inaccessibile, e solleva interrogativi scomodi su quanto possano arrivare influenza e potere quando nessuno li osserva.

Questa conversazione non riguarda solo il passato, ma anche i sistemi attuali che deludono i bambini, le tattiche psicologiche utilizzate dagli abusatori e i punti ciechi della società che permettono a comportamenti dannosi di continuare senza controllo. Anneke condivide i campanelli d’allarme che spesso sfuggono al pubblico, i meccanismi che proteggono i trasgressori e perché è così difficile per le vittime essere credute quando le loro storie coinvolgono persone molto influenti.

Nonostante l’oscurità delle sue esperienze, il messaggio di Anneke è in definitiva un messaggio di resilienza. Parla degli strumenti terapeutici che l’hanno aiutata a guarire, dell’importanza di dare voce ai sopravvissuti e della sua convinzione che trasparenza e consapevolezza siano gli unici modi per prevenire futuri sfruttamenti.

Anneke Lucas, una sopravvissuta belga che oggi vive negli Stati Uniti, ha reso pubblica la sua testimonianza a partire dal 2016, descrivendo di essere stata venduta dalla madre, all’età di 6 anni (nel 1969), a una rete di pedofilia organizzata in Belgio, che coinvolgeva membri dell’élite europea.

Secondo il suo racconto la rete era guidata da un ministro del governo belga e includeva politici, VIP, capi di Stato europei e persino un membro di una famiglia reale.

Anneke Lucas collega la sua esperienza all’affare Marc Dutroux (degli anni ’90), affermando che uno dei suoi torturatori era un imputato in quel caso e che la rete era la stessa o collegata.

Ha raccontato la sua storia in interviste (es. Global Citizen, PBD Podcast, TEDx), un libro (“Quest for Love”), documentari (come “Les Survivantes” del 2024) e workshop sul trauma.

Marc Dutroux, nato il 6 novembre 1956 a Ixelles (Bruxelles), è un criminale belga condannato come serial killer, stupratore seriale e pedofilo. Il suo caso, emerso negli anni ’90, è uno degli scandali più gravi della storia belga, per gli orrori commessi, i fallimenti investigativi e i sospetti di insabbiamenti.

Negli anni ’80, Dutroux fu condannato (1989) per il rapimento e stupro di cinque ragazze minorenni, ricevendo una pena di 13 anni. Rilasciato sulla parola nel 1992 dopo soli 3 anni (decisione controversa del ministro della Giustizia dell’epoca), riprese attività criminali. Disoccupato, ma proprietario di diverse case (finanziate in modo sospetto), costruì un dungeon sotterraneo insonorizzato in una delle sue abitazioni a Marcinelle (Charleroi).

Dutroux rapì, torturò e abusò sessualmente di sei ragazze tra gli 8 e i 19 anni: Julie Lejeune e Mélissa Russo (entrambe 8 anni), rapite nel giugno 1995, tenute prigioniere nel dungeon, morirono di fame mentre Dutroux era in carcere per furto d’auto (la moglie Michelle Martin non le nutrì adeguatamente).

An Marchal (17 anni) e Eefje Lambrecks (19 anni), rapite nell’agosto 1995, furono drogate e sepolte vive. Sabine Dardenne (12 anni) fu rapita il 28 maggio 1996, tenuta prigioniera per 80 giorni. Laetitia Delhez (14 anni) fu rapita il 9 agosto 1996.

Il 13 agosto 1996, Dutroux fu arrestato dopo che un testimone annotò la targa del suo furgone. Il 15 agosto, polizia liberò Sabine e Laetitia dal dungeon di Marcinelle. Successivamente trovarono i corpi delle altre quattro vittime.

Dutroux fu condannato all’ergastolo per rapimento, stupro e omicidio. Michelle Martin (ex moglie) fu condannata a 30 anni per complicità (rilasciata sulla parola nel 2012, trasferita in un convento; causò proteste). Michel Lelièvre (complice): 25 anni. Michel Nihoul (imprenditore, sospettato di essere il “cervello”): condannato a 5 anni per traffico di droga e associazione criminale, ma assolto per i rapimenti.

Il 20 ottobre 1996 350.000 persone si riunirono a Bruxelles (una delle più grandi manifestazioni post- seconda guerra mondiale in Europa) per protestare contro polizia e giustizia. Chiesero riforme.

Si ottenne il contrario, con la rimozione del giudice Jean-Marc Connerotte (ottobre 1996): unico a progredire nelle indagini, estromesso per aver partecipato a una cena di beneficenza per le famiglie delle vittime.

Dutroux e complici affermarono di far parte di una rete più ampia coinvolgente politici, giudici e élite (per ricatti e traffico di minori).  Testimoni anonimi descrissero feste con abusi e omicidi rituali, nominando figure alte. Oltre 20 testimoni o persone collegate morirono in circostanze sospette (es. avvelenamenti, suicidi).

Una commissione parlamentare (1997-1998) concluse che non c’erano prove di rete élite, ma incompetenza, corruzione e ritardi sì e fu criticata per non aver approfondito abbastanza.

Autore

  • Redazione

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