
di Sergio Ansuini
Il 2025 si chiude con un mercato dell’arte altalenante con la prima parte in flessione e poi in ripresa con valori superiori all’anno precedente. Il Medio Oriente ha svolto un ruolo da protagonista. Si prevede che nel 2026 si manifesterà una grande diversificazione di aree geografiche, di desideri e canali d’acquisto.
Nella settimana di Natale i martelletti dei banditori d’asta tacciono. Non ci sono grandi fiere internazionali, ma chi si trova a Parigi può visitare una mostra al Musèe de l’Orangerie “Berthe Weill Galeriste d’Avant Garde”. Nel corso del 2025 prima a New York (Grey Art Museum della New York University) con “Make way for Berthe Weill: Art Dealer of the Parisian Avant Gard” e poi a Montreal (Montreal Museum of Fine Art) si è riscoperto un personaggio molto interessante della storia dell’arte dell’inizio del XX secolo: la gallerista Berthe Weill (Parigi 1865-1951).

(“Berthe Weill Galeriste d’Avant-Garde” – Mostra al Musée de l’Orangerie. (Foto di Graziella, Sortir à Paris).
Quando il gallerista, oltre a vendere “firme” consolidate, ha una passione ed un talento che lo porta a scoprire l’arte in artisti e movimenti all’avanguardia ancora sconosciuti, li promuove e li sostiene, da mercante diviene un mecenate. Le correnti artistiche francesi, egemoni sulla scena mondiale dalla metà dell’800 alla prima metà del ‘900, debbono molto a pochi visionari che contro tutti le sostennero e le resero immortali.
Berthe Weill, a differenza dei grandi galleristi Paul Durand Ruel (1831-1922), Daniel-Henry Kahnweiler (1884-1979), Ambroise Vollard (1866-1938), e Paul Rosemberg (1881-1959), visse in ristrettezze e morì in povertà.
Nacque a Parigi il 20 novembre 1865 da una povera famiglia ebrea e la sua istruzione rimase a livello elementare. Di aspetto non affascinante, fragile, piccola e con spessi occhiali, ebbe una vita difficile in un contesto storico dove essere donna ed essere ebrea era pregiudizievole.

(Georges Kars, Ritratto di Berthe Weill, Olio su legno, 1933)
Il suo carattere fu forte e non rinunciò alle sue convinzioni. Nel pieno dell’ ”Affaire Dreyfuss”, nel momento delicato dell’apertura della sua galleria, si schierò esponendo opere di artisti pro-Dreyfus. Presentò sempre artisti che a lei piacevano, ma sconosciuti. Alle critiche rispondeva “Eh bien! Non! Dusse-je manger des briques, je ne veux pas faire une chose qui me deplait ! Voila !
Berthe Weill è stata la prima donna in assoluto a svolgere la professione di gallerista in maniera moderna, lavorando accanto agli artisti, contribuendo a farli emergere ed a svilupparne la carriera. Fu all’avanguardia nel proporre le nuove correnti come il Cubismo, il Fauvismo ed il Surrealismo e svolse un ruolo determinante nella nascita del mercato dell’arte moderna a Parigi.
Purtroppo, Berthe vedeva il talento negli artisti e li aiutava a farsi conoscere ed a vendere, ma poi, anche a causa dei suoi mezzi limitati e della riconoscenza che è una dote rara, questi proseguivano la carriera in altre scuderie sicuramente più remunerative.

Manifesto per la mostra personale di Modigliani tenutasi alla Galerie Berthe Weill nel 1917.
Fu la prima mercante di Picasso a Parigi e la prima nel 1902 a vendere le sue opere in una mostra con Matisse. Nel 1904 espose Francis Picabia e tutti i Fauves. Nel 1909 ospitò Suzanne Valadon al suo esordio ed in seguito suo figlio Maurice Utrillo . Nel 1913 organizzò l’unica personale che Diego Rivera fece nei suoi 10 anni parigini. L’unica esposizione di opere di Amedeo Modigliani vivente fu presentata nella sua galleria.
Ricercata dalla Gestapo perché ebrea durante l’occupazione nazista dovette chiudere l’attività e nascondersi. La fine della guerra la trovò in condizioni economiche devastate. Gli artisti, che lei aveva nel tempo aiutato ad emergere, nel dicembre del 1946 “tutti molto grati” misero all’asta delle loro opere per aiutarla. Il ricavato l’aiutò fino alla morte nel 1951.

(Fotografia del pittore Francis Smith (a sinistra), della mercante d’arte Berthe Weill (al centro) e della scultrice Yvonne Smith-Mortier (a destra), 1923, Collezione Pierre Brethes© Allison Bellido / Courtesy Musée de L’Orangerie).
“Non voglio che nessuno provi pietà per il mio destino perché ho scelto io stessa questa linea di condotta. Quindi la colpa è solo mia…..tranne per il fatto che non mi pento di nulla!”





