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GAZA, QUANDO LA PROPAGANDA MANIPOLA LA REALTÀ

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Il Wall Street Journal ha dato la notizia che Jared Kushner, genero di Donald Trump, negoziatore dell’accordo di pace per la Striscia di Gaza, ha presentato a vari Stati, possibilmente interessati, il progetto di ricostruzione di Gaza.

Secondo il progetto la Nuova Rafah diventerà la sede del governo della Striscia. Ci saranno più di 100mila abitazioni, 200 scuole e 75 centri medici, 180 moschee e centri culturali.

Gaza diventerà una “smart city”, centro di servizi e di governo high tech. Sarà inoltre attivata una rete ferroviaria high tech.

Il WSJ, primo a dare la notizia del progetto e titola: “Gli Stati Uniti presentano il piano “Project Sunrise” per trasformare Gaza in una metropoli ad alta tecnologia”.

Notare: a presentare il piano sono gli “Stati Uniti” e Gaza sarà trasformata in una “metropoli ad alta tecnologia”.

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Nella comunicazione relativa al progetto anticipato dal WSJ a cura di Adnkronos, il titolo dell’agenzia è: “Trasformare la Striscia di Gaza in un resort high tech di lusso”.

Il Corriere della Sera titola: “Hotel di lusso in piano Kushner-Witkoff per ricostruzione Gaza”.

RaiNews.it titola: “Presentato a paesi donatori progetto Kushner-Witkoff per fare di Gaza un resort”.

Che questa sia informazione è francamente fuori da ogni logica e da ogni buon senso.

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Per questi propagandisti 100mila abitazioni, 200 scuole e 75 centri medici, 180 moschee e centri culturali sono un resort? La città di Gaza che diventa una “smart city”, un centro di servizi e di governo high tech è un resort? Una rete ferroviaria high tech è un resort?

Il problema non è dare la notizia, possibilmente guardando a cosa dice la prima fonte, ossia il WSJ. No. Il problema è fare propaganda contro Donald Trump, il quale, essendo cattivo in ogni caso, è riuscito da cattivone universale a creare le condizioni per il cessate il fuoco a Gaza ed è stato incaricato dall’Onu di governare la ricostruzione e la transizione di Gaza verso una nuova governance.

Cercare la pace è diventato, per alcuni ambienti politici e giornalistici, il male.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre 2025, ha adottato una risoluzione con la quale ha approvato il piano di pace in 20 punti proposto dal presidente statunitense Donald Trump per la Striscia di Gaza.

Il Consiglio di Sicurezza ha votato a favore (13-0, con astensioni da parte di Cina e Russia) di una bozza presentata dagli Stati Uniti, che sostiene il “Comprehensive Plan to End the Gaza Conflict”.

Il piano prevede una transizione verso una governance stabile a Gaza, con il ritiro delle forze israeliane una volta che una forza internazionale sia in grado di controllarla.

La governance della Striscia viene affidata a un “Consiglio per la Pace” (o “Board of Peace”) transitorio, presieduto da Donald Trump. Questo organismo, composto da attori internazionali (inclusi rappresentanti di Stati Uniti, Israele e altri paesi), supervisionerà la ricostruzione, la sicurezza e la transizione verso un’autorità palestinese tecnocratica. Non si tratta di un controllo diretto e personale di Trump su Gaza, ma di un ruolo di leadership in un board esterno.

Gli Stati Uniti, pertanto, con buona pace dei propagandisti, stanno semplicemente attuando quanto è stato stabilito in un piano accolto dall’Onu e il piano di Kushner non è il progetto per un resort, ma per trasformare la striscia in una realtà moderna.

Non è secondario, anche qui con buona pace dei propagandisti, che i Paesi a cui è stato presentato il piano siano Turchia, Egitto e Paesi del Golfo, ossia Paesi che hanno sempre sostenuto il popolo palestinese.

Ridurre un piano che coinvolge Turchia e Paesi arabi ad un resort è operazione comunicativa vergognosa.

Veniamo alla notizia. Il progetto elaborato da Jared Kushner e Steve Witkoff potrebbe prevedere che gli Stati Uniti si impegnino a coprire circa il 20% dei costi di ricostruzione nell’arco di 10 anni.

Il progetto si articola in quattro fasi: lo sgombero delle macerie di quello che era una regione densamente abitata poi rasa al suolo da Israele, lo sminamento, la distruzione dei tunnel di Hamas, mentre ai gazawi verranno fornite sistemazioni provvisorie e ospedali, la ricostruzione della Striscia con abitazioni definitive, infrastrutture ed edifici pubblici e l’uscita dei gazawi dallo stato di povertà.

I lavori, che dovrebbero durare 20 anni, prenderanno il via nel sud della Striscia, a Rafah e Khan Younis, poi proseguiranno dove ora si trovano i campi profughi nel centro della regione e si concluderanno a Gaza City.

Entro dieci anni dall’inizio dello sviluppo, il 70 per cento della costa della Striscia di Gaza dovrà creare reddito, con una redditività complessiva a lungo termine di 55 miliardi di dollari sugli investimenti.

Il progetto di sviluppo da 112,1 miliardi di dollari per i primi dieci anni di investimenti, ha reso noto il Wall Street Journal, citando un file power point di 32 pagine definito “sensibile, ma non classificato”.

In un primo momento, gli Stati Uniti fornirebbero “un’ancora” per il progetto di cui si era già parlato come della “Riviera del Medio Oriente”, con 60 miliardi di dollari. Gaza sarà in seguito in grado di auto finanziare parti del progetto mentre si sviluppa e si arricchisce.

Pre condizione per il progetto è la demilitarizzazione e consegna di tutte le armi e di tutti i tunnel da parte di Hamas, oggetto della seconda fase dei negoziati del piano di pace.

La distruzione dei tunnel è del resto in atto.

L’esercito israeliano ha pubblicato ieri un filmato che mostra la demolizione dei tunnel di Hamas sul lato israeliano della Linea Gialla, nella zona di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale.

Secondo le IDF, negli ultimi mesi le truppe Kfir, insieme all’unità d’élite del genio da combattimento Yahalom, hanno demolito centinaia di “infrastrutture terroristiche” a Khan Younis, tra cui un tunnel lungo due chilometri e un altro tunnel lungo centinaia di metri.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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