
Ieri l’altro alla radio un Bonaccini ampiamente schleinizzato, alzando la voce ed interrompendo animosamente la sua interlocutrice, negava ogni responsabilità della sua parte politica ed, anzi, accusava il governo Meloni dei problemi in materia di sicurezza.
Si vede che quelle accuse avevano proprio toccato un punto debole della sua prosopopea piccista. E che anche lui è consapevole:
– che la politica migratoria del decennio targato PD ha riempito le nostre città di stranieri irregolari, con una spiccata vocazione ad occupare quartieri, praticare attività di spaccio, rapinare e stuprare in percentuali estremamente superiori a quelle degli Italiani;
– che i magistrati amici del suo partito mettono ancora in pratica un atteggiamento benevolo ed accondiscendente nei confronti degli stranieri irregolari, ostacolando il loro trasferimento in Albania e mandando a processo ministri di cui non condividono la linea:
– che i veli islamici indossati con provinciale entusiasmo dalle più illustri donne del suo partito, dalla Boldrini, alla Serracchiani, alla Mogherini, fanno il paio con la voglia di genuflettersi di chi concede cittadinanze onorarie ad una amica di Hamas e con i provvedimenti salva imam di quei giudici che si oppongono ai provvedimenti di espulsione del Ministro dell’Interno ;
– che sindaci come Sala, che negano l’evidenza pur di conservare le simpatie di musulmani e radical chic, sono espressione della sinistra dei nostri tempi, che ha perso la ragione e la bussola;
– che le chiamate alla “rivolta sociale”, l’adesione al movimento pro pal e l’esultanza per la sospensione dell’espulsione dell’imam di Torino da parte della CGIL di Landini dimostrano l’esatto contrario di ciò che lui sostiene.
Insomma, invece di cercare di liberarsi della Schlein – corpo estraneo alla tradizione del PCI di Pecchioli, o Minniti – il buon Bonaccini dimostra ancora una volta la verità di un vecchio detto: nel PCI ad occuparsi del salotto e della libreria erano adatti piemontesi, romani e sardi, mentre agli emiliani erano riservate la cucina e la cambusa.
Poi come se non bastasse, riemerge in questi giorni il fiume carsico della richiesta, quasi un’invocazione, da parte di molti (ex?) comunisti, di una destra “buona”, “decente”, “presentabile”.
Nessuno può negare che certe iniziative, tipo “a messa con Salvini”, per dirne una, dimostrino come da quelle parti il livello culturale, prima ancora che politico, sia al di sotto del minimo sindacale.
Vorrei però innanzitutto ricordare che la destra in Italia è anche rappresentata da politici ed intellettuali come Martino, Veneziani, Pera, Mantovano e, perché no?, Meloni, oltre a tanti altri.
Ma non è questo. Ciò che appare francamente più ridicolo, se non fosse ancor più tragicamente intollerabile, è che a “dare i voti”, impancandosi a giudici e censori, siano quelli che:
– fino a quando il muro di Berlino non gli è caduto sulla testa, hanno continuato a chiamarsi “comunisti”;
– parlano di “difesa delle istituzioni repubblicane” e hanno preso per 40 anni ordini (e rubli) dall’Unione Sovietica, che aveva i missili puntati contro di noi;
– hanno seminato odio a piene mani, additando gli avversari come “nemici del popolo” e “pericoli per la democrazia”;
– hanno usato in modo infame una giustizia politicizzata per prendere il potere, che hanno mantenuto poi quasi sempre senza il consenso dei cittadini;
– continuano a venerare acriticamente il loro mito Berlinguer, il cui disprezzo verso i riformisti è stato la causa di un ritardo storico devastante, il cui moralismo aristocratico è stato alla base della distruzione della Repubblica per via giudiziaria ed i cui legami con il mito sovietico della rivoluzione sono stati solo apparentemente sostituiti dalla proposta di una “terza via”, che non è mai stata esplicitata perché non esiste.
Insomma, se la destra non è quella di Cavour, la sinistra non è certo quella di Nathan, di Turati, o di Craxi, ma è quella che ancora rimpiange questa foto. E ha il coraggio di accusare la destra di fascismo, mentre ancora non si è liberata dai falsi miti di un comunismo che ha ucciso milioni di persone e ne ha per decenni private miliardi della libertà e dei diritti fondamentali.
E non ne hanno ancora vergogna.
NELLA FOTO: Il secondo da destra è Berlinguer, il terzo è Breznev.





