
Casa Bianca: siamo in contrasto con i leader europei, hanno “aspettative irrealistiche” sulla guerra e “calpestano la democrazia”.
“L’amministrazione Trump si trova in contrasto con i leader europei che nutrono aspettative irrealistiche riguardo alla guerra, appoggiati da governi di minoranza instabili, molti dei quali calpestano i principi fondamentali della democrazia per reprimere l’opposizione. La grande maggioranza degli europei vuole la pace, ma questo desiderio non si traduce in politiche concrete, in gran parte a causa della sovversione dei processi democratici da parte di quei governi. Ciò è strategicamente importante per gli Stati Uniti proprio perché gli Stati europei non possono riformarsi se sono intrappolati in una crisi politica”.
È quanto si legge sul documento Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America, pubblicato oggi dalla Casa Bianca.
Donald Trump scarica l’Europa e avverte: “Se non cambia, rischia la reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà”.
Svelando al mondo la nuova National Security Strategy – un documento di 33 pagine all’insegna dell’America First – il presidente delinea le sue priorità e usa parole dure per il Vecchio Continente criticandolo su tutti i fronti: dalle politiche migratorie alla “censura della libertà di parola”, passando per le sue “aspettative irrealistiche” sulla guerra in Ucraina.
Risolvere la guerra fra Mosca e Kiev è un “interesse fondamentale” per gli Stati Uniti, si legge nel documento dove però si osserva come la Nato “non può essere considerata un’alleanza in continua espansione”.
Quello dell’alleanza è uno dei nodi irrisolti nelle trattative per la pace in Ucraina. Dopo la tappa a Mosca e il faccia a faccia con Putin, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner sono impegnati con Kiev in una girandola di incontri a Miami alla ricerca di un’intesa.
Nelle trattative in corso al momento l’Europa ha un ruolo più defilato, con Washington e Mosca che privilegiano un contatto diretto. Il Cremlino ha in più occasioni attaccato il Vecchio Continente accusandolo di ostacolare il raggiungimento della pace con “richieste inaccettabili”. Nonostante questo – ha osservato – Washington e Mosca stanno facendo ugualmente “progressi”, lasciando trapelare neanche troppo velatamente che il Cremlino intende parlare solo con gli Stati Uniti. E con il consigliere per le politica estera dello zar, Yuri Ushakov, che non esclude in un prossimo futuro un nuovo vertice Putin-Trump.
A criticare il Vecchio Continente per le sue “aspettative irrealistiche” sulla guerra ucraina è ora anche la Casa Bianca.
“L’amministrazione si trova in contrasto con i funzionari europei che nutrono aspettative irrealistiche per la guerra, arroccati su governi di minoranza instabili, molti dei quai calpestano i principi fondamentali della democrazia per reprimere l’opposizione”, è la bacchettata contenuta nella National Security Strategy. Ma i rimproveri all’Europa sono a tutto campo: “Se continua con il trend” in atto – si legge – “fra 20 anni sarà irriconoscibile”, fra “le attività dell’Ue e di altri organismi internazionali che minano la libertà e la sovranità politica, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente, la censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica”.
Con l’Europa destinata ad avere un ruolo marginale, la strategia nazionale di Trump guarda quindi ad altre priorità, quali l’emisfero occidentale, l’immigrazione e la Cina.
“Riequilibreremo le relazioni economiche con Pechino dando priorità alla reciprocità e all’equità per ripristinare l’indipendenza economica americana”, afferma il documento. Trump si impegna inoltre a “riaffermare e far rispettare la dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale e per proteggere il Paese”. Guardando a quello occidentale e mentre sono in corso raid in varie città americane contro i migranti – ultima in ordine temporale New Orleans -, l’amministrazione Usa ribadisce l’importanza di avere il “pieno controllo dei suoi confini” e di volere un “mondo in cui la migrazione non è solo ordinata, ma in cui i Paesi collaborano per fermare anziché facilitare i flussi di popolazione destabilizzanti”.





