
In un momento in cui il dibattito sulle pensioni torna ciclicamente al centro dell’agenda politica — tra annunci, smentite e bozze di manovra che mutano a ogni scadenza elettorale — “Pensioni: il peccato originale” di Damiano Perrons si distingue come un’analisi refrattaria alle semplificazioni e poco incline alle lusinghe del consenso. Non è un pamphlet polemico, quanto piuttosto un tentativo strutturato di ricomporre la materia più scivolosa della finanza pubblica italiana. L’autore entra così nella faglia invisibile tra tecnica e politica.
Che il tema sia sensibile lo confermano il calibro e la provenienza dei contributi che accompagnano il volume.
La prefazione è di Mauro Nori, capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e già direttore generale dell’INPS: una delle figure meno esposte e più determinanti del sistema-Paese. La postfazione è dell’economista statunitense Teresa Ghilarducci, tra le massime esperte mondiali in materia previdenziale; si aggiunge la mano di Gian Carlo Blangiardo, demografo ed ex Presidente dell’ISTAT, la cui autorevolezza continua a pesare nelle scelte dei governi e delle amministrazioni pubbliche. L’insieme rende il libro uno di quei testi che solitamente circola nelle segreterie tecniche prima che nelle librerie.
Perrons individua il vero nodo italiano in un errore originario — il c.d. “peccato originale” —: l’abbandono della capitalizzazione a favore di un sistema a ripartizione non protetto da meccanismi anticiclici e anti-demografici.
La sua intuizione più efficace è la distinzione tra problemi “verticali”, cioè strutturali, e problemi “orizzontali”, contingenti: una chiave interpretativa che mette ordine in un dibattito che per anni si è nutrito più di slogan che di analisi.
Il linguaggio è asciutto, sostenuto da grafici, simulazioni e riferimenti normativi precisi. Il messaggio è netto: non si può curare una crepa nel muro quando è la fondazione a essere instabile.
Il libro ha il merito di ricordare che il sistema previdenziale non è un’isola tecnica, ma la cartina di tornasole di una trasformazione sociale profonda.
Denatalità, invecchiamento e riduzione della popolazione attiva vengono descritti come un “cono rovesciato che avanza anno dopo anno”: la base contributiva si restringe mentre la parte alta — quella dei pensionati — si espande. Un’immagine semplice e potente, che riassume meglio di molti grafici la traiettoria demografica del Paese. Il rischio non viene esposto con toni catastrofisti, ma restituito con un realismo statistico: in certe condizioni, la matematica smette di essere opinabile e diventa un verdetto.
Il libro arriva alla vigilia di un passaggio cruciale. L’uscita infatti – sarà pubblicato e presentato il 27 novembre alla Camera dei Deputati – avviene quasi tempestivamente: alla vigilia della prossima legge di bilancio che si annuncia come una delle più delicate degli ultimi anni.
Il richiamo alla proposta Modigliani-Ceprini tocca uno dei nervi più scoperti, ossia alleggerire il costo del lavoro per restituire competitività al sistema produttivo e, allo stesso tempo, sostenibilità al sistema previdenziale.
Un tema che ricorre nelle analisi di Ragioneria e nelle raccomandazioni europee, ma che raramente trova la stessa chiarezza nel dibattito pubblico.
Insomma, un’opera che potrebbe orientare il dibattito più di quanto appaia.
“Pensioni: il peccato originale” è un libro che chiede alla politica di guardare oltre il ciclo elettorale e invita il lettore a comprendere cosa significhi davvero “sostenibilità” in un Paese che invecchia più rapidamente di quanto cresca.
Mette in fila numeri, rapporti, tendenze, ed è per questo che — più che un saggio — appare come un documento di lavoro per chi dovrà scrivere la prossima riforma.
La conferenza stampa di presentazione: 27 novembre 2025, si terrà alle ore 15, presso la Sala Refettorio Palazzo San Macuto, via del Seminario 76, Roma.
Per partecipare richiedere l’accredito a [email protected]





