
La dimostrazione che l’Unione Europea è come un pugile suonato che ha perso persino il senso di orientamento è dato dalle affermazioni dell’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, la quale ha dichiarato sabato che gli Stati Uniti rimangono il principale alleato dell’Europa, dopo che l’amministrazione Trump ha dichiarato in un importante documento strategico che l’Europa rischia la “cancellazione della civiltà” e potrebbe un giorno perdere il suo status di alleato affidabile.
La nuova Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, pubblicata sul sito web della Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì, ha denunciato l’Unione Europea come antidemocratica e l’Europa come priva di fiducia in sé stessa, affermando che l’obiettivo degli Stati Uniti dovrebbe essere “aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria”.
“Ci sono molte critiche, ma penso che alcune siano anche vere: se si guarda all’Europa, ha sottovalutato il proprio potere nei confronti della Russia”, ha affermato Kallas durante un dibattito al Doha Forum in Qatar, dimostrando così di non aver capito nulla.
“Dovremmo avere più fiducia in noi stessi”, ha affermato la Kallas, aggiungendo che “gli Stati Uniti sono ancora il nostro più grande alleato. Penso che non siamo sempre stati d’accordo su diversi argomenti, ma credo che il principio generale sia ancora valido. Siamo i più grandi alleati e dovremmo restare uniti”.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato che l’Europa non ha bisogno di “lezioni dall’esterno” su libertà di espressione o organizzazione delle società democratiche.
La Commissione europea ha scelto per ora la cautela.
Durante il briefing quotidiano con la stampa, la portavoce capo Paula Pinho ha spiegato che l’esecutivo comunitario è stato informato dell’uscita del documento, ma non ha ancora formulato una valutazione complessiva. “Abbiamo appreso della pubblicazione di questo report. Non abbiamo ancora avuto il tempo di esaminarlo, quindi non siamo ancora in posizione di commentarlo”.
La Pinho ha aggiunto che la Commissione presenterà una posizione “quando avremo la possibilità di guardarla più da vicino”, pur riconoscendo la portata politica del testo: “È una strategia sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti che storicamente, negli ultimi decenni, è stata strettamente legata alla sicurezza europea. La esamineremo con interesse”.
Interpellata sulla tempistica — se una reazione potesse arrivare entro la giornata o nei giorni successivi — la portavoce ha evitato di impegnarsi, limitandosi ad assicurare che Bruxelles risponderà “appena avremo una posizione chiara”.
La portavoce ha voluto però che ricordare che il partenariato transatlantico rimane un pilastro irrinunciabile: “La sicurezza nazionale degli Stati Uniti è stata molto legata alla sicurezza europea, il che spiega tutto il lavoro che stiamo facendo insieme agli USA come nostro alleato e partner chiave, in particolare sulla guerra in Ucraina”. Pinho ha assicurato che la Commissione fornirà una valutazione complessiva una volta completata l’analisi del documento nella sua interezza.
Non è mancato anche il commento di un altro portavoce: “Il partenariato transatlantico è unico e, come sempre, gli alleati sono più forti insieme. Per quel che riguarda le decisioni relative all’Unione europea, queste vengono prese dall’Unione europea, per l’Unione europea, comprese quelle relative alla nostra autonomia normativa, alla tutela della libertà di parola e all’ordine internazionale basato sulle regole”. “Accogliamo con favore la forte priorità che la Strategia attribuisce alla fine della guerra della Russia contro l’Ucraina. Europa e Stati Uniti condividono la responsabilità di sostenere una pace giusta e duratura. Prendiamo inoltre atto dell’attenzione che la Strategia dedica agli sviluppi nell’emisfero occidentale, fondamentali per la sicurezza degli Stati Uniti”, continua il portavoce.
“Concordiamo pienamente sul fatto che ‘l’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti’ e che ‘il commercio transatlantico rimane uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana’. Per molto tempo l’Europa ha fatto affidamento sugli Stati Uniti in materia di difesa. Negli ultimi anni ci stiamo rafforzando e continueremo a farlo”, afferma ancora il portavoce.
“Stiamo rafforzando le nostre capacità di difesa e la nostra base industriale di difesa. L’Europa sta aumentando massicciamente gli investimenti nella difesa sia per rafforzare la propria sicurezza sia per continuare a dare un contributo decisivo all’Alleanza, insieme a uno sforzo concertato per potenziare l’industria della difesa e produrre capacità critiche. Per questo motivo la Commissione ha creato le condizioni per un pacchetto di investimenti aggiuntivo di 800 miliardi di euro nel marzo 2025″, afferma ancora l’esecutivo europeo, che conclude: “Il commercio e gli investimenti transatlantici rimangono una risorsa importante sia per l’economia europea che per quella statunitense. Continueremo a impegnarci in modo costruttivo, garantendo al contempo la competitività dell’Europa”.
Come era possibile prevedere, oltre a fare orecchie da mercante, l’Unione Europea prosegue nella sua politica di conflitto con gli Usa.
La Commissione europea ha inflitto una multa di 120 milioni di euro a X, l’ex Twitter, per violazione degli obblighi di trasparenza previsti dal Digital Services Act.
Un provvedimento che ha creato una reazione pesante da parte degli Stati Uniti.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la decisione «un attacco da parte di governi stranieri contro le piattaforme tecnologiche americane e contro il popolo americano». La Casa Bianca ha alzato ulteriormente i toni parlando di difesa della “censura europea”.
Non c’era mondo più idiota di questo per dare ragione alle tesi presenti nel documento della Casa Bianca. Idiota persino nella tempistica.
Elon Musk ha avuto buon gioco nel dire in un post che “l’Ue dovrebbe essere abolita e i singoli Stati dovrebbero riottenere piena sovranità”.
Inutile allarmarsi, come fanno a Bruxelles, dicendo: «Vogliono disgregare l’Unione», quando compi atti che danno ragione in tempo reale alle accuse all’Unione Europea di essere illiberale e antidemocratica.
La multa è la prima applicazione significativa del Digital Services Act, normativa che impone maggiore responsabilità alle grandi piattaforme digitali.
Secondo la Commissione, X avrebbe violato diversi obblighi.
Il fascicolo era stato avviato due anni fa, ma tenuto in sospeso per non esasperare i rapporti con Washington.
Ora, con una tempistica che ha tutto il sapore della sfida idiota, parte la multa che Bruxelles, per aumentare l’idiozia, ritiene «proporzionata», in quanto viene ricordato come la normativa preveda un tetto massimo pari al 6% del fatturato annuale dell’azienda.
Il vicepresidente JD Vance non ha mancato di riprendere duramente Bruxelles, affermando che dovrebbe «difendere la libertà di parola invece di colpire aziende americane per questioni irrilevanti».
La disputa sulla multa a X è soltanto il primo strato di un conflitto politico molto più profondo, che tocca sovranità digitale, equilibrio geopolitico e rapporti di forza tra le due sponde dell’Atlantico.
L’Europa teme un ridimensionamento del proprio ruolo internazionale. Il 2025 potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra Ue e Stati Uniti, e la vicenda X-Musk rischia di essere solo l’inizio di uno scontro sistemico destinato a durare.
Sulla vicenda della multa a X il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr) ha espresso “forti perplessità”.
La decisione, secondo i co-presidenti di Ecr, Nicola Procaccini e Patryk Jaki, “mostra come il Dsa stia scivolando verso un’applicazione discrezionale e politicamente sensibile”, sollevando “seri interrogativi su proporzionalità, neutralità e direzione della politica digitale Ue”.
“Quando la Commissione impone una sanzione a nove cifre per questioni definite in modo vago e altamente soggettivo, bisogna interrogarsi su proporzionalità e neutralità. Una normativa digitale priva di certezza del diritto rischia di diventare uno strumento di discrezionalità politica”, evidenzia Procaccini, ammonendo inoltre che “gli obblighi di trasparenza non possono diventare un pretesto per un’azione punitiva mirata a singole aziende”.





