
La commissaria europea Marta Kos pochi giorni fa ha sostenuto con franca sincerità che -la Ue non ha i fondi monetari necessari per ricostruire l’Ucraina.
Questo resta il punto centrale di una verità che si vorrebbe nascondere senza provare vergogna.
La commissaria ha dichiarato a tal proposito che “in realtà necessiterebbero fondi di investimento privato, ma per ora, ammette, l’Ucraina non è un Paese per investimenti sicuri “e ha sottolineato: “Ci vorrà la volontà e la fiducia di investitori che abbiano garanzie legali e che vedano un futuro prospero per le loro aziende. La lotta interna all’Ucraina verso la corruzione è un primo passo verso questo cammino”.
Auspici, non politiche cioè, in pratica, il nulla.
Lanciare bond a debito come vuol fare la Ue di Ursula senza un orizzonte di stabilità e di pace reale e un’avventura fuori dal perimetro di un realismo geopolitico. È un’avventura fuori controllo.
A quasi tutte le persone di buonsenso vien da ridere pensare che basti confondere gli auspici con la terribile realtà della guerra che non è ancora finita e probabilmente nessun tecnico europeo potrà mettere piede in quel Paese per chissà quanto. S progetta già un “qualcosa” retto concretamente sul “nulla”?
Marta Kos è la prima commissaria Ue all’Allargamento proveniente da un Paese dell’ex Jugoslavia, un’area geopolitica che ha, nel vicino passato, sperimentato la guerra e che ha avuto anche l’effetto di una radicale modifica dei confini vecchi confini storici usando la forza.
Così fu presentata alla stampa al momento del suo insediamento: “La slovena Marta Kos avrà il compito di sovrintendere uno dei portafogli più cruciali della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, con ‘un’energia uguale a quella nata dallo slancio storico’ del grande allargamento dell’Unione di venti anni fa”.
Lei stessa, nella sua audizione alla commissione Affari esteri del Parlamento europeo, avvenuta il 7 novembre 2024, sostenne: “Sento la stessa motivazione e impegno”.
Oggi, con un coraggio che in molti nella Commissione Ue non hanno, dice “una verità “che pesa molto più delle baggianate che la presidente della Commissione Ue racconta ogni giorno alla stampa per sostenere una cultura di guerra nel cuore dell’Europa.
Marta Kos apertamente ha ridicolizzato Ursula Von der Leyen, anzi l’ha politicamente brutalizzata quando dice che l’Ucraina non è un Paese sicuro e oggi non c’è nessun “privato disposto ad investire perché prima bisogna colpire alla radice la corruzione e la Ue non ha i fondi monetari per ricostruire l’Ucraina”.
Una tale presa di posizione rappresenta una voce di sincerità e trasparenza personale che di fatto fa implodere tutte le bufale raccontate da Ursula Von der Leyen.
Di pagliacciate se ne sono viste fin troppe ed è ora di avere il coraggio e dire basta. Serve invertire radicalmente la direzione ed operare per un accordo di pace. La logica e la cultura della guerra ha dato i suoi drammatici frutti.
Serve un esame di realtà sulla stessa direzione interpretata dalla correttezza della commissaria Marta Kos.
E’ in questo quadro che Papa Leone con grande equilibrio ieri e intervenuto sulla strategia di chi investe solo sulla cultura della paura senza un approccio di reale confronto su chi opera per costruire un orizzonte strategico di pace duratura nel tempo.
Una voce di equilibrio e di saggezza, quello del Papa, che non può non avere grande peso morale e politico .
La cultura della paura esprime oggi più che mai un fallimento epocale su cui fare i conti in modo razionale.
La Ue di Maastricht ha fallito sul contenuto delle strategie politiche farlocche e irresponsabili tanto che oggi a consuntivo sono pochissimi i paesi i cui governi riescono a far approvare dai loro parlamenti la legge di bilancio .
Francia,Germania , Spagna hanno maggioranze di governo in difficoltà a far approvare il proprio bilancio dello Stato. Solo l’Italia non ha questa drammatica difficoltà politica ed è un elemento di notevole e significativa differenza.
Ecco perché serve una accelerazione su una politica che metta al centro opere concrete di pace e istituzioni che operino in trasparenza con un linguaggio “di verità”.





